Il Terzo Livello è il punto limite in cui la pura patogenesi medicamentosa si trasforma nella descrizione di un'esistenza piena di significato.
Una modalità particolare di "essere al mondo", questo è ciò che definisce ogni rimedio omeopatico.
Il contributo del Terzo Livello supera definitivamente la visione riduttivamente organicista che spesso accompagna il medico accademico.
Omeopata è colui che è pronto a porsi in un'attitudine biologico-evoluzionista.
Omeopata è colui che conosce la relazione dinamica che conduce ad una modificazione dell'attitudine del malato.
Omeopata non può essere un clinico freddo, impersonale e silenzioso, che lascia esporre al malato con timidezza, goffaggine o prolissità i suoi sintomi in un ambiente di distante neutralità.
Il discepolo di Hahnemann porta a termine il suo compito con il suo studio del paziente e con la sua volontà lucida contribuisce a creare un legame interumano che va ben oltre il semplice rapporto terapeuta-paziente.
Ma attenzione, il Terzo Livello, ricco di osservazioni ed esperienze non si può concepire separato dal metodo omeopatico generale.
Rimane beninteso, quindi, che colui che vi si consacra deve obbligatoriamente possedere e curare una formazione ed informazione omeopatica classica.
L'analisi esistenziale dell'uomo, in quanto essere di volontà e responsabilità, richiama alla mente ciò che da sempre, maestri come Candegabe, Vithoulkas, Masi, Herscu, vanno ripetendo: scoprire "il genio del rimedio", "il tema di fondo", "il simillimum profondo", etc.
Scoprire "Il filo perduto", significa aiutare il paziente al di là delle difficoltà sulle quali si ostina a sprecare la sua energia e dare liberamente alla propria vita un senso veramente umano.
Il Terzo Livello tenta di rendere all'uomo sofferente il suo bene più prezioso: il potere di disporre della sua libertà interiore. "Un giorno un caro amico mi ha chiesto se potessi in due parole descrivergli il senso con cui 1'uomo vive i suoi miasmi. Gli ho risposto che:
- - Nella Psora c'è sempre l'attesa di qualcosa.
- - Nella Sicosi c'è sempre qualcosa che manca.
- - Nella Lues c'è sempre qualcosa di incompiuto".