Etica per le Professioni. ETICA E RICERCA SCIENTIFICA

 
Etica per le Professioni. ETICA E RICERCA SCIENTIFICA  Etica per le Professioni Rivista   Fondazione Lanza
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Editoriale

Etica e ricerca scientifica

DOSSIER

La scienza e i suoi condizionamenti
- di Carlo Cirotto
Partendo dalla propria esperienza di docente e ricercatore, l'autore si sofferma su alcune questioni rilevanti di etica professionale. Non si può ancora credere allo stereotipo dello scienziato che opera isolatamente nel suo laboratorio, che ha come unico scopo la conoscenza pura, rimanendo esente da qualsiasi obbligo etico; a parte il fatto che l'istanza etica raggiunge comunque anche lo scienziato-eremita, oggi l'impresa tecnoscientifica è una realtà conoscitiva collettiva, pienamente inserita nel contesto sociale, culturale ed economico-finanziario. Dunque non può prescindere dal confrontarsi con le istanze etiche, è costantemente interrogata dagli obblighi morali. Basti pensare alle problematiche connesse alla comunicazione specialista e divulgativa e alle esigenze di veridicità, onestà e sincerità. Così come al nuovo livello di responsabilità legato a quelle strutture di interessi e di profitto che rendono possibile lo sviluppo dell'impresa tecnoscientifica. Da questo ultimo angolo visuale, l'autore si sofferma sulla questione dei brevetti e, in particolare, sulla brevettabilità industriale degli organismi geneticamente modificati.

Tecno-scienza e nuova "cittadinanza" - di Giuseppe Pellegrini
Le conquiste della ricerca scientifica si traducono in modo sempre più rapido in applicazioni tecnologiche; il confine tra conoscenza e azione diventa più labile, tanto che si preferisce parlare di tecno-scienza. La difficoltà di prevedere gli effetti negativi delle innovazioni tecno-scientifiche sulla salute umana, sulla sicurezza e sull'ambiente provoca allarme nell'opinione pubblica e fa sorgere interrogativi etici, sociali e politici rivolti al mondo della scienza e delle autorità politiche. L'autore, proponendo un riferimento al controverso mondo delle biotecnologie, affronta proprio i temi del rapporto tra scienza e società, del ruolo degli esperti e della governance delle innovazioni tecno-scientifiche. Si rileva anzitutto una perdita di credibilità degli esperti, come conseguenza della difficoltà che il mondo scientifico dimostra nel recepire gli interrogativi dell'opinione pubblica, ai quali risponde in termini di mero risk assessment. Questo ha portato, nell'ottica di un nuovo rapporto scienza-società basato sul confronto con punti di vista non legati solo alla razionalità scientifica, ad adottare procedure partecipative di dialogo tra esperti, politici, imprese e società civile. Tali iniziative di partecipazione sono riconducibili ai percorsi di PTA (Participatory Technology Assessment) sia di tipo di ascolto (assemblee, indagini ecc.), sia fondate sulla partecipazione attiva dei soggetti coinvolti (consensus conference, citizens' juries, scenario workshop), in grado di portare a decisioni più ponderate e condivise.

Le sorti future della biosfera - di Ludovico Galleni
L'autore, uno scienziato che si occupa di evoluzione biologica teorica e sperimentale, propone una avvincente indagine sui punti di intersezione tra teologia ed evoluzione nell'ottica del pensiero di Teilhard de Chardin; e dalla prospettiva teilhardiana, che fa della biologia una scienza che studia l'infinitamente complesso ed elabora una teoria della evoluzione come un fenomeno la cui caratteristica principale è un muoversi verso, egli ricava un importante strumento etico: costruire la Terra in Cristo Jesu e preservare per questo fine la Biosfera e i suoi equilibri. Ammessa l'intrinseca positività della conoscenza, l'etica deve affrontare il problema successivo degli strumenti con cui si raggiunge la conoscenza e dei fini ai quali essa è di fatto indirizzata. Utilizzando gli insegnamenti di Teilhard de Chardin e il contributo in tema di filosofia delle scienze di Hans Jonas, l'autore affronta il caso degli OGM, ossia della capacità che oggi ha l'uomo di portare alterazioni nella struttura della Biosfera tali da mettere a rischio il benessere o la sopravvivenza delle generazioni future, oltretutto per finalità che attengono soprattutto alla redditività degli investimenti compiuti.

