Materia Medica Omeopatica

 
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Materia Medica Omeopatica  Joseph Amédée Lathoud   Salus Infirmorum
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La Materia Medica di Lathoud è un testo classico non solo dell’Omeopatia francese ma anche di quella mondiale e i suoi pregi sono molti:
- riunisce nel modo più completo il materiale patogenetico scaturito dalla sperimentazione nell’uomo sano;
- arricchisce questi dati con l’esperienza clinica dell’Autore formatasi in decenni di visite mediche e di insegnamento dell’Omeopatia hahnemanniana;
- non è un insieme caotico di sintomi, perché questi sono stati suddivisi  per distretti dell’organismo (organi o apparati) e sono stati adeguatamente gerarchizzati evidenziando in corsivo quelli più importanti;
- ogni rimedio viene descritto come se fosse un tipo umano, come se un malato fosse davanti a noi e raccontasse i suoi sintomi con tutti i suoi caratteri individuali, sia generali che particolari;
- è una delle più complete, famose e autorevoli “summa” delle principali Materie Mediche omeopatiche;
- è ricco di quadri clinici differenziali che, per le principali patologie o sindromi patologiche, permettono al Lettore di avere le differenze tra i vari medicamenti che lo facilitano nella scelta del simillimum.

La bellezza dell’Omeopatia classica è anche questa sua capacità di interrogare il paziente, di studiarlo in tutte le sue espressioni fisiologiche e patologiche, presenti e passate, organiche e psicologiche e riuscire a riunire tutti i dati in un unico quadro biopatografica “vivo”, perché non ci sono malattie, ma solo malati! …. E su questo punto, dove l’approccio allopatico ha ancora molto da imparare, la Materia Medica di Lathoud ha veramente molto da insegnare.


Materia Medica Omeopatica  Joseph Amédée Lathoud   Salus Infirmorum
 
Materia Medica Omeopatica

Joseph Amédée Lathoud



torna suIndice

Abrotanum
Aceticum acidum
Aconitum napellus
Actaea racemosa
Aesculus hippocastanum
Aethusa cynapium
Agaricus muscarius
Agnus castus
Allium cepa
Aloe socotrina
Alumina
Ambra grisea
Ammonium carbonicum
Ammonium muriaticum
Anacardium orientale
Antimonium crudum
Antimonium tartaricum
Apis mellifica
Apocynum cannabinum
Argentum nitricum
Arnica montana
Arsenicum album
Arsenicum iodatum
Arum triphyllum
Asa foetida
Aurum metallicum
Baptisia tinctoria
Baryta carbonica
Belladonna
Benzoicum acidum
Berberis vulgaris
Borax
Bromium
Bryonia alba
Bufo rana
Cactus grandiflorus
Calcarea carbonica
Calcarea fluorica
Calcarea phosphorica
Camphora officinalis
Cannabis indica
Cannabis sativa
Cantharis vesicatoria
Capsicum annuum
Carbo animalis
Carbo vegetabilis
Causticum
Chamomilla vulgaris
Chelidonium majus
China officinalis
Cicuta virosa
Cina
Clematis erecta
Cocculus indicus
Coccus cacti
Coffea cruda
Colchicum autumnale
Colocynthis
Conium maculatum
Croton tiglium
Cuprum metallicum
Digitalis purpurea
Drosera rotundifolia
Dulcamara
Eupatorium perfoliatum
Euphrasia officinalis
Ferrum metallicum
Fluoricum acidum
Gelsemium sempervirens
Glonoinum
Graphites
Hamamelis virginica
Helleborus niger
Hepar sulphuris calcareum
Hydrastis canadensis
Hyoscyamus niger
Hypericum perforatum
Ignatia amara
Iodium
Ipecacuanha
Kali bichromicum
Kali carbonicum
Kali iodatum
Kali muriaticum
Kali phosphoricum
Kali sulphuricum
Kalmia latifolia
Kreosotum
Lachesis mutus
Ledum palustre
Lilium tigrinum
Lycopodium clavatum
Magnesia carbonica
Magnesia muriatica
Magnesia phosphorica
Manganum metallicum
Mercurius vivus
I principali sali di mercurio
Cinnabaris
Mercurius corrosivus
Mercurius cyanatus
Mercurius dulcis
Mezereum
Millefolium
Moschus moschiferus
Muriaticum acidum
Naja tripudians
Natrum carbonicum
Natrum muriaticum
Natrum sulphuricum
Nitricum acidum
Nux moschata
Nux vomica
Opium
Petroleum
Phosphoricum acidum
Phosphorus
Phytolacca decandra
Picricum acidum
Platina
Plumbum metallicum
Podophyllum peltatum
Pulsatilla pratensis
Pyrogenium
Ranunculus bulbosus
Rhododendron chrysanthum
Rhus toxicodendron
Rumex crispus
Ruta graveolens
Sabadilla officinalis
Sabina
Sanguinaria canadensis
Sarsaparilla officinalis
Secale cornutum
Sepia officinalis
Silicea
Spigelia anthelmia
Spongia tosta
Stannum metallicum
Staphysagria
Sticta pulmonaria
Stramonium datura
Sulphur
Sulphuricum acidum
Tarentula hispanica
Terebinthiniae oleum
Thuja occidentalis
Veratrum album
Zincum metallicum


