Vaccinazioni: alla ricerca del rischio minore - L'Introduzione al libro

Non sono un antivaccinista. Non penso affatto che le vaccinazioni siano “il male assoluto”. Se le vaccinazioni fossero rimaste quelle di qualche anno fa, contro difterite, tetano e poliomielite, non mi sarei impegnato così tanto in queste riflessioni critiche. Sono vaccini che hanno avuto un senso, soprattutto in un momento storico in cui le condizioni igienico-sanitarie non erano quelle attuali, e la gravità di queste patologie è nota. Da qui si è iniziato a voler vaccinare tutti, ma proprio tutti i bambini contro il morbillo, con l'illusione di fare scomparire questa malattia; ma la data prevista per l'eradicazione di questo virus dall'Europa e dall'Italia è rimandata sempre più in là, per i fallimenti della politica vaccinale. E poi contro la parotite, la rosolia, la varicella; malattie banali, compagne e forse ausilio per la crescita immunologica di tutti i bambini. E non si sono fermati qui. Hanno pensato di vaccinare per alcuni sierotipi di batteri e virus, cioè per alcuni soggetti di famiglie numerose e ancora non del tutto conosciute. Gli pneumococchi, i rotavirus, i papillomavirus, i meningococchi: si è iniziato a produrre vaccini contro alcuni sierotipi senza considerare le capacità di virus e batteri di trasformarsi, di modificarsi, di diventare resistenti a queste armi spuntate. Si insegue tutti gli anni il virus dell'influenza per preparare in fretta e furia un vaccino, sperando che la previsione, e quindi la formulazione, sia esatta.

Non sono un disinformatore. È la mancanza di informazioni complete ed esaurienti che offende la dignità dei genitori, i quali devono assumersi la responsabilità di vaccinare, quando vaccinare e contro quali malattie vaccinare i propri figli. L'informazione ufficiale non si preoccupa nemmeno di fornire la notizia più evidente e cioè che nell'esavalente ci sono due vaccini facoltativi insieme ai quattro obbligatori. Finché l'obbligo vaccinale verrà mantenuto, come ancora avviene in Italia a differenza della maggior parte dei Paesi europei, sarebbe onesto che venisse fornita almeno la possibilità di effettuare solo le vaccinazioni obbligatorie o i vaccini singoli.

Non sono un catastrofista. Sono solo sinceramente preoccupato per il numero crescente di vaccini che si propongono ai nostri figli, nell'illusione di sostituire un'immunità naturale, efficace e permanente per tutta la vita, con una artificiale, indotta da farmaci, di durata breve o limitata, che possa allontanare per sempre lo spettro delle malattie infettive. Sono preoccupato della superficialità con cui si escludono eventi e reazioni avverse legate alla pratica vaccinale e si vuole negare l'evidenza.

Non sono un negazionista. Non ho mai negato e non nego l'importanza e le conquiste della medicina moderna. Se questa è oggi la medicina più diffusa nel mondo, è perché la sua efficacia nel contrastare l'evolvere di alcune patologie è indubbia. È necessaria peraltro una riflessione sul concetto di malattia e di salute. La salute è uno stato di benessere che riguarda l'interezza dell'individuo: coinvolge l'aspetto mentale, emozionale e fisico. La salute è l'espressione della libertà della persona dall'avidità, dalle gelosie, dalle angosce, dalle ansie, dai fanatismi e dalle fobie, dalle paure e dalle tristezze... Non solo dalle malattie fisiche che possono colpire i vari organi del nostro corpo. Una persona in buona salute vive nella chiarezza, nella coerenza, nella creatività in un rapporto armonico con chi gli sta accanto, immergendosi nella realtà di tutti i giorni per portare il suo contributo, la sua solidarietà e la sua umanità alle persone che incontra nel suo percorso. La Medicina deve riuscire a non perdere di vista il bambino, l'individuo inserito nella famiglia e nella realtà sociale in cui vive, in cui opera, lavora, gioca e si realizza, perché la salute individuale è inseparabile da quella collettiva. La Medicina deve recuperare la sua umanità, ricomporre la frammentarietà di un atto medico sempre più spezzettato in indagini ed esami affidati all'ultra-specialista di un pezzetto del corpo, restituendo ai cittadini e al medico la capacità di stare insieme per difendere la salute dell'uomo e dell'ambiente. Al degrado ambientale, alla tossicità alimentare, alla diffusione delle malattie cronico-degenerative, al controllo esercitato dalle multinazionali farmaceutiche sulle politiche dei Governi, delle istituzioni e della comunità medica e scientifica, alla inadeguatezza dell'approccio medico-specialistico farmaco-dipendente dobbiamo rispondere con la rivendicazione del diritto a una informazione indipendente e alla libertà di cura e di scelta terapeutica.

Non ho esperienze new age, non conosco Scientology e mi intendo poco di filosofie orientali. Faccio il pediatra da 33 anni, ho lavorato in strutture pubbliche, convenzionate e private prima di scegliere di mantenere solo l'attività libero-professionale; e questo per poter dire, a voce alta e mettendoci sempre la faccia, quello che penso sulle politiche che riguardano la salute nella nostra società. I vaccini sono solo un aspetto, ma il più subdolo e il più pericoloso perché consegnano un bambino inerme e indifeso a pratiche di cui non c'è certezza della loro innocuità. Se è accettabile correre il rischio di una reazione avversa ad un farmaco in una situazione di malattia, poiché invece i vaccini si somministrano a bambini in buona salute, non è eticamente accettabile un trattamento che possa far ammalare chi è sano nella speranza di prevenire malattie praticamente scomparse (polio, difterite) o non pericolose (rotavirus, varicella, influenza, parotite, rosolia) o che rappresentano un pericolo raro e solo per bambini che si trovano in particolari condizioni sociali e/o immunitarie (epatite B, morbillo).

