Capire i piccoli

Come aiutare a crescere creature imprevedibili e meravigliose da 0 a 6 anni

 
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Capire i piccoli  Deborah MacNamara   Il Leone Verde
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I bambini piccoli sono fra le persone più amate, ma anche fra le più incomprese. Le loro straordinarie personalità  possono rivelarsi una sfida per gli adulti in quanto sfuggono alla logica e alla comprensione. Un momento sono sfrontati, recalcitranti e ribelli, quello subito dopo illuminano la stanza con la loro gioia di vivere e le risate contagiose.

Le reazioni estreme, la rabbia apocalittica, i pianti inconsolabili e le impuntature senza cedimenti sono la cifra dell'immaturità, e per quanto dovrebbe sembrare evidente che l'immaturità dei piccoli è un loro tratto costitutivo, e li renda persone molto diverse da noi, si rivela invece fra le cose più misconosciute e neglette.

In questo libro troverete la storia di ciò che serve ai piccoli per crescere e prosperare, ma non prima di aver capito che i loro comportamenti talvolta sconcertanti non sono affatto la manifestazione di un disturbo, di un deficit,  e, che lo crediate o no, neppure di una “cattiva educazione”.

Tuttavia, poiché uno dei problemi fondamentali dell'uomo è che non tutti crescono pur invecchiando, e visto che questa stasi nella crescita inizia spesso nell'infanzia, è essenziale che l'adulto entri con il piede giusto nel mondo dei più piccoli. Deborah MaNamara, allieva e collega di uno dei più importanti esperti dell'età evolutiva, Gordon Neufeld, vi terrà per mano esplorando l'intenso bisogno di attaccamento del bambino, l'importanza vitale per lui del gioco, la natura di quella giusta disciplina  e del tipo di relazione che sono in grado di proteggere la crescita delicata dell'infanzia.

Non guarderete più ai vostri figli e a voi stessi nello stesso modo, e pur scoprendo quanto sia critico il ruolo di genitore e adulto, vedrete anche come, dalla giusta prospettiva, sia più facile e naturale di quanto si creda.


Capire i piccoli  Deborah MacNamara   Il Leone Verde
 
Capire i piccoli
Come aiutare a crescere creature imprevedibili e meravigliose da 0 a 6 anni

Deborah MacNamara



torna suIndice del libro

Prefazione, di Gordon Neufeld

Introduzione - Perché è importante fare chiarezza
Diventare il meglio per un figlio
L'approccio Neufeld
Cosa vuol dire "Sto in pace, gioco, cresco"?

I - Come crescere un bambino piccolo
Le meraviglie della crescita
I tre processi di maturazione
Preservare lo spirito dell'infanzia

II - La Personalità del bambino piccolo - Un po' bella e un po' bestia
Il cervello del bambino piccolo
Bambini sensibili (o bambini orchidea) e integrazione cerebrale
Bambini piccoli in azione: Un solo pensiero o sentimento alla volta
Strategie per l'immaturità
Il primo manifestarsi di pensieri e sentimenti contrastanti

III - Preservare il gioco - Difendere l'infanzia dal mondo digitale
Rischiano di perdere la dimensione del gioco proprio coloro
Che ne avrebbero più bisogno
Cos'è il gioco?
Qual è l'obiettivo del gioco?
Favorire le libertà necessarie al gioco
Strategie per promuovere le condizioni che innescano il gioco
Quali sono le implicazioni del lavoro e dell'educazione nei primi anni?

IV - La necessità del contatto - Perché la relazione è importante
La fame di contatto e l'invito alla pace
Che aspetto ha un buon attaccamento?
Come favorire un forte attaccamento attraverso il rituale del richiamo
I coetanei come attaccamenti competitivi

V - Chi è che guida? - La danza dell'attaccamento
La danza gerarchica dell'attaccamento
Il bambino alfa e l'impossibilità a dipendere
Perché trasformiamo i bambini in bambini alfa?
Riconquistare il bambino alfa

VI - Sentimenti e ferite - Conservare la tenerezza del cuore
La vita emotiva dei bambini piccoli
Cosa sono le emozioni?
Cinque passi verso la salute emotiva e la maturità

