Le Leguminose in Omeopatia - Prefazione del Dr. Tonello

In direzione ostinata e contraria è il titolo dell'ultimo lavoro, raccolta postuma, di Fabrizio De André, ed è con questa nota campanilistica (e un po' ruffiana!) che voglio intitolare la prefazione a questo ottimo lavoro del mio amico Giacomo ‘Mino' Merialdo. Per chiarire meglio, In direzione ostinata e contraria potrebbe essere la sintesi della vita di Cristiano Samuele Hahnemann, un testone di tedesco (Sassone per la precisione) che tra il 1700 e 1800 decise, per insoddisfazione rispetto al paradigma scientifico medico e non solo, di sovvertire le norme e regole del sistema accademico nel campo della Medicina Umana e riappropriarsi di quanto un altro geniale uomo di Medicina e Scienza, Ippocrate, già nel quarto secolo prima di Cristo aveva affermato e scritto con una modernità sconvolgente: non esiste un sistema unico di diagnosi e terapia, ma a seconda della situazione individuale il Medico può e deve decidere di utilizzare il metodo e gli strumenti più adatti, nel solo e unico interesse e obiettivo possibile, scevro da interessi commerciali, politici, pregiudiziali: il benessere e la salute del paziente.

In direzione ostinata e contraria potrebbe adattarsi anche alle decisioni professionali e di vita di Mino, che stanco di un sistema medico complessivamente insoddisfacente nel 1980 decise di allargare la propria “mappa del mondo” attraverso letture di discipline che allora, con un termine brutto, insufficiente e desueto venivano denominate con disprezzo oppure orgoglio (a seconda delle posizioni culturali e politiche) “Medicine Alternative”.

Fu a seguito di queste letture e alla voglia di allargare il campo delle conoscenze che decise di frequentare un corso di Medicina Omeopatica organizzato allora a Milano da un'azienda ed istituzione storica nel campo dell' Omeopatia Italiana, la IMO (Istituto di Medicina Omeopatica), guidata allora dal suo fondatore Giancarlo Dal Verme, grande propulsore ed appassionato cultore del pensiero, della cultura e delle scuole di formazione nonché zio dei conti Corradi Dell'Acqua, che hanno continuato e continuano la sua opera. Il docente era un giovanissimo Carlo Cenerelli e fu proprio lì che ci presentarono, due giovani genovesi con grande voglia di uscire dagli schemi rigidi accademici e con grande curiosità (e anche grandissimo scetticismo iniziale, come è naturale che sia); da quel momento iniziammo a scambiarci pareri ed informazioni con grande voglia di condivisione e amicizia. Al termine di quel corso iniziale fummo invitati a partecipare a un gruppo di studio che si riuniva mensilmente, dove incontrammo altri medici appassionati di conoscenza e insieme fondammo il gruppo Omeopatico Dulcamara.

Era un'epoca in cui non si erano ancora affacciati informatica e computer, che avrebbero dato alla Medicina Omeopatica una formidabile spinta di rinnovamento, ma fin dall'inizio Mino manifestò le sue caratteristiche ed i suoi obiettivi: quelli di uscire da una visione “magica” e riservata a pochi eletti, che aveva confinato questa disciplina a un ristretta cerchia di cultori aventiniani, spesso gelosi del proprio sapere… Nel frattempo erano nati altri centri di cultura e formazione che organizzavano seminari con docenti italiani, ma soprattutto stranieri che un po' tutti i “Dulcamarini”, Mino in primis, iniziammo a frequentare; la faceva da padrone la Medicina Omeopatica di scuola Argentina e Messicana, con docenti del calibro di Paschero, Ortega, Candegabe e Masi Elizalde.
Purtroppo, come spesso succede nelle vicende umane dallo sport alla politica alla cultura, spesso prevalgono aspetti spiacevoli, che finiscono per ridurre gli aspetti singolari e innovativi di personaggi corretti e di grande spessore a meri interessi di bottega, con una conflittualità che svilisce i principi stessi ed i compiti che il buon Hahnemann aveva indicato chiaramente; anche l'Omeopatia (purtroppo) ne ha fatto le spese a lungo. Un'altra azienda storica della Medicina Omeopatica Italiana, la OMIT, organizzò nei primi anni ottanta un corso triennale internazionale tenuto proprio da Alfonso Masi Elizalde e decidemmo di parteciparvi in gruppo, apprezzando in maniera sempre maggiore il rigore di studio che applicava e richiedeva agli allievi e la sua dinamica di esegesi, che univa aspetti simbolici e metaforici alla disamina di teoria, tecnica e casi clinici.

Furono anni di entusiasmo, studio, applicazione, ma ahimè anche di frustrazioni e delusioni: spesso, nonostante l'applicazione rigorosa di aspetti teorici, di conoscenza della Materia Medica Omeopatica e di intensa consultazione dei Repertori, non si ottenevano le risposte attese: sembrava proprio che gli strumenti a nostra disposizione fossero insufficienti, i rimedi che conoscevamo ed utilizzavamo erano troppo pochi, i soliti policresti… Era un problema sentito da altri omeopati anche in Italia e uno di questi, un giovane che si chiamava Massimo Mangialavori, aveva idee originali su come studiare i rimedi e come valorizzare i cosiddetti “piccoli rimedi”… Seguirono anni di profondo rinnovamento e fermento, favoriti anche dall'introduzione di programmi informatici creati appositamente, e Mino si applicò col solito intenso impegno e rigore alla ricerca ed allo studio, in particolare di tematiche e “famiglie” di rimedi botanici, animali e minerali, lasciando la Scuola Dulcamara ed inaugurando la stagione didattica della scuola Kaos.

Ho sempre profondamente ammirato la tenacia progettuale e l'onestà culturale di Mino, che giustamente ha sempre dichiarato di non volere insegnare rimedi di cui non ha un'esperienza clinica personale; insomma, non chiacchiere teoriche senza evidenze cliniche. Dopo un lungo periodo di allontanamento, legato anche a diversi percorsi didattici ed esperienziali, è stato davvero bello e confortante ritrovarsi e confrontare le esperienze didattiche, professionali, umane e vedere che il linguaggio comune può favorire ulteriori percorsi condivisi, anzi allargati ai colleghi ed amici della Scuola di Omeopatia di Genova (da Enza Rosaspini a Barbara Rigamonti, Claudio Mangini, Eugenia Volonterio e via via tutti gli altri...) e all'amico Roberto Petrucci ormai “genovesizzato”.
Questo libro è la prova evidente di quanto sia possibile sistematizzare e mettere in pratica con metodo scientifico lo studio dei principi attivi delle leguminose così come la loro utilizzazione terapeutica e testimonia di come possa essere applicato in modo ottimale all'universo delle sostanze che si possono utilizzare come rimedi e medicinali nel campo della Medicina Omeopatica.

In genere si scrivono prefazioni per libri di colleghi stimati o di amici cari, nel caso di Mino coincidono entrambe queste caratteristiche. Spero di poter leggere e utilizzare altri libri così utili e originali, caro Mino, e scrivere molte altre prefazioni!

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