Ho solo dubbi, poche certezze da offrire. Non ho mai visto un grafico che illustrasse una netta riduzione della mortalità dopo l'introduzione delle vaccinazioni di massa nelle società occidentali. Non ho trovato dati che dimostrino che le vaccinazioni siano le uniche protagoniste della riduzione della mortalità infantile nei Paesi con buone condizioni igienico-sanitarie. La mortalità infantile è concentrata nel primo anno di vita, e il 90% delle cause è dovuta, secondo la fredda terminologia ISTAT, a “malattie congenite” e “condizioni morbose di origine perinatale”. L'incidenza delle malattie prevenibili con le vaccinazioni è, in termini statistici, assolutamente trascurabile. Nulla dimostra che i bambini super-vaccinati, cresciuti a merendine e vaccinazioni, e senza entrare in contatto con le comuni malattie dell'infanzia, avranno più salute dei bambini di trenta o cinquanta anni fa, che si son fatti tutte le malattie infantili che dovevano sviluppare e che hanno goduto di un ragguardevole allungamento della vita media. Non ci sono prove che sostituire l'immunità naturale, quella che si genera superando una banale malattia infettiva, con l'immunità indotta dalle vaccinazioni sia davvero positivo per la salute. L'unico modo per dissipare queste incertezze sarebbe quello di effettuare uno studio, finora mai eseguito, ma che potrebbe dirimere tutti i dubbi. Bisognerebbe cioè arruolare un numero congruo di bambini e dividerli in due gruppi, entrambi numerosi. Un gruppo sarà costituito da quelli che, seguendo le raccomandazioni ufficiali, verranno immunizzati con tutti i vaccini disponibili, e un altro da quelli i cui genitori, per scelta consapevole, decideranno di non sottoporli ad alcuna vaccinazione. Si seguiranno tutti questi bambini per 14 anni, finché non usciranno dall'età pediatrica, e poi si traccerà un bilancio di salute. Vedremo così la frequenza delle malattie allergiche dell'uno e dell'altro gruppo: quanti i casi di asma, di rinite o di congiuntivite allergica. E poi si valuteranno le patologie autoimmuni nei due gruppi. Il diabete, le tiroiditi, le artriti, le celiachie. Si conteranno i bambini con disturbi dello spettro autistico e di tutte le patologie neurologiche, importanti e minori. Vedremo quanti, in ogni gruppo, si sono ammalati delle malattie per cui esistono i vaccini, e quanti e quali di loro hanno sviluppato complicanze. Solo così si potrà davvero stabilire il corretto rapporto rischio/beneficio delle vaccinazioni, si capirà finalmente cosa succede nell'organismo di un bambino a distanza di tempo dall'inoculo vaccinale.

Non sono ingenuo. Oggi le industrie farmaceutiche hanno tutto il potere nelle loro mani. Esse dominano la ricerca e quindi non si pubblicano i risultati sfavorevoli all'uso dei loro medicinali. Controllano la comunicazione e quindi non si forniscono i dati sulla frequenza delle reazioni avverse, dati che sono comunque sottostimati. Governano l'informazione, perché il dogma della sicurezza ed efficacia delle vaccinazioni ha mille canali di diffusione, mille sottili e perfide vie per impedire qualsiasi riflessione critica.

Siamo in una situazione paradossale: se un bambino presenta un qualsiasi sintomo, più o meno grave, dopo la vaccinazione, questo non sarà mai correlato all'immunizzazione. La segnalazione di sospetta reazione avversa è uno strumento poco utilizzato dai medici, a causa di un atteggiamento culturale che porta ad affermare sempre e comunque che il vaccino non causa eventi avversi di alcun genere. Ma anche quando la segnalazione dovesse essere effettuata, si può non trovarne riscontro nella letteratura scientifica, che è saldamente nelle mani dell'industria farmaceutica e ha tutto l'interesse a non pubblicizzare gli eventi avversi.

Non sono pessimista. L'ostinazione con cui si continuano a sottostimare le reazioni avverse ai vaccini non sorprende; è una strategia fondamentale del marketing dell'industria: si chiama “produzione di incertezze” ed e stata adottata a lungo, per esempio, dall'industria del tabacco. Per negarne la pericolosità i produttori di sigarette hanno richiesto prove inoppugnabili della pericolosità del loro prodotto, spesso al di là del buon senso. Per 50 anni hanno schierato fior di scienziati disposti a giurare che non vi era rapporto tra tabacco e cancro al polmone, o che la nicotina non creava dipendenza. Hanno presentato i propri studi come inequivocabili, sottoponendo quelli a loro contrari a mille osservazioni e polemiche, ingigantendo piccole osservazioni e sollevando dubbi appena possibile. La campagna delle incertezze non ha vinto, ma per decenni sono state rimandate le misure di protezione per la salute pubblica e gli indennizzi per le vittime. Ora la farsa è finita, l'industria del tabacco ha perso ogni credibilità e ha abbandonato questa strategia. Ma ha aperto la strada ad altri...

Penso che tra qualche anno questa politica vaccinale sarà vista con lo stesso sgomento e la stessa indignazione con cui oggi guardiamo agli inganni perpetrati dall'industria del tabacco.

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