VII - Lacrime e capricci - Comprendere la frustrazione e l'aggressività
La forza dei bimbi ai primi passi e piccoli uragani
Come si aiuta un bambino frustrato?
Le lacrime di tristezza sono importanti
I più comuni tentativi inutili dell'infanzia
Le quattro impossibilità che è più difficile affrontare
Aiutare il bambino ad adattarsi alle frustrazioni della vita
Frustrazione e lacrime nei bambini sensibili

VIII - Paura del distacco - La buonanotte, la separazione e l'ansia
I bambini piccoli non sono fatti per la separazione
Cos'è l'ansia da separazione?
L'angoscia nel bambino piccolo
Come usare l'attaccamento per gestire l'ansia da separazione

IX - "Tu non mi Comandi!" - Capire la resistenza e l'opposizione
I bambini sono allergici alla coercizione
Forme di coercizione e controllo
Le due facce della controvolontà
Distinguere le due facce della controvolontà
Strategie per gestire la resistenza e l'opposizione

X - Disciplina Per gli immaturi - Guadagnare tempo per la crescita
La risposta a un comportamento immaturo è la maturità
Le sei caratteristiche dei bambini che si comportano bene
Critica delle pratiche correnti in fatto di disciplina
Disciplina sicura per l'attaccamento e sana per il processo evolutivo
Le dodici strategie di Neufeld
Linee guida speciali per i conflitti tra fratelli

XI - Come i bambini fanno crescere gli adulti
Le emozioni dei genitori
Cosa farne del senso di colpa?
Diventare la risposta di cui i figli hanno bisogno
Cosa significa trovare pace, crescere, giocare?
Il Neufeld Institute
Il Dottor Gordon Neufeld
Strumenti e materiali
Presentazione

Ringraziamenti
L'autrice
Indice


Capire i piccoli  Deborah MacNamara   Il Leone Verde
 
Capire i piccoli
Come aiutare a crescere creature imprevedibili e meravigliose da 0 a 6 anni

Deborah MacNamara



torna suPrefazione - Gordon Neufeld

Un incontro con la dottoressa MacNamara non è facile da dimenticare. Deborah è un turbine di energia, intelligenza e acume che si impadronisce delle situazioni come una tempesta, per quanto sia la tempesta più tranquilla che si possa immaginare. Ha senza dubbio un impatto profondo, nonostante appaia perlopiù come il ritratto della serenità. Ho sempre pensato che questo atteggiamento sia il frutto di una straordinaria conquista - da cui certo i suoi figli trarranno immenso vantaggio.

La nostra relazione all'inizio è stata quella fra studente e insegnante. Deborah ha fatto presto a capire la teoria evolutiva, così come ha afferrato subito le implicazioni di un approccio alla genitorialità fondato sull'attaccamento. Subito dopo aver compreso la portata di queste conoscenze, ha insistito per condividerle con il maggior numero di persone possibile, e sono davvero felice che si sia assunta questo compito.

La sicurezza con cui Deborah ha dominato la teoria evolutiva dell'attaccamento è stata straordinaria. Ma quello che più mi ha colpito nei primi tempi della nostra relazione è stata la sua capacità di elaborazione pratica del materiale. Intuiva il passaggio dalla teoria alla pratica. Tenendo fermo il quadro generale di riferimento, era in grado di tradurre la teoria nella più concreta delle applicazioni. Mentre io ero ancora fermo al pensiero, ecco che lei si era mossa verso una miriade di traduzioni pratiche, pur senza perdersi nei dettagli o farsi trascinare in avventure caotiche.

Da allora, i nostri ruoli si sono in qualche modo rovesciati. Sempre più spesso è lei che detiene lo scettro del condottiero, scorrendo la letteratura scientifica in cerca di materiale di rilievo e innovativo, richiamando la mia attenzione quando ritiene opportuno farmi leggere qualcosa. Deborah sa bene cosa sia attuale nella scienza evolutiva, e sa di avere una grande responsabilità nella ricerca della verità a livello scientifico. Una mente critica e un'inclinazione scientifica sono strumenti essenziali quando si cerca di dare un senso alle cose, soprattutto quando sono fenomeni complessi come l'attaccamento e l'immaturità.

Apprezzo molto anche il teorico che è in lei. Ho formulato alcuni dei fondamenti dell'approccio evolutivo basato sull'attaccamento, ma lei ha fatto mostra di notevole brillantezza creativa quando ha elaborato il materiale esistente, lo ha sviluppato e mi ha aperto nuove prospettive.

