I medici omeopatici francesi hanno festeggiato quest’anno (1935) il centenario dell’arrivo a Parigi di Samuel Hahnemann: il 27 giugno 1835. La Facoltà di Medicina ha così avuto l’occasione di rievocare la figura ormai leggendaria del fondatore dell’Omeopatia. Questi ebbe in vita onori e persecuzioni, venne considerato da alcuni il massimo dei medici, da altri un visionario o un ciarlatano e subito dopo la sua morte, tranne che nel gruppo dei seguaci, la figura di Hahnemann venne dimenticata per poi riapparire, ingrandendosi sempre più, all’inizio di questo secolo.
Ospedali, istituti e monumenti sono stati eretti ovunque in suo onore, specialmente nelle due Americhe. Inoltre, in questi ultimi anni, tanto in Germania, la sua patria, che in Francia, il suo Paese di elezione dove visse gli ultimi giorni, si cerca nuovamente di ricostruire la storia di quest’uomo per meglio studiare e comprendere la sua grande opera.
Nel 1900 è stato eretto alla memoria di Samuel Hahnemann un monumento nel Cimitero Père Lachaise, di cui la Società Francese di Omeopatia, la più antica fra quelle che riuniscono i medici omeopatici di Francia, ha solennemente avuto la consegna davanti ai rappresentanti delle altre grandi associazioni scientifiche hahnemanniane.
A Stoccarda, il Dr. Richard Hael, recentemente scomparso, ha dedicato la propria vita a ricostruire quella del grande scienziato creando un museo che ospita una collezione di ricordi del fondatore dell’Omeopatia e racchiudendo in due volumi lo studio storico più completo che esista sullo stesso Hahnemann.
In questi ultimi anni sono poi apparse nuove edizioni delle opere di Hahnemann come pure nuovi racconti sulla sua vita redatti da medici. Questi colleghi hanno ritenuto giusto annotare cronologicamente sia i fatti vissuti che i lavori creati dal Maestro, mentre in realtà si tratta di biografie, utilissime senza dubbio, ma che non permettono di capire l’uomo nel suo pensiero intimo, che fu il motore delle sue azioni. Mancava dunque un vero studio psicologico e tale è il compito che Roger Larnaudie si è assunto, meritandosi per questo tutta la nostra gratitudine.
Come ebbi a dire in una breve allocuzione alla seduta inaugurale delle Giornate Hahnemanniane , il 5 luglio 1935:
“Un medico è sempre tentato di considerare prima dell’uomo la sua opera, la quale, con la sua profondità e il suo valore, quasi nasconde colui che l’ha creata. Pieni d’ammirazione davanti al grandioso e perfetto monumento scientifico innalzato da Samuel Hahnemann, noi avevamo sinora considerato il fondatore dell’Omeopatia unicamente come un superuomo e un semidio. Ora Roger Larnaudie ci fa conoscere tutto ciò che vi è di profondamente umano in un essere la cui vita può dirsi quasi soprannaturale. Leggendo la vita di Hahnemann, tracciata dal nostro autore, l’anima del Maestro mi è apparsa luminosa come mai prima ero riuscito ad intravederla, nemmeno nelle opere più erudite e più complete dedicate a lui o ai suoi libri”.
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Grazie a Roger Larnaudie, Hahnemann ci appare anzitutto il rinnovatore della tradizione ippocratica. Il geniale medico greco è, senza contestazioni, il padre della Medicina in Occidente e la prima affermazione sulla legge di similitudine ci viene proprio da lui. Le basi della Scienza medica, per Ippocrate come per il fondatore dell’Omeopatia, sono identiche. È bene confrontare l’inconfutabile affermazione ippocratica, che dovrebbe stabilire i rapporti del medico verso i pazienti, col primo paragrafo dell’Organon di Hahnemann. La tradizione ippocratica, trascurata dal secolo XIX in poi nella maggior parte delle Facoltà francesi, è stata invece mantenuta nella sua integrità a Montpellier, che è la culla del vitalismo .
Ora, cosa dice Hahnemann nella sua filosofia generale della Medicina? Il primo paragrafo dell’Organon comincia così:
“La più alta, l’unica missione del medico è quella di ridare la salute alle persone sofferenti, e ciò si chiama guarire”.
