Come crescere un bambino allegro, libero e creativo

Senza inseguire inutili modelli di perfezione

 
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Come crescere un bambino allegro, libero e creativo  Libby Purves   Red Edizioni
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Esistono due tipologie di bambini: i bambini 'perfetti' e i bambini 'veri'. I bambini perfetti sono vestiti di tutto punto, sono ubbidienti e studiosi, e prima di cena si esercitano al pianoforte.

I bambini veri hanno le scarpe slacciate e i calzini spaiati, urlano "Ti sparo!" alla nonna, e ogni sera fanno della tavola un campo di battaglia.

In realtà, i bambini perfetti non esistono. Esistono, ci rassicura l'autrice, solo figli normali di normali genitori.

Questo libro, con umorismo e aneddoti divertenti, spiega come crescere serenamente i bambini tra i 3 e gli 8 anni, senza commettere l'errore di inseguire modelli irraggiungibili, pretendendo la perfezione dai propri figli e da se stessi. Insomma, come crescere figli imperfetti, ma felici.


Come crescere un bambino allegro, libero e creativo  Libby Purves   Red Edizioni
 
Come crescere un bambino allegro, libero e creativo
Senza inseguire inutili modelli di perfezione

Libby Purves



torna suIndice del libro

Perché questo libro
Il confine tra la prima e la seconda infanzia
I primi amici
Il confronto con le altre mamme
Gli albori della disciplina
Troppa televisione? Guarire è possibile
Le lotte tra fratelli
Le attività extrascolastiche
L'incontro con gli adulti
A proposito di denaro
La difficile arte di vestire i bambini
Vita con gli animali: criceti, pesci rossi & C.
I giocattoli, croce e delizia
La guida della 'nonna perfetta'
Conversare con i bambini
Sotto la cintura
Il galateo delle feste
Finalmente a scuola!
Parlare in modo corretto
Gite, svaghi e divertimenti
Ricovero in ospedale e mali minori
Quando la mamma va in vacanza
La tentazione di un'altra gravidanza


Come crescere un bambino allegro, libero e creativo  Libby Purves   Red Edizioni
 
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Senza inseguire inutili modelli di perfezione

Libby Purves



torna suPerchè questo libro

I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie della brama della vita per la vita.
Vengono attraverso voi, ma non da voi.
E benché stiano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Voi potete dare loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri, poiché essi hanno i propri pensieri.
Voi potete dare alloggio ai loro corpi, ma non alle loro anime, poiché le loro anime dimorano nella casa del futuro, che voi non potete visitare neppure in sogno.
Voi potete sforzarvi di essere come loro, ma non cercate di renderli simili a voi, poiché la vita non va all'indietro e non si ferma a ieri.
Kahlil Gibran, Il profeta

Mai chiedere scusa, mai dare spiegazioni: quando ho finito di scrivere Come essere una mamma imperfetta (ma felice), avevo giurato solennemente che quello sarebbe stato il mio primo e ultimo libro. Nel periodo che va dal concepimento alla festa per il quarto compleanno, si può ancora trovare qualche scusa per chi legge (o per chi scrive) libri sui bambini.

Mi sembrava che in queste fasi precoci fosse ammissibile qualche forma di generalizzazione; anche se ogni bambino è un individuo a sé stante, nei primi anni di vita le caratteristiche comuni battono di gran lunga le differenze. Tutti i piccoli di 6 mesi afferrano il cucchiaio quando si cerca di imboccarli; tutti i piccoli che imparano a camminare si tirano in testa le cose facendole cadere dai tavoli, e anche le peculiari qualità di un bambino di 2 anni (un po' come quelle di una bomba sul punto di esplodere) sono pressoché universali. Ma dopo i 4 anni, come ho scritto allora, «potete ritrovarvi davanti un rude pistolero o una schizzinosa signorina (di entrambi i sessi); un intellettuale, un atleta o un affabulatore. I bambini si distinguono uno dall'altro, sono piccoli ma divergi ognuno con un amalgama personale di condizionamenti e di fattori ereditari e casuali. Pertanto i 3 anni sembrano l'età giusta per fermarsi a dare consigli».

E inoltre, come ribadivo solennemente ai miei amici, era fuori di dubbio che in futuro io non avrei mai più scritto un altro libro sulla cura dei bambini. Chi non ha imparato a gestire il proprio figlio arrivato ai 4 anni è al di là di ogni possibilità di aiuto, ed è inutile che io cerchi di dargli consigli. Volevo tornare a scrivere di qualche altro argomento, ed ero felice di non dover più decidere a ogni riga se un bambino dovesse essere un 'lui' (vecchio stile), una 'lei' (trendy) oppure un 'esso' (offensivo), oppure 'lui/lei' (un compromesso, ma scomodo). Non avevo mai trovato una soluzione, e neanche l'avevo cercata con molta convinzione.