Non è un compito semplice quello che aspetta i genitori di un bambino piccolo. Come tenere sempre a mente l'attaccamento, dare sicurezza, conservare il proprio ruolo alfa di guide, assicurare la necessaria tranquillità e pace, sapere quando mettere dei limiti e invitare alle lacrime - il tutto nella stessa danza? Molti genitori, per quanto premurosi e non sprovvisti della necessaria consapevolezza teorica, rischiano di fallire in questo o quell'aspetto. Alcuni sono troppo indulgenti e rischiano di perdere il proprio ruolo guida, ritrovandosi con bambini del tipo alfa, ansiosi e bisognosi di esercitare un controllo. Sono quei genitori che sanno prendersi cura amorevole dei figli ma non riescono a offrire quel contenimento e quell'accettazione dell'inevitabile che sono essenziali a un sano sviluppo. Altri non esitano nel ruolo di guide e agenti del processo di adattamento, ma faticano a far arrivare il loro amore quando si sentono frustrati.

Deborah è riuscita nella difficile armonizzazione dei vari aspetti e questo secondo me la rende davvero qualificata a scrivere in merito ai più piccoli. La padronanza della teoria non è sufficiente quando si tratta d'insegnare agli altri. La competenza teorica deve essere incorporata in quel genere di danza che consenta alla natura di svolgere la propria meravigliosa funzione con i figli.

Sono due i temi prevalenti del libro: il primo è l'importanza della relazione - del giusto tipo di relazione - quella che consentirà di portare il bambino a sviluppare tutto il suo potenziale umano. Non dobbiamo mai dimenticare che il contesto naturale in cui crescere un figlio è proprio la relazione che ha con il genitore o l'insegnante. Quando sorgono difficoltà nella relazione, come quando il bambino oppone resistenza alla prossimità con l'adulto o si assume il ruolo alfa di guida, nulla andrà per il verso giusto. In passato, la cultura proteggeva la relazione attraverso costumi e rituali, oggi, purtroppo, questo non avviene più. Da qui la necessità di sviluppare una consapevolezza del fattore relazionale. Si è scoperto che il periodo fino ai 7 anni è assolutamente decisivo per lo sviluppo della capacità di relazione. È il fattore più importante per la crescita. L'attaccamento non deve mai essere
perso di vista.

Il secondo tema è quello dell'immaturità. Verrebbe da pensare che l'immaturità dei bambini piccoli sia un fatto di per sé evidente. Al contrario, oggi l'idea di immaturità è fra le più misconosciute e neglette. Ciò che aveva scoperto Piaget - che l'immaturità rende i bambini piccoli creature del tutto diverse da noi - non ha mai raggiunto davvero la nostra coscienza, quantomeno non abbastanza da cambiare il nostro approccio. Se comprendessimo sul serio il fattore immaturità, non ostacoleremmo di continuo i più piccoli, non penseremmo che la loro condizione immatura sia una pecca da correggere e non la puniremmo, consapevoli delle ottime ragioni della sua esistenza in quanto parte del disegno evolutivo.

Uno dei problemi fondamentali dell'uomo è che non tutti crescono pur invecchiando. Questa stasi nella crescita inizia spesso nell'infanzia. Fino a 7 anni ogni bambino ha tutto il diritto alla propria immaturità, la difficoltà sorge quando continuiamo a comportarci come bambini pur non avendone l'età. Più capiamo l'immaturità dei piccoli - cosa manca e perché -, più siamo in grado di apprezzare le condizioni che favoriscono una maturazione autentica, meno osteggeremo i bambini e accetteremo meglio la nostra stessa immaturità. Le caratteristiche dell'immaturità sono sempre le stesse, qualunque sia l'età.

Può sembrare ironico, ma credo che oggi la maggior parte dei genitori si senta troppo responsabile della crescita dei figli. Dimentichiamo che il processo di maturazione è sempre avvenuto, da ben prima che esistesse un qualsiasi libro o maestro; da ben prima che avessimo la più pallida idea di come funziona un simile processo, e da prima che esistessero scuole o terapie. La cosa buona è che se i genitori comprenderanno appieno il messaggio del libro, sapranno apprezzare quel processo evolutivo che può facilitare il loro compito. Non dobbiamo spingere l'acqua del fiume, come molti di noi si sono preoccupati di fare. Nel momento in cui sappiamo ciò di cui la natura ha bisogno per portare a termine il proprio lavoro, e le forniamo le condizioni adatte, possiamo rilassarci e assaporare i frutti spontanei che ne nasceranno.

