Come essere una mamma imperfetta (ma felice)

Sopravvivere con ironia alla gravidanza, al parto e ai primi anni di vita del bambino

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Come essere una mamma imperfetta (ma felice)  Libby Purves   Red Edizioni
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Ogni ragazza spensierata e un po' egoista che cammina per strada corre il rischio di vedersi costretta, prima o poi, a indossare l'aureola della madre perfetta, essere sacro, amorevole, accogliente e votato al sacrificio.

Ma la transazione tra il sano egoismo adulto e lo status di angelo materno può essere tutt'altro che scontata.

Questo libro si occupa del modo in cui le madri reali e fallibili passano le giornate. con ironia e complice umorismo suggerisce come superare tutti gli snodi principali, smussando gioiosamente gli angoli.

- La gravidanza e il parto (con il loro corredo di falsi miti)
- L'allattamento e i ritmi sonno-veglia del neonato
- La scelta della baby-sitter e i primi distacchi dal piccolo
- I capricci dei timibili bimbi di 2 anni
- Le strategie per navigare il più felicemente possibile attraverso la giornata a doppio turno di una mamma che lavora
- E molto altro...

Tenendo presente che prima o poi questo ciclone passa. Almeno fino alla seconda tornata, col l'arrivo dei fratelli...

 

INDICE DEL LIBRO
Perché questo libro
Incinta, orgogliosa e terrorizzata
La fatica del parto
Neonati nella cesta: i primi mesi
Da 'fagottino' a 'vandalo': il bimbo cresce
Il distacco dai piccoli
Doppio turno: le madri che lavorano
La storia di due baby-sitter
Bambini e tornado
La seconda tornata: i fratelli
Vacanze e occasioni speciali
Conclusioni


Come essere una mamma imperfetta (ma felice)  Libby Purves   Red Edizioni

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Come essere una mamma imperfetta (ma felice)
Sopravvivere con ironia alla gravidanza, al parto e ai primi anni di vita del bambino

Libby Purves



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Il dovere di una madre è molto chiaro: deve essere 'perfetta'. Le madri, come sappiamo, sono esseri sacri, amorevoli, accoglienti e pronti a immolarsi. Sono sempre presenti, e hanno seni dolci c una pazienza infinita. Ogni madre darebbe la propria vita per suo figlio...

Non sono cose del tutto sbagliate. Io sono madre e darei la vita per i miei figli; ma non vedo il motivo di farlo ogni singolo giorno, Dietro al sorriso di ogni madre c'è un essere umano normale, con i suoi problemi: non esistono fabbriche di santi che sfornano serene madonne votate al sacrificio.

Ogni ragazza spensierata, desiderosa di avventure ed egoista che cammina per strada corre il rischio di vedersi costretta, prima o poi, a indossare l'aureola della madre. E la transizione tra il sano egoismo adulto e lo status di angelo materno può essere molto dolorosa: come una farfalla che cercasse di tornare nella crisalide. Proprio questa transizione, nei suoi primi anni, vuol essere l'oggetto di questo libro.

La natura in sé favorisce il processo della maternità: dopo il parto e alla nascita di un bimbo, ogni madre diviene altruista cronica. Il neonato sta là, nel lettino della nursery, e la ipnotizza con i suoi occhietti blu luccicanti; e benché la neomamma sia ancora dolorante e le giri la testa, la forza di volontà del bambino riesce a piegarla alle sue richieste, facendole dimenticare la stanchezza. Il neonato succhia avidamente, stabilisce l'orario dei sonnellini senza riguardi per nessuno, bagna il pannolino quando ne ha voglia e mangia in modo stravagante, tre volte in un'ora e poi più nulla per un tempo interminabile.

Se qualche ostacolo si oppone alla sua inesorabile volontà, strillerà con un timbro studiato appositamente per indurre la madre all'obbedienza immediata. Vuole fare conversazione a mezzanotte, ma si addormenta di colpo proprio quando la nonna viene in visita; è privo di educazione, considerazione, responsabilità. Deve solo crescere.

Di fronte a questo 'tiranno', lasciate perdere tutto, e seguite la corrente, mettendovi al servizio del bambino e dimenticandovi che un tempo avevate anche voi delle preferenze.

All'inizio, è un comportamento comprensibile; per i primi mesi dopo la nascita nessuno dovrebbe aspettarsi molto di più della mera sopravvivenza; al massimo, di un sobrio aperitivo davanti alla tv. Il problema è che l'abitudine a non tener conto di se stessi tende a protrarsi troppo, rinforzata dall'immagine sentimentale che abbiamo della maternità. Talvolta, la pur ragionevole teoria dell'allattamento a richiesta continua per 18 anni, e il concetto si estende fino a includere il lavaggio dei piatti per l'adolescente dopo la festa notturna, o il prestito della macchina di famiglia ogni sabato sera. Anche nei primi anni tendiamo a strafare: usciamo in una giornata gelida con i bambini ingolfati come eschimesi, ma troppo indaffarate per metterci noi il cappotto. Interrompiamo la conversazione a ogni piè sospinto per soffiare un naso o rispondere a una vocina insistente al livello del nostro ginocchio; facciamo chilometri in una bufera di neve solo per comprare i colori 'a dita (io una volta l'ho fatto).

Dopo pochi anni passati in questo modo, finiamo per vestirci come accattone e chiedere scusa a tutti. Sono spesso le madri meno egoiste e quelle che non si ritagliano momenti di piacere per sé a sentirsi più depresse e colpevoli.


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