Mi sono sbagliata. Ritiro tutto. I miei figli sono cresciuti, e non appena il ricordo dei pannolini e delle notti in bianco ha iniziato a sbiadire, invece di abbandonarmi al relax di una vita familiare finalmente più razionale, mi sono ritrovata di nuovo in alto mare. Eccomi daccapo al lavoro per dare un significato a tutta la questione; soprattutto, eccomi di nuovo a confrontare ogni osservazione non solo con amiche madri di ogni età, ma con perfette sconosciute incontrate al supermercato.

La maturità e l'autosufficienza raggiunte dai miei figli avevano reso alcuni compiti infinitamente più semplici: una minore quantità di tempo veniva dedicata alle cure fisiche, per esempio, e una certa dose di razionalità faceva capolino man mano che la prima infanzia si allontanava.

Dopo i 4 anni ci si può avventurare in promesse come: «Fammi leggere per 10 minuti il giornale in pace e dopo giocheremo con il Meccano». Quando un bambino di 4 anni vuole uno yogurt, si può puntare il dito verso il frigo e dirgli: «Bene, vai e prendilo» senza dover per forza abbandonare i tentativi che stiamo effettuando di sgorgare lo scarico otturato del lavandino. A 5 anni, abbiamo buoni motivi per credere che il bambino si ricorderà di chiudere la porta del frigo; a 6 anni la terrà aperta solo un attimo, perché la scuola e i programmi educativi della Tv gli hanno insegnato che l'energia elettrica non va sprecata. È sicuramente tutto più facile, in un modo o nell'altro.

Ma le mete da raggiungere sono state soltanto spostate, e all'orizzonte si profilano nuovi problemi che mai avevano turbato gli anni della prima infanzia: gli incubi, le parolacce, la scuola, le notti a casa degli amici, le feste, la televisione, gli orecchioni, l'aggressività, la Fata dei Denti, e altre cose di questo genere.

I modi in cui questi argomenti possono combinarsi fra loro sono infiniti, e io ho trascorso molte incantevoli ore a discutere con le mie amiche di cosa fare se tuo figlio vede comparire la Fata dei Denti in un incubo, o se dice parolacce a scuola, o attacca gli orecchioni agli altri bambini proprio durante la sua festa di compleanno. Un giorno infine mi sono resa conto che tutto era cambiato, ma che non c'era nulla di diverso. Invece di schiacciare una banana con un bambino in braccio cantando per l'altro Nella vecchia fattoria, mi sono ritrovata a prenotare le lezioni di nuoto al telefono mentre costruivo un'astronave con un cartone delle uova e contemporaneamente spiegavo perché gli aeroplani volano. È stato in questo momento che ho deciso che forse potevo scrivere il seguito del primo libro.

Questo libro non somiglia molto al precedente, proprio perché gli obiettivi da raggiungere non sono più gli stessi.

A questo punto della vita di un genitore non si tratta più di suggerire 10 rapidi stratagemmi per distrarre un neonato, né di riempire una pagina su come altri hanno brillantemente risolto il problema di insegnare l'uso del vasino; non c'è nemmeno bisogno di consigli su come rendere meno scivoloso per un bambino di 2 anni il bagno di un hotel (a 5 anni mio figlio aveva un senso dell'equilibrio molto più saldo del mio).

Scrivere un libro sui bambini da 3 a 8 anni nello stesso tono di un libro sui neonati sarebbe un insulto: neonati e bambini piccoli sono soprattutto un colossale problema di gestione, dentro al quale può svilupparsi il vostro personale rapporto con loro. Con un bambino più grande, invece, questo rapporto è sempre in primo piano, e lo spazio per un po' di astuzia materna, che pure esiste, deve essere molto ben occultato. Non è un caso se tra i 4 e i 5 anni i bambini perdono di colpo, in modo repentino e imbarazzante, ogni apparente inclinazione per baby-sitter e tate dall'aria materna: stanno cambiando. Uno dei compiti dei genitori è cambiare insieme con loro, e proprio questo vuol essere l'argomento del libro.

Più di ogni cosa, tuttavia, io vorrei che questo libro assestasse un colpo definitivo a ogni pretesa di perfezione, mia e vostra. Se nei primi due anni ogni mamma si sente pressata a essere una 'madre perfetta', una Madonna moderna con un arsenale di pastiglie al fluoro e giochi educativi, dotata di infinita pazienza e spirito di sacrificio, quando il bambino cresce l'enfasi cambia. All'improvviso è il bambino a dover essere 'perfetto': equilibrato, educato, dotato di ogni talento artistico, scientifico e sportivo. Invece di essere colpevolizzate voi per la vostra inefficienza e le vostre mancanze, siete continuamente tormentate dal dubbio inconscio che vostro figlio non sia all'altezza: di superare una prova, di imparare il violoncello, di entrare a far parte della squadra di calcio della scuola. Battetevi: il bambino ideale non esiste, né tanto meno esiste il genitore ideale.

Non è importante, sia detto per inciso, se 'genitore' indica una madre, un padre o entrambi. Per quel che mi riguarda, 'madre' è un tipo di lavoro, non un'attribuzione di sesso.


Come crescere un bambino allegro, libero e creativo  Libby Purves   Red Edizioni
 
Come crescere un bambino allegro, libero e creativo
Senza inseguire inutili modelli di perfezione

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