Sono stato davvero felice quando - ormai qualche anno fa - Deborah mi annunciò la sua intenzione di scrivere un libro per far capire la natura dei bambini piccoli. Le sue figlie le hanno fornito un tesoro prezioso di esemplificazioni e aneddoti. Ma dove trovare il tempo e lo spazio per realizzarlo? La sua capacità di esposizione l'ha resa un'oratrice molto richiesta nel corso di conferenze e laboratori per i professionisti del settore. La sua dedizione di madre significava che non erano contemplati compromessi in questo campo. Il libro è, pertanto, non solo un tributo alle capacità di Deborah, ma anche alla forza trainante della sua convinzione che le conoscenze relative allo sviluppo e alla relazione debbano giungere a chi è responsabile della crescita dei più piccoli. Nel tentativo di ritagliare uno spazio perché ciò si realizzasse, aveva già abbandonato il suo lavoro come professoressa universitaria e ridotto la pratica professionale privata. Senza questa irrefrenabile spinta e i sacrifici che di conseguenza è stata disposta a fare, il libro che avete fra le mani non si sarebbe mai materializzato. Deborah è nella condizione migliore per raccontarvi questa storia, per condurvi dalla teoria alla pratica. Non potreste essere in mani migliori.

Gordon Neufeld


Capire i piccoli  Deborah MacNamara   Il Leone Verde
 
Capire i piccoli
Come aiutare a crescere creature imprevedibili e meravigliose da 0 a 6 anni

Deborah MacNamara



torna suIntroduzione

Per comprendere un bambino dobbiamo osservarlo mentre gioca,
studiarlo nelle differenti manifestazioni del suo carattere.
Non possiamo proiettare su di lui i nostri propri pregiudizi,
le nostre speranze e paure, e neppure modellarlo in modo che risponda
al modello foggiato dai nostri desideri.
Noi siamo troppo propensi a giudicare il bambino in base alle nostre personali
simpatie e antipatie, siamo incapaci di permettere che le sue relazioni con noi
e con il mondo si svolgano senza che vi siano frapposte barriere e impedimenti.
Jiddu Krishnamurti

Qualche anno fa fui invitata a parlare a un gruppo di neogenitori sul tema dell'attaccamento nei bambini piccoli. Il salone in cui si svolgeva l'incontro era gremito di madri che allattavano o cullavano i neonati per farli addormentare, o cambiavano pannolini. Trasportini, passeggini e borse per il cambio erano ammassati gli uni sugli altri, con copertine che straripavano da tutte le parti. Meredith, la coordinatrice del gruppo settimanale di sostegno, invitò i genitori a prendere posto seduti in cerchio; esordì con un caloroso benvenuto e chiese a tutti come andava. Alcuni risposero che erano finalmente usciti di casa, altri che erano riusciti a farsi una doccia e altri ancora replicarono che l'allattamento stava migliorando. Una madre dall'aria stanca prese la parola e disse: "La mia bambina piange ogni volta che la metto giù. La allatto finché non si addormenta, ma appena la sistemo nella culla si sveglia. Sono esausta!" - più d'una annuì e sospirò mentre Meredith le rispondeva: "Sì, è dura, vorreste un po' di riposo ma loro hanno un bisogno costante della vostra presenza!". Seguirono altri cenni di assenso, prima che Meredith proseguisse dopo una breve pausa: "Immagino che debba essere dura anche per i bambini, sono in una fase di transizione, da che erano dentro di voi tutto il tempo e sentivano il vostro calore, il battito del vostro cuore, si ritrovano, ora, a non sapere più come riuscire a restare sempre accanto a voi come prima." La stanza si fece silenziosa per un istante e mi ritrovai a pensare alla prima volta in cui anch'io ero diventata madre; riuscivo a percepire in modo viscerale tutta l'apprensione, l'agitazione e la stanchezza di quelle madri.

