Felicità sostenibile

Muoversi nella vita con passo leggero

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Felicità sostenibile  Marina Tadiello Patrizia Garzena  Lswr
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La ricerca della felicità occupa da sempre una posizione di enorme importanza nella vita dell'uomo. L'obiettivo da raggiungere assume forma e peso diversi a seconda del periodo storico e della cultura dominante.

Questo libro va controcorrente per spogliare la vita come una cipolla, per arrivare all'essenziale senza portarsi dietro la zavorra dei bisogni indotti e della felicità imposta dai modelli di marketing.

Supportato da citazioni illustri e filtrato dall'esperienza personale di chi ha compiuto questo percorso in prima persona, il libro aiuta a formare la consapevolezza di quel che ciascuno di noi vuole e si aspetta dalla vita.

Ricco di spunti originali e suggerimenti concreti e facili da seguire, il libro suggerisce un percorso di crescita personale di 6-12 mesi, alla fine del quale si possono toccare con mano i risultati ottenuti. Esempi, ricette, esercizi e spunti di meditazione completano l'opera.


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Felicità sostenibile
Muoversi nella vita con passo leggero

Marina Tadiello, Patrizia Garzena



torna suIntroduzione

Negli ultimi cinquant'anni, il modello di riferimento nella vita quotidiana si è spostato dalla grande famiglia allargata dei tempi contadini alla famiglia mononucleare, ormai sempre più spesso ridotta all'estremo del single che vive solo.
Questo drastico cambiamento ha causato un'espansione abnorme di tutti i mercati che hanno per target le esigenze di vita più basilari: dall'abitazione all'arredamento, dalla cura dei più deboli alle pulizie di casa, all'esplosione dei mercati di cibi precotti e preconfezionati. Tutto questo si è reso necessario per ovviare a una carenza di risorse, non tanto economiche, quanto in primo luogo di tempo, di impegno umano e di energie, intrinseca nelle microfamiglie del giorno d'oggi.
Uno degli effetti più eclatanti è l'aumento spropositato di sprechi e rifiuti, come rovescio della medaglia di una maggiore disponibilità di beni e servizi. È interessante notare, a questo proposito, come il fatto di spendere di più per procurarci ciò che “non possiamo permetterci” di produrre direttamente ci costi automaticamente di più per smaltire gli eccessi.
Molto si potrebbe fare per arginare gli effetti devastanti di una società che traduce tutte le esigenze di vita in formulette semplicistiche di economia di mercato, dove si sfrutta cinicamente la scoperta che l'infelicità stimola la spinta all'acquisto.
Come la crisi ci sta dimostrando, i soldi non risolvono tutti i problemi e non è certamente spendendo genericamente “meglio” che si possono arginare i danni di un'economia sostanzialmente nemica dell'umanità. Ma se, da un lato, possiamo auspicare e sollecitare interventi dall'alto, ci sono un sacco di cose che possiamo fare rimboccandoci le maniche e dandoci da fare in prima persona.
In particolare, possiamo rimettere in discussione il concetto di felicità in quanto soddisfazione dei bisogni e delle aspettative personali e renderci conto che uno dei primi passi nella ricerca della felicità consiste nell'accettare che è possibile trovarla dentro se stessi e non nei modelli che ci vengono proposti (o imposti!) dall'esterno.
La nostra idea di felicità è legata a un concetto per noi fondamentale: quello della frugalità, della temperanza. Cominciamo col chiarire che la frugalità non è la virtù degli avari, ma la virtù di chi sa godere di quel che ha già, come nel detto secondo il quale la felicità non è avere quel che si vuole, ma volere quel che si ha. Gli esempi di chi vive felicemente con poco o nulla sono moltissimi, ma non sarà un caso che ne sentiamo parlare pochissimo e, quando capita, chi ne parla cerca sempre di convincerci che si tratta di casi eccezionali, non alla portata di noi cittadini “normali”. Eppure basterebbe pensare alle comunità monastiche, di qualunque confessione religiosa esse siano, alle isole felici di Gauguin e a tutti i Paesi che riescono a mantenere un sano distacco dall'economia dello sviluppo e che, proprio per questo, poco attirano l'attenzione dei media.
Per converso, l'infelicità crea situazioni ideali per il marketing: le spinte ad acquistare oggetti, a spendere soldi in viaggi e vacanze-benessere, a scommettere e investire sperando di avere di più in futuro, se da un lato rispondono al bisogno immediato di soddisfazione, dall'altro non fanno che generare ulteriore stress.
Negli ultimi anni, qualcosa si è mosso anche a livello internazionale, tanto che l'Organizzazione delle Nazioni Unite nel luglio 2012 ha introdotto nella sua agenda globale il concetto di economia della felicità, con l'obiettivo di calcolare il benessere dei vari Paesi con criteri diversi da quelli che ne determinano il Prodotto Interno Lordo. Il miglioramento dell'indice di felicità, o GNH (Gross National Happiness), viene tuttavia visto come un'utopia irrealizzabile per le società moderne, fondate sui debiti, dove la “decrescita felice” è impensabile in quanto mina alle fondamenta un sistema economico basato sullo sviluppo infinito e sul profitto incrementale. In effetti, negli studi commissionati dall'ONU si è evidenziato come l'aspetto del benessere economico venga ancora considerato determinante per stabilire il grado di felicità, tanto che i due World Happiness Report del 2012 e del 2013 vedono in cima alla classifica dei Paesi felici quelli del Nord Europa, mentre i più infelici sono tutti nell'Africa Equatoriale. Ma questo è un paradosso, perché le società nordeuropee sono anche quelle dove il tasso dei suicidi è più alto, e più alto è anche il numero di persone che annualmente si ammalano di depressione, o che, nel corso della vita lavorativa, fanno lunghi periodi di assenza dovuti a disagi di tipo psicologico.
Queste considerazioni ci confermano come la felicità sia da cercarsi “altrove” rispetto al benessere economico, e che occorra cambiare soprattutto la prospettiva dalla quale giudichiamo la nostra vita. Per questo, in questo libro, riprenderemo un concetto che ci è caro, quello di ecologia della mente. Con questa espressione intendiamo un atteggiamento critico e consapevole, che impone di mettere in discussione il modello di consumo al quale siamo abituati per trovare una dimensione di vita a basso impatto ambientale e ad alta soddisfazione personale.
Secondo i principi dell'ecologia della mente, la ricerca della felicità diventa un pretesto per rallentare il passo e considerare noi stessi, il nostro ambiente di vita, la nostra casa, il luogo di lavoro da un punto di vista nuovo. Solo così si diventa – per usare un termine tanto di moda di questi tempi – dei veri innovatori.
Guidarvi passo dopo passo in questo cambiamento di prospettiva è il compito di questo libro: un invito a rallentare, a riscoprire il piacere di assaporare le piccole cose quotidiane, una serie di consigli per imparare a conoscere voi stessi e per liberarvi, progressivamente, di tutte le zavorre – mentali e materiali – che vi impediscono di godere appieno della vostra vita.
E, alla fine del percorso, ci auguriamo che i suggerimenti, le esperienze e gli spunti che condividiamo nel libro vi aiutino a mantenere quotidianamente la vostra felicità ritrovata, così come sono serviti a noi.


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