Un'etica per ingegneri - di Vittorio Marchis
L'articolo ripercorre le tappe che hanno portato in Italia, a partire dalla seconda metà degli anni ottanta, allo sviluppo di un'etica tecnologica e dell'ingegneria, in particolare nell'ambito della formazione universitaria e dell'attività dell'Ordine Nazionale degli Ingegneri. L'affermazione di principi etici di riferimento è necessaria anche nella produzione di "cose" e sarebbe certamente sbagliato - osserva l'autore - che ingegneri e tecnici ritenessero che le cose che si producono, per il solo fatto di essere inanimate, non siano né buone né cattive. Un ruolo importante in questo cammino di sensibilizzazione, che molti stimoli ha ricevuto specialmente dalle questioni relative all'ambiente e alle biotecnologie, hanno portato le riflessioni sull'etica della responsabilità e sull'etica della convinzione, il principio di precauzione e quello di economicità.

Libertà di ricerca responsabile - di Alberto Bondolfi


APPLICAZIONI

Il comunicatore scientifico
L'imperativo di divulgare la scienza
- di Michele Luzzatto

Il fisico
Anche la ricerca di base è importante
- di Gualtiero Pisent

Il ricercatore
Autonomia e trasparenza da difendere
- di Silvio Garattini

Il biotecnologo
Laboratorio e proprietà intellettuale
- di Cesare Galli, Giovanna Lazzari

Indicazioni bibliografiche

RUBICHE PER AMBITI PROFESSIONALI

Ambiente / Impresa sostenibile
Un prestito dalle generazioni future
- di Antonio Vendraminelli

Ambiente / Giornata per il Creato
Riconciliarsi con la creazione
- di Simone Morandini

Economia / Responsabilità sociale d'impresa
Imprenditori ad alta qualità sociale
- di Giuseppe Argiolas
L'articolo ripercorre le tappe che hanno contraddistinto il passaggio da un'impresa production oriented a un'impresa market e anche marketing oriented; sino ad esaminare il contesto che ha favorito l'apertura del mondo imprenditoriale alle tematiche ambientali, socio-economiche, politiche e culturali. Il fenomeno della globalizzazione ha diffuso sempre più nella società civile la convinzione della necessità di una più forte responsabilità sociale dell'impresa. D'altro canto, il primato del fattore conoscenza ha richiamato l'attenzione sulla centralità che le persone assumono nella realtà imprenditoriale. Se però si vuole che la responsabilità sociale delle imprese non sia solo di facciata e con finalità meramente utilitaristiche, occorre adottare una prospettiva integrata multidimensionale, nella quale tutte le responsabilità (economiche e sociali) vengano esercitate con un animus comune e vengano fondate sulla centralità della persona.

Formazione / Il dirigente soclastico
Formare più che amministrare
- di Michele Visentin
L'intervento si propone di analizzare la dimensione formativa che è costitutiva del ruolo del Dirigente Scolastico. Egli è chiamato cioè a promuovere una comunità educativa in cui fare esperienza di libertà e di responsabilità, un ambiente accogliente e caratterizzato da legami rispettosi, una condivisione di valori tendenti alla felicità delle persone, uno stile di relazione che creda nella capacità trasformante dell'educazione. Il dirigente scolastico deve puntare sulla valorizzazione degli adulti che lavorano nella scuola e sulla costruzione di una cornice cognitiva condivisa, capace di delineare un orizzonte di senso per le persone che interagiscono. Fondamentale risulta l'accettazione dell'esperienza culturale come un'educazione alla fatica, come un attraversare i confini dei propri limiti e delle proprie paure, soprattutto attraverso il recupero del valore dei modelli adulti nella scuola, il potenziamento della dimensione narrativa di alcuni valori e la promozione di abilità strategiche per l'inserimento nel mondo del lavoro. Il modello teorico di riferimento per favorire esperienze ottimali nel contesto scolastico è quello del flow, del legame tra sfide e divertimento.

Sanità / Malattia come crisi
Essere "vivi" fino alla morte
- di Fabrizio Turoldo
Dopo avere trattato, in un precedente intervento, della necessità di promuovere un'etica del morire in un contesto culturale dominato da una iperspecializzazione della medicina e da una prospettiva riduzionista della cura, l'autore utilizza la categoria della crisi, come separazione da tutto e da tutti, per descrivere il tempo della malattia. In questa ottica, riprende le quattro fasi fondamentali attraversate dal malato che va incontro alla morte, già proposte da Kubler Ross: rifiuto-accettazione, rabbia, compromesso, depressione (reattiva o preparatoria). La crisi può sfociare in un cambiamento, ossia la malattia può acquisire un significato umanizzante se il malato può parlare, narrare il proprio vissuto e trovare un altro in ascolto. Se poi, nella fase terminale o in alcune patologie, la parola viene meno, occorre lasciare spazio ai quei gesti, a quel contatto aptonomico, a quel sentire l'altro presente, che sono nel paradigma della relazione di cura depositato nella memoria del cuore sin dai primi momenti di vita.