Meredith mi diede allora il suo benvenuto formale di fronte all'assemblea dei genitori, dicendo di avermi invitata per parlare dell'attaccamento. Enfatizzò l'importanza della relazione umana e disse che il processo di attaccamento era già in via di sviluppo fra gli astanti e i loro piccoli. Mi aveva avvisata che avrei avuto non più di 15 minuti per trasmettere il mio messaggio, a causa dell'attenzione limitata. Guardai i volti stanchi e distratti delle madri mentre parlavo di come si presenta un buon attaccamento e di come aiuti la crescita; le mamme erano concentrate e pensierose, assimilavano il possibile mentre rispondevano ai bisogni dei neonati.

Mi fermai dopo 15 minuti e chiesi se ci fossero domande. Una mamma con un bimbo tutto accoccolato in braccio mi guardò e disse. "Cosa dovrei fare per disciplinarlo?" - fui presa alla sprovvista, cosa mai poteva aver fatto il neonato per dover essere disciplinato? La mia faccia aveva certo tradito la sorpresa perché lei si affrettò ad aggiungere: "Voglio dire, come farò quando sarà più grande?". In realtà la sua domanda non era molto diversa dalle molte che io stessa mi ero posta da neomamma, o che di solito mi vengono poste dai genitori. Di norma, iniziano tutte nello stesso modo: "Come devo comportarmi quando il bambino fa la tal cosa o la tal altra?" - se non ascolta, se non vuole andare a dormire, se fa male al fratellino o alla sorellina? Eppure, mentre osservavo quel salone straripante di nuova vita, mi sentii a disagio per quella domanda. C'era qualcosa di ben più necessario che avrei tanto desiderato mi fosse chiesto. Avrei sperato che quella mamma mi domandasse quali fossero i segreti per crescere bene un figlio e svilupparne tutto il potenziale umano. Avrei voluto condividere con lei le meraviglie della crescita e il ruolo che le sarebbe spettato. La sua domanda sulla disciplina poteva ricevere una risposta solo dopo aver considerato in che modo i più piccoli prosperano e fioriscono. Avrei voluto fare un passo indietro rispetto al bisogno di sapere cosa fare sul momento e considerare invece cosa avrebbe dovuto fare per creare le condizioni di un sano sviluppo. Avrei preferito concentrarmi sulla maturità come risposta ottima e necessaria all'immaturità, e su come il compito del genitore sia fatto di pazienza, tempo e cure premurose.

Il messaggio che volevo trasmettere non era del genere che i neogenitori ascoltano di solito. Volevo svelare che il segreto per crescere un figlio non è quello di avere tutte le risposte, bensì quello di essere la risposta. Volevo condividere il fatto che la genitorialità non è qualcosa che si impari da un libro, per quanto i libri possano essere utili quando si cerca di capire come è fatto un bambino. Desideravo esprimere l'idea che a fare i genitori non si impara dai propri genitori, sebbene quelli bravi siano degli ottimi esempi. Intendevo riaffermare che le cure appropriate per un bambino non conoscono diversità di genere, di età o di etnia. Speravo di rassicurare tutti che i loro sentimenti di colpa, responsabilità, paura e cura non erano altro che il pilastro emotivo e istintivo su cui poggiare quella genitorialità di cui i figli avrebbero avuto bisogno. Tenevo molto a far capire che ogni bambino ha bisogno di un luogo tranquillo in cui poter giocare e crescere. Questo non significa essere genitori perfetti, né conoscere il da farsi in ogni istante. Ciò che serve è una forte spinta a voler essere il meglio per un figlio e a voler creare le condizioni per favorirne la crescita.

Diventare il meglio per un figlio
I bambini piccoli sono fra le persone più amate, ma anche fra le più incomprese. Le loro straordinarie personalità possono rivelarsi una sfida per gli adulti in quanto sfuggono alla logica e alla comprensione. Un momento sono sfrontati, recalcitranti e ribelli, quello immediatamente successivo illuminano la stanza con la loro gioia di vivere e le risate contagiose. Vista la loro natura imprevedibile, non è difficile capire perché i genitori desiderino tecniche e strumenti per gestire i comportamenti immaturi. Il problema è che le istruzioni non serviranno a capire come è fatto un bambino.

