Jack e Mitie in Occidente (ebook)

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Jack e Mitie in Occidente (ebook)  George Ohsawa   Macro Edizioni
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Jack e Mitie sono un signore di 50 anni e sua moglie di 57. Fanno un viaggio per molti versi simile a quello fatto da Marco Polo in Cina o di Livingstone in Africa: un avventura interessante ed estremamente divertente.

La loro mentalità si può definire primitiva e proprio perché tale entrano in un mondo governato dalla civiltà.

Ma è proprio attraverso gli occhi di questa coppia primitiva, la cui lingua non conosce né il tempo, né il numero, né l'articolo, né il genere, né tantomeno la persona, e che pensano in maniera astratta, immaginativa, indeterminata o buddista che, possiamo ritrovare quella modestia e fiducia infantile che da sempre ha caratterizzato i popoli afro-asiatici, vissuti pacificamente e liberamente per migliaia di anni, fino all'importazione della civiltà occidentale.


Jack e Mitie in Occidente (ebook)  George Ohsawa   Macro Edizioni

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Jack e Mitie in Occidente (ebook)

George Ohsawa



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Era mezzanotte quando il signor Jack e sua moglie arrivarono a Parigi, all’inizio del mese di marzo. Dall’aerodromo di Orly, furono trasportati all’aeroporto ‘des Invalides’, in centro città.

Era buio e faceva molto freddo. L’aeroporto era deserto. Per fortuna, trovarono un taxi, nessuno era venuto a riceverli. Arrivarono a destinazione, in rue Galvani. Il conducente chiese loro mille franchi per la corsa, più cento di mancia. Il signor Jack, abituato ai prezzi dei tassisti delle grandi città, in particolare di Calcutta e Nairobi, ritenne ragionevole quella somma, ma la signora Mitié, tradizionali sta com’era, ne fu molto irritata, avendo l’abitudine di pagare, al suo paese, dieci franchi per un rikisyaman (conduttore di risciò) e cinquanta franchi per un taxi, qualsiasi fosse la distanza da coprire.

In realtà, le loro prime impressioni furono sempre negative, qualunque fosse il porto in cui scendessero. Il loro ricordo più triste era legato a un ufficio doganale in India, paese dove regnava il successore di Gandhi.

Cosa sorprendente, in un grande paese pacifista come quello, era il dilagare della corruzione. I funzionari, ivi compresa la polizia e gli agenti doganali, della repubblica indiana, al pari di banditi, sottraggono denaro agli stranieri. A maggior ragione i conducenti, i trasportatori e i coolies. D’altronde, è il paese, nel mondo intero, ove è più difficile ottenere un permesso d’entrata, disse il signor Jack. Questa è una contraddizione scandalosa, poiché l’India è il paese di Buddha.

- Ma l’India è un paese nuovo che, molto probabilmente, si svilupperà e cambierà... La stesa cosa succede, qui in Europa, in Svizzera, paese noto al mondo per la sua ospitalità e accoglienza. Un doganiere svizzero ci chiese di pagare 1.500 franchi a testa. Pagai, dunque per noi due, ben 3.000 franchi.

Dopo qualche settimana, entrammo in Svizzera dalla Germania e, stavolta, ci vennero chiesti 500 franchi, invece di 1.500. Curioso, non è vero? - dice questo primitivo.

Il discepolo del signor Jack, che abitava in rue Galvani, non era in casa. Attesero un’ora. Alla fine, il signor Jack andò a cercare un taxi, nella notte fredda, per portare le loro valigie in un piccolo hotel che avevano intravisto cinque - seicento metri prima. A mezzanotte passata, era difficile trovare un taxi. Per fortuna, ne fermarono uno che li portò, con i bagagli, per 300 franchi.

Non appena si furono sistemati in una piccolissima stanzetta, pagata peraltro molto cara, la signora Mitié esclamò tutto a un tratto, pallida in volto:

- Ho dimenticato la mia borsetta! Erano costernati. Passaporti, denaro, qualche gioia (tutta la loro fortuna) era in quella borsetta. Verso le due, tornò il tassista che li aveva portati. La borsetta venne così recuperata. La signora Mitié, con le lacrime agli occhi, lo ringraziò tantissimo; in erewhoniano e all’erewhoniana. Il tassista, non capendo l’erewhoniano, se ne andò, felice e stupefatto. I due erewhoniani ritrovarono il loro buonumore e conclusero:

- C’è sempre Yin e Yang, il bene e il male dappertutto, a ogni livello. Non bisogna mai criticare il male, perché esso non è altro che l’altra faccia del bene.

- È vero. Il nostro Principio Unico Yin - Yang vale anche qui, in Occidente - anche nel paese dei ‘civilizzati’! Che fortuna... Ma si può dire ‘più sono i banditi, più c’è gente onesta?’

- Perché no? Hai compreso bene, stanotte, quanto vado dicendo da sempre? Grazie ai banditi - tassisti...

- E grazie ai tassisti onesti...

- L’antinomia è una visione daltonica del Principio Unico... Bisogna accettare il male come il bene, la morte come la vita, la difficoltà come l’inizio della facilità, e sempre con il più grande piacere. Se non si è in grado di vedere che una sola delle due cose, è daltonismo mentale Se ci si limita a cercare il lato bello delle cose, è orgoglio, arroganza, esclusivismo, egocentrismo. Se si vuole distruggere la parte che non si ama, è follia. Per ottenere forza, ricchezza, comodità e conoscenza... bisogna, piuttosto, sforzarsi di cercare la difficoltà, poiché la nostra più forte tendenza naturale, quella sensoriale e sentimentale, aspira alla comodità, alla ricchezza e alla facilità.

- E anche il freddo, il caldo, la fame perenne, non è vero? È per questo che abbiamo lasciato il nostro paese chiamato ‘giungla’ e i nostri amici chiamati ‘primitivi’, così onesti e pacifici. È per incontrare dei banditi e dei ladri in questi paesi cosiddetti ‘civilizzati’. Se non li trovassi mo, il nostro viaggio non sarebbe che una perdita di tempo...


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