Le pagine che seguono sono il risultato del mio lavoro realizzato per cercare di capire il tema dell’identità e dello sdoppiamento della personalità. Ho intrapreso questo compito quando mi sono reso conto con quanta frequenza venissero a farsi visitare pazienti la cui sintomatologia girava attorno al problema dell’identità personale. Allo stesso tempo, avvertivo come il mio compito clinico fosse difficile e imbarazzante e questo per due motivi.
Il primo, perché a volte facevo fatica a definire esattamente quale fosse il sintomo espresso dal paziente, dato che sono moltissime le possibilità sintomatiche offerte dalla nostra Materia Medica, che ancora una volta dimostra la sua sorprendente ricchezza. Infatti, circa ottanta sintomi, sparsi nel Repertorio di Barthel (e nei repertori dei suoi copiatori-traduttori), riguardano il sintomo ‘Identità’.
La seconda difficoltà era quella di riuscire ad ubicare in modo esatto nel Repertorio il sintomo espresso dal paziente. A volte, ho trovato difficile anche comprendere perfettamente il significato dei sintomi del Repertorio, a cominciare da quello enigmatico che recita: ‘Antagonismo con se stesso’ e seguendo con gli altri: ‘Contraddittorio’ e ‘Contraddizione della volontà’ e tanti altri che, per fortuna, non sono più così enigmatici (almeno spero).
Per questo motivo il libro è strutturato in tre parti (anche Nash, per riuscire a prescrivere con successo, pretendeva tre sintomi definiti, cioè, le ‘tre gambe dello sgabello’ ):
a) la prima cerca di svelare il significato dei sintomi più difficili da comprendere o, per meglio dire, di quelli che a me sono risultati i più difficili;
b) la seconda, cerca di comprendere la relazione dei sintomi principali con la totalità dei sintomi del rimedio stesso;
c) la terza, è l’esemplificazione di queste comprensioni con storie cliniche personali o di altri Colleghi o con ‘casi’ tratti da opere letterarie che, anche se non è la stessa cosa, sono utili comunque, visto che il personaggio letterario è scaturito dalla mente di una persona (l’autore) che, invece di rappresentare l’alterazione della propria Forza Vitale con sintomi suoi, li ha proiettati nel suo personaggio.
Vedere lo sviluppo dei rimedi alla luce dei sintomi che riguardano l’identità e prendendoli talvolta come asse portante del medicamento, come carattere costitutivo, può portare una luce nuova per la sua comprensione. Questo compito potrebbe essere quindi un nuovo tentativo, tantalico, impossibile, irraggiungibile, di completare la conoscenza dei nostri rimedi.
Credo che insegnare, indagare, cercare di conoscere i rimedi omeopatici sia un lavoro infinito, come è infinito il lavoro di conoscere l’essere umano: è qualcosa che non ha mai termine. Fatto ancora più curioso se pensiamo che i nostri rimedi vengono studiati da quasi duecento anni, e ogni generazione di omeopati porta qualcosa di nuovo, per esempio un sintomo che non era stato registrato, o dà una nuova comprensione di quello che era già conosciuto (senza contare la quantità enorme di sostanze che sono in attesa di essere studiate patogeneticamente).
Inoltre, credo fermamente che a volte un solo sintomo ben modalizzato possa indicare il simillimum del paziente. Perciò, come la ‘Mancanza di fiducia in se stesso’ [Mind, confidence wants of self] di Silicea non è uguale a quella di Lycopodium clavatum, il cui ‘Coscienzioso per sciocchezze’ [Mind, conscientious about trifles] a sua volta non è uguale a quello di Sulphur né a quello di Thuja occidentalis, allo stesso modo la ‘Sensazione di essere doppio’ [Mind, delusions, double, of being] di Anacardium orientale non è uguale a quella di Secale cornutum.
Credo che, con il perfezionamento e l’arricchimento che l’esperienza clinica apporta al Repertorio, in futuro i sintomi saranno coperti ogni volta da un numero maggiore di rimedi. Allora, la repertorizzazione dovrà diventare più qualitativa di quella attuale che, aiutata pericolosamente dal computer, è quasi puramente quantitativa.
Infine, questo libro è un buon pretesto per parlare di Materia Medica e il fatto di discutere di questi argomenti non è un dovere, né un lavoro, né un sacrificio, ma è puro piacere.
L’ALTRO IO
“Si trattava di un ragazzo qualunque: aveva i pantaloni deformati sulle ginocchia, leggeva fumetti, faceva rumore quando mangiava, si metteva le dita nel naso, russava durante la siesta, si chiamava Armando. Era ‘qualunque’ in tutto, meno che in una cosa: aveva un Altro Io.
L’Altro Io aveva una certa poesia nello sguardo, si innamorava delle attrici, mentiva in modo scaltro, si emozionava nelle serate. Al ragazzo preoccupava molto il suo Altro Io e lo faceva sentire a disagio davanti agli amici. Da parte sua, l’Altro Io era romantico, sensibile e, per questo motivo, Armando non poteva essere tanto volgare come avrebbe voluto.
Una sera, Armando arrivò a casa stanco dal lavoro, si tolse le scarpe, mosse lentamente le dita dei piedi e accese la radio. Alla radio davano Mozart, ma il ragazzo si addormentò. Quando si svegliò, l’Altro Io piangeva triste e malinconico. In un primo momento, il ragazzo non seppe che cosa fare, ma poi si riprese e insultò crudelmente l’Altro Io. Questi non disse nulla, ma la mattina seguente Armando lo trovò che si era suicidato.
All’inizio, la morte dell’Altro Io fu un duro colpo per il povero Armando, però poi pensò che ora poteva esprimere liberamente tutta la sua volgarità. Questo pensiero lo confortò.
Portava il lutto solo da cinque giorni, quando uscì in strada con l’intenzione di sfoggiare la sua nuova e completa volgarità.
Da lontano, vide avvicinarsi i suoi amici. Questo lo riempì di gioia e subito scoppiò a ridere. Tuttavia, quando gli passarono vicino, i suoi amici non notarono la sua presenza. Ad ogni modo, il ragazzo riuscì a sentire quello che si dicevano: «Povero Armando. E pensare che sembrava così forte, così sano».
Il ragazzo non trovò niente di meglio da fare che smettere di ridere e, allo stesso tempo, sentì nella parte alta dello sterno un senso di soffocamento, che assomigliava abbastanza alla nostalgia. Ma non poté sentire un’autentica malinconia, perché tutta la sua malinconia se l’era portata via l’Altro Io”.
Mario Benedetti
REPERTORIZZAZIONE DEL BRANO- Sensazione di essere doppio.
- Insulta.
- Inconsolabile.
- Si suicida.
- Nostalgia.
Il rimedio che risulta da questa repertorizzazione è Silicea.