Per diventare il meglio per nostro figlio, dobbiamo comprendere la sua natura dall'interno. Non servono abilità, ma discernimento. È più una questione di ciò che vediamo quando guardiamo nostro figlio, anziché di ciò che facciamo. Si tratta di afferrare il quadro generale evolutivo piuttosto che perdersi nei dettagli del vivere quotidiano. Detto in parole semplici, la prospettiva è tutto. Se pensiamo che un bambino piccolo stia soffrendo, gli offriremo il nostro conforto, ma se invece crediamo che sia manipolativo potremmo tirarci indietro. Se lo consideriamo un ribelle, saremo tentati di punirlo, ma se capiamo che i bambini hanno forti istinti a resistere, ci sforzeremo di superare l'impasse. Se consideriamo eccessiva l'emotività di nostro figlio, vorremo calmarlo, ma se invece sappiamo che le emozioni forti vanno espresse, lo aiuteremo a imparare un linguaggio del cuore. Se pensiamo che la mancanza di concentrazione dipenda da una mente disturbata, ricorreremo a cure mediche, ma se scorgiamo l'immaturità dei bambini piccoli, basterà dar loro il tempo di crescere.

Quando li comprendiamo, e iniziamo a scorgere le ragioni evolutive che si celano dietro i loro comportamenti, l'aggressività sarà considerata meno sul personale, gli atteggiamenti oppositivi sembreranno meno provocatori e la nostra attenzione potrà dedicarsi alla creazione di quelle condizioni che favoriscono la crescita. È difficile fare progressi se non comprendiamo cos'è che spinge a un certo comportamento, o quando le nostre emozioni offuscano il quadro generale. Charlie, padre di due bambini piccoli, mi ha detto una volta: "Ero la persona più rilassata che si potesse immaginare, chiedete ai miei amici e vi diranno che ero il più calmo fra loro. Ora che ho dei figli, credo di avere invece un problema di gestione della rabbia." Anche Samantha, madre di due maschietti, mi ha scritto: "ho capito che i miei figli non stanno cercando di farmi saltare di proposito fino all'ultimo dei nervi, e così ho ricominciato a godermeli." La morale è che il modo in cui reagiamo ai bambini si fonda su ciò che vediamo, il che in definitiva determina il nostro comportamento. E, ancora più importante, il nostro comportamento determina il tipo di cure che i figli si aspettano di ricevere da noi.

I piccoli rappresentano l'immaturità allo stato puro e gettano una luce sugli inizi ancora incompleti da cui tutti siamo partiti per crescere. Per quanto si guardi con orrore ai loro modi immaturi, potremmo scegliere di farci colmare di stupore e meraviglia al cospetto del continuo rinnovarsi della vita umana. Il segreto per liberare l'antico disegno della crescita non è in ciò che facciamo con i bambini, ma in ciò che siamo per loro. Nascondono la promessa di un futuro maturo che si realizzerà grazie alla nostra funzione maieutica - ed ecco perché comprendere i bambini è tanto importante.

L'approccio Neufeld
Capire i piccoli offre una comprensione del bambino utilizzando l'approccio evolutivo integrato ideato da Gordon Neufeld e fondato sull'attaccamento. Neufeld è un eminente psicologo evolutivo riconosciuto a livello internazionale, il cui lavoro ha determinato la creazione di un modello speculativo dello sviluppo umano che è a un tempo coerente, logico ed esauriente. Neufeld ha messo insieme i pezzi del puzzle evolutivo basandosi su più di 40 anni di ricerca, nonché di pratica. Il suo modello teorico prende le mosse da diverse discipline, incluse le neuroscienze, la psicologia evolutiva, la scienza dell'attaccamento, la psicologia analitica e la tradizione culturale. Fornisce una vera e propria mappa per comprendere come la maturazione dell'individuo si realizzi dalla nascita all'età adulta, così come anche il fallimento del processo di maturazione psicologica. Le strategie di intervento con i bambini non sono né artificiose né staccate dal naturale processo evolutivo o dalle relazioni umane. Al centro dell'approccio neufeldiano c'è il fondamentale obiettivo evolutivo di comprendere quali siano le condizioni richieste per la realizzazione del potenziale umano. Lo scopo è rimettere l'adulto in posizione di guida, una volta che sappia a menadito come è fatto il bambino. In altre parole, la cosa migliore per un figlio è un genitore che sia l'esperto del suo bambino.