Spazio aperto / Decreto Bersani e professioni
Al centro il cittadino-utente
- di Ivone Cacciavillani


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È ormai tramontata da tempo l'immagine un po' romantica dello scienziato solitario, che nel chiuso di un laboratorio è mosso solo da un intento puramente conoscitivo, incurante delle applicazioni delle sue scoperte. Oggi la ricerca scientifica si presenta sempre piú come impresa collettiva, che coinvolge una molteplicità di soggetti e di istituzioni, che ha forti interrelazioni con il sistema industriale, economico e finanziario e che si caratterizza per una rilevante finalizzazione tecnica e applicativa. La stessa relazione tra scienza e tecnologia si fa cosí di giorno in giorno piú complessa: sempre piú la ricerca scientifica necessita di strumentazioni tecniche sofisticate e sempre piú essa stessa si mostra capace di produrre ricadute applicative. È una situazione ricca di potenzialità innovative, ma anche di problemi nuovi, che invitano a ripensare un'etica della scienza che - nella sua figura tradizionale - si caratterizzava quasi esclusivamente per la sottolineatura del positivo valore della conoscenza, e per la rigorosa istanza di autonomia che essa portava con sé.
Proprio tale figura appare, però, oggi in difficoltà, all'interno di un contesto spesso caratterizzato da forti pressioni degli enti finanziatori in direzione di ricerche con forti prospettive di applicabilità, piú facilmente sfruttabili da un punto di vista commerciale. L'investimento privato da parte di industrie e aziende assume cosí un ruolo crescente e la tendenza a privilegiare ricerche suscettibili di immediata utilizzazione economica dei risultati sta estendendosi anche agli enti di ricerca pubblici. Nella stessa università è fortissima la spinta a proteggere la proprietà intellettuale collegata a vario titolo all'attività di ricerca, se non altro perché la protezione a sua volta è il presupposto per riuscire a ottenere nuove sovvenzioni e sponsorizzazioni. Tutto ciò tende a limitare la pubblicizzazione dei risultati raggiunti, nel timore che possano essere sfruttati da altri, e ad ostacolare lo scambio di informazioni, tradizionalmente un tratto qualificante della pratica scientifica. Soprattutto, ciò comporta il rischio di una svalutazione crescente della ricerca di base, per la quale l'eccessiva imprevedibilità dei risultati non può tradursi, almeno in tempi brevi, in produttività economica; cosí pure ricerche che non necessariamente producono profitti o che si rivolgono a fasce ristrette di mercato (è il caso di coloro che sono affetti da malattie rare) o ai Paesi in via di sviluppo rischiano di essere sottodimensionate o abbandonate.
La protezione della proprietà intellettuale e la brevettabilità investono oggi soprattutto la vita degli esseri viventi; per questo l'àmbito della ricerca scientifica che solleva i piú scottanti interrogativi di ordine etico è quello riconducibile alla biologia. Lo scenario si è modificato radicalmente da quando è stata resa possibile la brevettabilità industriale di organismi viventi geneticamente modificati, e non solo per ciò che attiene ai processi (ovvero la modificazione artificiale del patrimonio genetico degli esseri viventi trasferendo parti del DNA da un organismo all'altro), ma anche per ciò che attiene ai prodotti (la pianta o l'animale trasformato).
La questione del rapporto tra etica e scienza si pone, dunque, in tale contesto in modo inedito. Se la libertà di ricerca si trova sottoposta a pesanti condizionamenti di ordine industriale, economico, finanziario (cui anche l'informazione e il mondo dei mass media possono contribuire, incentivando o disincentivando alcune direzioni di ricerca), l'etica può diventare fattore di sostegno all'autonomia della scienza. Essa, infatti, non va considerata come un'interferenza esterna rispetto allo sviluppo della scienza, ma come una dimensione intrinseca all'esperienza umana e, quindi, alla stessa ricerca scientifica. Come poi tale responsabilità etica debba essere esercitata è questione ulteriore: si tratta di un compito precipuo della comunità scientifica, che può esplicarsi attraverso in primo luogo attraverso procedure di autoregolamentazione, ma anche di una questione che investe tutti i cittadini e i pubblici poteri.
Gli interventi ospitati nel dossier affrontano il tema da prospettive e con sensibilità diverse; le analisi e le proposte avanzate non sempre collimano tra loro e non sempre, a dire il vero, incontrano il pieno consenso della redazione e della direzione della rivista. Tuttavia si tratta di interventi tutti ricchi e stimolanti, che evidenziano la vivacità del dibattito in corso e che meritano di essere approfonditi, anche perché molti di essi nascono dall'autoriflessione di chi l'attività di scienziato e di ricercatore la esercita ogni giorno.

Il Direttore
Antonio Da Re


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