Etica per le Professioni. ENERGIA E RESPONSABILITA' PER IL FUTURO

 
Etica per le Professioni. ENERGIA E RESPONSABILITA' PER IL FUTURO  Etica per le Professioni Rivista   Fondazione Lanza
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Editoriale

Energia e responsabilità per il futuro

DOSSIER

Il futuro? Oltre l'economia fossile
- di Simone Morandini

Da oggi si cambia ... clima - di Antonio Navarra

Sconfiggere la povertà energetica - di Alberto Clò

Il "business" e l'efficienza energetica - Intervista a Francesco Merloni a cura di Germano Bertin

La diplomazia energetico-ambientale - di Domenico Rossetti di Valdalbero


APPLICAZIONI

Architetto Urbanista
L'architettura del risparmio energetico
- di Massimo Giuliani

Bio-Architetto
Progettare spazi bio-abitabili - Intervista a Raul Pantaleo
a cura di Matteo Mascia

Amminstratore locale
Gli Enti locali protagonisti in eco-efficienza
- di Francesco Bicciato

Ricercatore
L'aproccio laico del ricercatore
- di Arturo Lorenzoni

Energy Manager
Diagnosi e certificazione energetica
- di Giorgio Schultze

Indicazioni bibliografiche

RUBICHE PER AMBITI PROFESSIONALI

Economia / Le rimesse dei migranti
Immigrazione: fattore di co-sviluppo
- di Ferruccio Melappioni

Formazione / Il sistema Webquest
Apprendere interogando il web
- di Matteo Esposti

Sanità / Testamento biologico in Francia
Tra autonomia e bene del paziente
- di Veronique Fournier e Sophie Trarieux

Spazio aperto / Etica e Sport
Regole del gioco e virtù dello sportivo
- di Carlo Mazza

Spazio aperto / Etica e Sport
Mondo sportivo come comunità educante
- di Lorenzo Biagi


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E' risaputo che l'aumento costante delle emissioni di gas a effetto serra è dovuto in larga parte all'utilizzo massiccio dei combustibili fossili (petrolio, carbone, gas naturale) come fonti di approvvigionamento energetico. La prima e più evidente considerazione di ordine etico consiste nel rilevare come tale utilizzo minacci sempre più la sostenibilità dell'ambiente naturale e di riflesso anche quella sociale ed economica. Il problema è diventato ancor più urgente da quando negli ultimi anni le economie di molti Paesi, specie dell'Asia (si pensi a Cina e India) hanno conosciuto uno sviluppo impetuoso, che ha richiesto anche un aumento vertiginoso del fabbisogno energetico.
Se nei prossimi decenni i cinesi, gli indiani e gli altri popoli che stanno faticosamente abbandonando la soglia della povertà si uniformassero alle abitudini degli occidentali, la labile sostenibilità del pianeta Terra verrebbe ancor più messa a repentaglio. Oggi, gli Stati Uniti con il 5% della popolazione mondiale consumano il 23% dell'energia, l'Unione Europea con il 7% della popolazione consuma il 17%, la Cina con il 21% della popolazione si attesta al 12%. L'interrogativo etico assume qui una valenza di giustizia internazionale e globale: si può plausibilmente impedire agli altri di accedere a standard di benessere economico e sociale che l'Occidente ha già da tempo conquistato e superato? E' giusto esigere dagli altri un contenimento del consumo pro-capite di energia, quando questa viene abbondantemente usata e sprecata, senza particolari remore, in Occidente?
Sarebbe ben difficile, otre che profondamente iniquo, imporre delle limitazioni preventive a chi ora vive in una condizione di vera e propria povertà energetica, perché ancora non ha conosciuto l'elettricità (1,5 miliardi di persone nel mondo) o non può accedere a quel livello minimale di energia che gli può consentire di cucinarsi il cibo o di riscaldarsi. Certo sarà necessario compiere tutti gli sforzi possibili per abbandonare progressivamente, sia in Occidente che altrove, il modello della cosiddetta "economia fossile", colpevole di alterare radicalmente gli equilibri naturali. Una trasformazione dell'assetto industriale, tecnologico ed economico di tale portata non sarà un'impresa né facile, né immediata, e occorreranno sforzi considerevoli per incentivare l'uso di energie rinnovabili e misure volte a favorire il risparmio e l'efficienza energetica.
L'interrogativo etico può essere così riproposto attraverso la figura della "responsabilità verso il futuro", per riprendere una terminologia debitrice ella profetica analisi di Hans Jonas (1903-1993) degli anni Settanta. Vi è una questione di giustizia intergenerazionale: le condizioni di vita delle generazioni future, la loro stessa sopravvivenza (e più in generale quella delle varie forme di vita, vegetale e animale) dipendono dai comportamenti e dalle scelte he noi oggi adottiamo. Il criterio della vicinanza temporale viene così messo in discussione: non vi sono degli obblighi morali solamente nei riguardi dei nostri contemporanei. Le generazioni future non sono in grado di avanzare alcun tipo di pretesa nei nostri confronti, eppure noi avvertiamo di essere investiti di una responsabilità nei loro confronti. E anche il criterio della vicinanza spaziale entra in crisi: di nuovo è la questione energetica e ambientale in generale (basti pensare al fenomeno dei cambiamenti climatici) a ricordarci che gli effetti delle nostre scelte hanno ripercussioni sulle condizioni di vita non solo dei nostri conterranei, ma anche di coloro che abitano in luoghi e Paesi lontani.
Una tale assunzione di responsabilità non ha nulla a che vedere con un atteggiamento vagamente romantico, antimoderno e antiscientifico, che non di rado ha contrassegnato alcun espressioni del pensiero ecologista, per lo meno di quello più ingenuo e culturalmente fragile. La promozione dell'efficienza energetica e lo sviluppo delle energie rinnovabili, ad esempio, passano necessariamente attraverso una ricerca scientifica e tecnologica sempre più sofisticata e reclamano scelte pubbliche, di tipo politico ed economico, coerenti. E' indubbio comunque che anche i nostri stili di vita vanno radicalmente ripensati in direzione di una sobrietà eco-sostenibile, che ci liberi dalla sudditanza del consumismo e ci permetta di dare il giusto valore alle cose e ai beni della vita. Impareremo così ad apprezzare in modo nuovo anche quei beni, come la libertà di movimento o la possibilità di valorizzare tempi di vita altrimenti soggiogati ai vincoli naturali, resi già possiili dall'uso dei combustibili fossili, e che tuttavia ora, per poter essere ancora goduti e non solo da una parte della popolazione mondiale, reclamano il progressivo superamento dell'attuale forma tecnico-economica, oggi ancora quasi interamente fossile.

Il Direttore
Antonio Da Re


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