Il mio coinvolgimento con Gordon Neufeld è iniziato più di dieci anni fa, ed è il risultato dei molti ruoli che svolgevo: ricercatrice, professoressa, terapeuta e, più importante di tutti, quello di madre. Dopo decenni trascorsi a studiare le modalità dello sviluppo, a insegnare, a lavorare come psicoterapeuta, mi sono imbattuta nel suo lavoro durante un seminario sull'adolescenza. Prima che fosse trascorsa un'ora ero già stata catturata dal modo in cui aveva dato un senso alla mia personale adolescenza e aveva spiegato il comportamento di tanti studenti a cui avevo insegnato o che avevo avuto in terapia. Il suo lavoro divenne per me un agente di trasformazione, soprattutto per capire aspetti dello sviluppo umano come la vulnerabilità, l'attaccamento e la maturazione. Capii che gli ambiti in cui mi ero focalizzata si erano fatti troppo angusti, in quanto consideravo il comportamento senza capire in cosa consistesse la crescita. Lavoravo con persone a cui erano stati diagnosticati dei disturbi senza una comprensione piena della vulnerabilità umana. Offrivo trattamenti e davo consigli per problemi di cui non avevo ancora una comprensione profonda. Mi ero persa, senza saperlo, in risultati di ricerca e pratiche staccate da un vero discernimento, senza alcuna possibilità di rimettere insieme i pezzi del puzzle. Ascoltare Gordon Neufeld mi ha riportata al buon senso e ha rimesso in cima alle mie priorità la comprensione profonda.

Non molto tempo dopo mi sono buttata a capofitto nello studio appassionato del processo umano di maturazione, dell'attaccamento e della vulnerabilità tramite il Neufeld Institute. Due anni più tardi, sedevo davanti a Gordon nel patio di casa sua durante una stupenda sera di primavera mentre mi faceva un colloquio per ottenere una borsa di post-dottorato insieme a lui. Gli avevo chiesto in anticipo se ci fosse un argomento in particolare sul quale dovessi prepararmi e lui mi aveva risposto: "No, quello che serve è già dentro di te, basta che tu lo tiri fuori!". Le sue domande quella sera furono ingannevolmente semplici ma volte a capire perché volessi studiare con lui. Gli dissi che la teoria che aveva costruito mi aveva fatto rimettere a fuoco la condizione umana; ero una terapeuta più efficace perché andavo alla radice dei problemi e stabilivo relazioni con gli studenti, inoltre ero completamente trasformata come madre. Gli dissi che mi sentivo spinta a garantire che il suo lavoro non andasse mai perduto e che desideravo aiutare genitori e professionisti a comprendere i bambini. È ovvio che le mie risposte devono essergli piaciute perché sono ancora qui, dopo più di dieci anni, a scrivere tutto ciò che ho imparato.

Il contenuto teorico e le immagini che troverete nel libro sono utilizzati con il permesso di Gordon Neufeld e sono basati su materiali per i seminari da lui stesso creati. Il materiale è tratto da più di 14 corsi organizzati dal Neufeld Institute, per un totale di più di 100 ore di seminari. Sono grata del permesso accordatomi di attingere a piene mani al materiale di Gordon Neufeld e di seguire il solco del suo lavoro pionieristico come studioso e insegnante. Per ulteriori informazioni sul Neufeld Institute e i suoi corsi, vi rimando all'appendice.

Per quanto questo libro si fondi sulla teoria di Neufeld, la stessa viene esplicata e illustrata grazie alla mia esperienza di madre e psicologa. È il libro che avrei voluto avere quando i miei figli erano piccoli, e quello che spero di dar loro quando diventeranno genitori. Le storie da cui il libro prende le mosse sono quelle che hanno condiviso con me genitori e insegnanti di bambini piccoli o assistenti all'infanzia, il corpo docenti del Neufeld Institute e i professionisti della salute, nonché quelle tratte dalla mia esperienza di madre. Il mio approccio come studiosa e scrittrice è sempre stato attento alla qualità, ogni fenomeno descritto prende vita grazie a una molteplicità di esempi che ne arricchiscono la visione e la comprensione. Le idee e le teorie sui bambini piccoli che, attraverso questa lente, ho condiviso nel libro vogliono essere rilevanti per voi adulti, favorirne il discernimento e aiutare a capire quel particolare bambino che è lì di fronte a voi. Tutte le informazioni passibili di identificazione sono state cambiate, così che ogni somiglianza con persone reali sia puramente casuale. L'unica eccezione è la storia di Gail nel capitolo 3. Gail era un membro molto amato del corpo docente del Neufeld Institute, che adorava tenere le sue lezioni sul gioco e i bambini piccoli.