Hahnemann ripete ciò che Ippocrate aveva già formulato e questo potrà sembrare assai semplice e anche piuttosto banale ai profani, poiché il buon senso generale riconosce benissimo, come base, tale verità. Ma è una verità che, per parecchi anni, da molti, da troppi medici, è stata dimenticata. C’è stata anzi un’epoca in cui le Facoltà limitavano la loro attività quasi alla descrizione e alla ricerca delle circostanze che favorivano o generavano la malattia, trascurando poi di occuparsi della parte terapeutica.
Dallo scetticismo, allora di moda tra i medici, nasceva una Medicina che potrebbe chiamarsi semplicemente ‘contemplativa’.
“A che serve”, diceva il decano di una Facoltà di Medicina, “curare un malato di polmonite dal momento che il ciclo di questa malattia comporta la diminuzione della febbre il nono giorno? È vero che a volte sopraggiungono complicazioni che portano la morte e troncano così il ciclo, ma non c’è nulla da fare. Noi non possiamo che contemplare e descrivere le malattie studiandone la patologia a profitto di quei medici che fra qualche secolo potranno infine scoprirne la terapia”.
Davanti ad un tale ragionamento ovviamente si ribellano sia il sentimento sia il buon senso.
Il sentimento ci fa pensare che, se fosse proprio così, il compito del medico diverrebbe inutile, perché praticamente egli non sarebbe che un parassita, un individuo che approfitta della malattia. Invece il buon senso ci induce a voler sperare sempre, essendo esistiti, in tutti i tempi, uomini volenterosi e perseveranti che hanno saputo sollevare i malati dalle loro sofferenze.
Con la volontà e lo sforzo ininterrotto si superano gli ostacoli più alti e si compiono le imprese più difficili. Ora, una delle prime qualità del medico dev’essere la perseveranza. Colui che lotta senza tregua, anche nei casi più disperati per ritardare l’opera della morte, è superiore a colui il cui spirito pronto, brillante ed esperto nelle speculazioni filosofiche si blocca davanti alla fatica dello sforzo.
Ai suoi tempi, Hahnemann ha strenuamente combattuto contro tutti coloro che dimenticavano di compiere il loro dovere di medici: anzitutto cercare di guarire. Ma per quei tempi era un compito addirittura sovrumano, perché la Medicina, arte dell’applicazione, procede contemporaneamente dal pensiero e dagli atti e troppi medici, nel passato, si sono atteggiati a pensatori prima di essere uomini d’azione.
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Grande chimico, medico eminente, fondatore di una Scuola, rinnovatore della tradizione ippocratica: queste le qualità attribuite al genio sassone. Ma ciò che era rimasto quasi completamente ignorato o incompreso è la filosofia hahnemanniana e il merito più grande di Roger Larnaudie è quello d’aver saputo dimostrarcene tutto il valore.
Nel capitolo che s’intitola ‘L’uomo dalla quarta dimensione’ [Parte VI], l’autore si addentra in un terreno pericoloso e, ciò nonostante, egli ha saputo dimostrarci quella potenza delle sostanze diluite e dinamizzate e quell’energia che non si manifesta soltanto nello spazio, bensì nel tempo. Secondo me, ciò che è più notevole è il fatto di essere entrato nel concetto che un rimedio più è diluito più a lungo può agire, anche a distanza dall’assorbimento, purché condizionato alla legge di similitudine. In nessun’altra Scuola, oltre a quella Omeopatica, si studia così profondamente e accuratamente la durata dell’azione dei medicamenti.
Mi piace questo titolo di Hahnemann ‘uomo dalla quarta dimensione’, che all’inizio potrebbe sorprenderci, ma poi ci porta a capire che l’organismo umano non è soltanto un’entità visibile e palpabile nello spazio. L’essere vivente nasconde, nel suo involucro di materia animata, una serie di manifestazioni energetiche sempre più sottili; si direbbe che esistano nell’uomo dei piani multipli, embricati uno nell’altro e nel medesimo spazio.
Dato che un rimedio omeopatico può, come una graduale corrente di energia, agire sia sulle patologie fisiche sia su quelle mentali, arriviamo a persuaderci come le tre dimensioni dello spazio non possano bastare a tali fenomeni.
Lo studio dell’Omeopatia, e della filosofia che ne sprigiona, mi ha portato a penetrare la psiche dell’uomo che l’ha creata, ma mai sarei potuto giungere a questo senza l’aiuto di Roger Larnaudie.
Dr. Maurice Fortier-Bernoville