Il futuro dei trasporti (ebook)

Come ci muoveremo quando finirà il petrolio?

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Il futuro dei trasporti (ebook)  Carlo Bertani   Arianna Editrice
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L'inevitabile esaurimento dei combustibili fossili impone una nuova pianificazione nei trasporti.

Nell'arco di due secoli siamo passati dalla vela al sommergibile nucleare, dal cavallo ai bolidi di Formula 1, e tutto ciò è stato possibile grazie al petrolio.

Le alternative ai combustibili fossili già esistono e le grandi compagnie internazionali stanno iniziando quella che sarà la più grande ristrutturazione della civiltà: il passaggio dall'evo petrolifero a quello delle energie rinnovabili, un'esigenza non eludibile.

Oggi si propone l'idrogeno come nuovo carburante, ma è un combustibile credibile nell'attuale rete mondiale dei trasporti? Nell'attesa dei nuovi mezzi che la tecnologia s'appresta ad immettere sul mercato, cosa dobbiamo fare?


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torna suIndice

Un po' di storia
Energia, ambiente e trasporti
Le reti di trasporto e la modalità intermodale
Tornare all'acqua?
I trasporti in Italia
Il dilemma ferroviario
Progetti elefantiaci e necessità reali
Il tributo di sangue
Nuovi mezzi di trasporto
Ciò che abbiamo a disposizione
Un nuovo sistema di trasporto


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Come ci muoveremo quando finirà il petrolio?

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torna suIntroduzione

Traffico caotico sulle autostrade, aerei che scendono come grandi uccelli sulle piste degli aeroporti, pigre navi in attesa di scaricare migliaia di container sulle banchine di un porto: è l’ordinaria normalità di un giorno qualunque, un giorno qualsiasi dell’era petrolifera.
Per noi, nati nel bel mezzo dell’evo del petrolio, è l’unico mondo che riusciamo ad immaginare: anche nel più sperduto angolo del pianeta, nel luogo più impervio troveremo una jeep, un aereo da turismo, un motore fuoribordo.
Eppure, questa “normalità” non ha ancora un secolo di vita e già sta volgendo al termine: almeno, sta finendo per come oggi la viviamo e la immaginiamo. L’evo del petrolio è agli sgoccioli. Ancora 40 anni? 50? Le stime degli istituti di ricerca variano ma non si discostano molto: ciò significa che, nel volgere di qualche decennio, tutto ciò che usiamo per spostarci e spedire le merci non esisterà più. Questo non significa affatto che torneremo alla bicicletta ed al cavallo, ma fra mezzo secolo niente di ciò che si sposterà nel pianeta sarà uguale a ciò che oggi viaggia sulle strade, in mare, in cielo.
L’illusione dell’eternalismo, della staticità è sempre viva nell’essere umano, giacché incontriamo difficoltà ad accettare il mutamento: non vorremmo che le nostre certezze fossero messe in discussione perché, in definitiva, ciò significherebbe mutare abitudini consolidate, il solito tran tran del quale spesso ci lamentiamo, ma che in fondo all’animo ci conforta e ci dà sicurezza.
L’evo petrolifero è stato una formidabile occasione per l’umanità, e l’uomo ha saputo sfruttare al meglio la chance offerta dal pianeta su un piatto d’argento: colossali riserve energetiche accumulate durante intere ere geologiche sotto forma di carbone, petrolio e gas.
In un paio di secoli abbiamo percorso più strada, infranto più limiti, ampliato le nostre conoscenze del mondo fisico che nei millenni che hanno preceduto il fatidico istante nel quale l’uomo iniziò a tradurre i combustibili fossili in energia.
Si poteva far meglio? Forse sì, visto che la metà povera del pianeta – oltre 3 miliardi di persone – combatte ancora oggi la dura battaglia per un piatto di riso, per un bicchiere d’acqua, oppure muore per malattie che nei paesi ricchi si curano con un’Aspirina.
Questa è l’altra faccia della medaglia: da un lato il folgorante sviluppo tecnologico, dall’altro il fallimento di non aver saputo tradurre i benefici in opportunità realmente fruibili per tutti gli esseri umani.
Oggi, siamo nuovamente di fronte ad una svolta importante: a detta di tutti gli studi economici, l’energia dai fossili non durerà più di mezzo secolo, anche se dovessimo scannarci per l’ultimo barile di petrolio, come già sta avvenendo in Medio Oriente.
La banca d’affari Standard & Poor, già nel 2005, comunicò che il prezzo del petrolio avrebbe raggiunto e superato i 100 $ il barile, ed è ciò che sta avvenendo: solo dieci anni or sono, le variazioni del prezzo oscillavano fra 10 e 20 dollari.
Non si tratta più, come nella seconda metà del ’900, di tensioni legate soltanto a confronti geopolitici od ideologici: oggi, l’aumento dei prezzi testimonia la parabola calante dell’evo petrolifero. Sempre a detta dei principali studi economici, il consumo di combustibili fossili toccherà il suo apice fra circa dieci anni – intorno al 2015 – per poi decrescere, giacché l’umanità è ormai in grado di stimare con sufficiente precisione l’entità delle riserve e correre ai ripari.
Le alternative ai combustibili fossili già esistono e le grandi compagnie internazionali stanno iniziando quella che sarà la più grande ristrutturazione della civiltà: il passaggio dall’evo petrolifero a quello delle energie rinnovabili. Oggi non è più un problema ideologico, bensì un’esigenza non eludibile: Shell, solo per citare un esempio, ha acquistato il settore solare della Siemens, che si occupa dello sfruttamento dell’energia solare.
Il mondo scientifico e tecnologico è percorso nuovamente da antichi fremiti: si torna a discutere d’alternative all’oppio petrolifero che ha imbrigliato le intelligenze per mezzo secolo, e gli ingegneri riscoprono che quel titolo deriva da ingegno, che è quasi sinonimo di fantasia.
Auto alimentate ad idrogeno, ad aria compressa, elettriche, navi spinte dal sole o da nuovi mezzi per imbrigliare l’energia del vento; riaprono le antiche fabbriche di dirigibili o ne nascono di nuove. Il tutto incrocia, si scontra ed incontra le meraviglie dei chip informatici, l’intelligenza artificiale che costa ormai pochi dollari a scheda. Nei congressi e sul Web si torna a discutere animatamente di questa o quella alternativa tecnologica, energia da captare, da trasformare, sui mezzi da costruire per sostituire automobili, navi ed aerei che si muovono solo consumando combustibili fossili.
Siamo solo agli inizi, e per ora di questo fermento non appare quasi nulla nel mondo reale, ma le auto “fantascientifiche” – che sempre hanno attratto i visitatori ai saloni dell’auto, quelle berline costruite in materiali plastici, con sofisticati sistemi di controllo – non sono più il “fiore all’occhiello” di chi produce solo macinini a petrolio. S’inizia a fare sul serio, e l’“alta moda” tecnologica non è più destinata a rimanere confinata nei computer dei progettisti: nel volgere di qualche decennio potrà scendere fra noi comuni mortali, per mutare ancora una volta la faccia del pianeta.
Con la speranza, questa volta, di riuscire a svellere definitivamente il macigno che non consente a gran parte dell’umanità di partecipare alle nuove meraviglie. Altrimenti, continueremo a spendere 10 dollari per le armi ed uno per il pane, come oggi avviene: di nuovi missili all’idrogeno, caccia con il miraggio dell’invisibilità e bombe plananti con pannelli solari per dirigerle sull’obiettivo, nessuno avverte la mancanza.


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