Cosa vuol dire "Sto in pace, gioco, cresco"?
La frase "sto in pace, gioco, cresco" rappresenta una mappa dello sviluppo evolutivo che apre la strada a un modo per comprendere come i bambini raggiungano il loro pieno potenziale umano. Non è un potenziale che riguardi in alcun modo i risultati scolastici o accademici, lo status sociale o il comportamento beneducato, talenti o abilità individuali.

La mappa evolutiva serve a guidare un bambino verso la maturità, la responsabilità sociale, la considerazione del mondo da molteplici prospettive. Serve a farlo diventare un individuo indipendente e unico, capace di assumersi la responsabilità delle scelte che compie e della direzione da assegnare alla propria vita. È una mappa che riguarda la fioritura del suo potenziale in quanto creatura che si sa adattare e ha la capacità di superare le avversità, resistere alle difficoltà e diventare resiliente. È una mappa per giungere al potenziale del bambino in quanto creatura sociale che esprima pensieri e sentimenti in modo responsabile, sviluppi il controllo degli impulsi, la pazienza e la considerazione, e comprenda l'impatto che il suo modo di essere ha sugli altri. È una mappa che serve a guidare le azioni di genitori, insegnanti, puericultori, nonni, zii, e qualunque adulto con un ruolo significativo, così che il bambino sviluppi tutta la sua persona. Stabilisce il modo in cui un adulto debba lavorare affinché i bambini possano avere la tranquillità necessaria a giocare e quindi crescere.

Questo libro intende garantire una comprensione vasta e profonda del bambino piccolo e al contempo sottolineare in che modo gli adulti possano creare le giuste condizioni per un sano sviluppo. Sebbene ogni capitolo si focalizzi su un tema specifico, è solo nel complesso che la visione del bambino si fa chiara e rivela come la crescita sia la risposta più importante all'immaturità di fondo.

Sto in pace, gioco, cresco argomenta l'importanza critica del gioco per lo sviluppo dell'infanzia, sottolinea come l'attaccamento fornisca quel contesto che favorisce la tranquillità e la crescita, come le emozioni siano il motore stesso della crescita e in che modo affrontare lacrime, crisi, ansie, separazione, resistenze, ribellioni e, naturalmente, anche la disciplina. Il capitolo finale affronta il tema della crescita degli adulti e di come il fatto di allevare i propri figli produca in loro una trasformazione; io spero che allevierà il timore che molti di voi hanno di dover essere già del tutto maturi prima di mettere al mondo un figlio.

Non è un libro in cui troverete istruzioni, dritte, tecniche, mantra o direttive da seguire, per quanto non manchino strategie in grado di aiutarvi a trovare la strada giusta per voi, fidando sul vostro personale discernimento. È un libro che vuole riaffermare il valore dell'intuizione e del buon senso, rassicurandovi perché non siete i soli a sentirvi perplessi di fronte a un bambino piccolo. Vi darà chiarezza dove ora c'è confusione e prospettiva dove aleggia la frustrazione, nonché pazienza, sapendo che esiste un piano evolutivo della natura per la crescita dei piccoli. È un libro per incitarvi a prendervi cura di loro così come sono - egocentrici, impulsivi, sconsiderati, incantevoli, curiosi e pieni di gioia. Vi farà capire che la loro immaturità non è un errore, bensì l'umile inizio da cui tutti abbiamo preso le mosse. Vi dirà di usare intuizione e discernimento per capire come è fatto vostro figlio, di fidarvi di ciò che vedete e dedicarvi a lui con sicurezza partendo da quel luogo che è dentro di voi. È senz'altro una mappa per quei genitori che vogliono essere il meglio per i figli, ma contiene anche tutto ciò che ogni bambino piccolo vorrebbe che gli adulti capissero di lui.


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