Le Leguminose in Omeopatia - Prefazione del Dr. Petrucci

Sono onorato di poter scriver la prefazione di questo libro, sia per il contenuto che per l'autore.

Vorrei iniziare dall'autore, ma come si dice: dulcis in fundo… Non perché il contenuto sia meno importante dell'autore, ma semplicemente perché c'è un rapporto di amicizia diverso!
Devo confessare che con le Leguminosae fino ad ora il rapporto è stato di semplici conoscenti. Non è certo la mia famiglia preferita, nel senso che la mia conoscenza è sicuramente più estesa per altri gruppi di rimedi e questo ha reso ancor più interessante e utile la lettura di questo testo.

Ormai da anni abbiamo imparato a studiare i rimedi in maniera diversa rispetto al passato, quando spesso ci limitavamo a un elenco di sintomi non particolarmente legati tra loro, né con i sintomi degli altri rimedi. Lo studio per temi e concetti e per famiglie ci ha proiettati davvero in un'altra dimensione e la comprensione delle sostanze è di conseguenza cambiata in modo significativo.
Anni fa non pensavamo assolutamente che botanica, tossicologia, morfologia, ecosistemi, comportamento e addirittura la mitologia potessero avere seriamente a che fare con l'Omeopatia (a dire il vero molti lo pensano ancora adesso…). Ora consideriamo livelli di similitudine diversi rispetto a quelli della sperimentazione omeopatica che, pur avendo una certa importanza, non può secondo me rappresentare l'unico livello di applicazione della Legge dei simili.

Inoltre le strategie di presa e analisi del caso sono molto cambiate e oggi possiamo fare suddivisioni interessanti che non si basano più soltanto sui miasmi, ma anche sul regno di appartenenza, sull'ecosistema e su livelli inferiori come le famiglie botaniche, se consideriamo il regno vegetale.

L'analisi mentale ed emozionale dei pazienti spesso fa emergere non solo il singolo sintomo ma una o più tematiche che possono indicare alcuni gruppi di rimedi.

Se pensiamo ad esempio alle Leguminosae e alla loro tematica principale della frammentazione, potremo metterle in diagnosi differenziale con i Rapaci; saranno poi altri concetti che potranno differenziare un gruppo vegetale da un gruppo animale, o alcuni sintomi specifici che potranno indirizzarci verso la prescrizione più adatta.

Insomma, io credo che più strumenti abbiamo a disposizione e più aumentano le probabilità di scegliere il rimedio adatto per i nostri pazienti; a loro non interessa se i metodi siano nuovi o vecchi, a loro interessa soltanto ricevere il rimedio giusto!
E ora l'autore: Mino.

Ci conosciamo da tanti anni ed ho sempre avuto verso di lui un timoroso rispetto; avevo la sensazione, conoscendolo superficialmente, che fosse un po' burbero. Negli ultimi cinque anni, cioè da quando mi sono trasferito a vivere sul Mar Ligure, ho cominciato a frequentare Mino ed ho avuto modo di conoscerlo davvero. Ho scoperto prima di tutto un amico, quello che si definisce una ‘brava persona' e poi un medico che ha voglia di mettersi in discussione e di imparare.

Ci siamo così trovati in tre (a me e Mino va aggiunto un altro caro amico, Flavio Tonello) ad avere voglia di ascoltare qualcun altro e soprattutto a condividere nel vero senso della parola e non nell'accezione moderna, tipo Facebook. Questa condivisione di conoscenza e di esperienza è la cosa più bella che ho provato negli ultimi anni di lavoro; è una condivisione importante, perché negli ultimi dieci anni questa era avvenuta fondamentalmente nel nostro gruppo di lavoro di Milano e di Catania, soprattutto con Alessandro Avolio, ma qui è la condivisione di persone con radici diverse ma emozioni comuni!

Alla fine posso solo dire che in un libro, dove frammentazione è la parola chiave, mi trovo a parlare di fusione di culture ed emozioni, con un risultato esattamente opposto alla frammentazione.
Grazie Mino per questo bellissimo libro e grazie per quello che stiamo vivendo insieme!

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