Materia Medica Omeopatica  Joseph Amédée Lathoud   Salus Infirmorum
 
Materia Medica Omeopatica

Joseph Amédée Lathoud



torna suPrefazione

Vivo piacere e grande onore suscita in me Lathoud affidandomi il compito di presentare la sua opera ai Lettori. Vivo piacere, perchè la collaborazione che mi lega a Lathoud nella redazione del ‘Propagateur de l’Homèopathie’ mi ha fatto apprezzare tutta la sua comprensiva amicizia e mi ha fatto vivificare il ricordo della iniziale collaborazione che, nella stessa rivista, mi unì così strettamente per 9 anni al mio caro e mai abbastanza rimpianto amico Jules Gallavardin. Il compito di questa prefazione è inoltre un onore per il valore dell’opera che debbo presentare, del nome che l’Autore si è fatto nell’Omeopatia francese e del gran numero prevedibile di Lettori e studiosi che cerco di introdurre a queste pagine.
Etichetta vorrebbe che nella prima pagina di un libro di clinica si dichiarasse che questo testo “risponde ad un bisogno”. Questo è talora vero, spesso probabile, ma frequentemente, occorre riconoscerlo, è del tutto fuori luogo! Quanto al lavoro di Lathoud posso, in piena coscienza, affermare la necessità della sua venuta nel mondo omeopatico francese … in attesa che traduzioni in varie lingue gli permettano di varcarne le frontiere.
Certo, non mancano Materie Mediche in lingua francese. Senza dire, beninteso, delle opere del nostro maestro Hahnemann già tradotte, ricordo il manuale di Jahr, la traduzione degli ‘Antipsoriques’ di Boenninghausen, la ‘Sistèmatisation’ di Teste, l’opera di Espanet; più recentemente, la Materia Medica di Pierre Jousset, il ‘Formulaire’ di Sieffert e infine, recentissimamente, gli eccellenti manuali di Chiron e di Gilbert Charette. Dire dunque che il libro di Lathoud risponde ad un bisogno potrebbe sembrare una mancanza di stima nei confronti degli Autori appena citati o almeno insinuare che l’utilità del loro lavoro si è limitata a fornire importante materiale per la compilazione del trattato che presento oggi. Questo è ben lontano dal mio pensiero. Le opere sopra citate, scritte con coscienza e talento, mantengono tutto il loro valore in mano al medico, in particolare le ultime due.
Se, a fianco dei suoi fratelli maggiori, il lavoro di Lathoud occupa un posto legittimo e indispensabile, è a causa del suo personale stile di presentazione della materia e del fatto che riunisce nel modo più completo il materiale patogenetico e il maggior numero di rimedi che vi sono studiati. Inutile dire che Lathoud ha obbedito alle stesse esigenze dei suoi predecessori, sforzandosi di preservare il Lettore dall’essere sommerso da una massa di sintomi insufficientemente gerarchizzati e ispirandosi strettamente al precetto necessario dell’individualizzazione, precetto che, pena il fallimento e la corruzione dottrinaria, deve presiedere sempre all’uso clinico della Materia Medica omeopatica. Questo suo trattato rappresenta un complemento importante per il medico che ha trovato dei quadri clinici solidi nei lavori di Chiron e Charette.
Parlo di “quadri” e ritengo il termine giusto perchè si tratta di un’autentica armata di sintomi e segni.
Gli innumerevoli elementi di una patogenesia integrale acquistano valore individuale solo grazie ai sintomi principali che conferiscono loro una forma e una coesione, nonchè al “genio del medicamento” che li polarizza, li orienta e li anima. E' questo lavoro d’analisi e di sintesi, quella passiva e plastica, questa attiva e animatrice, che Lathoud è riuscito a darci nella sua Materia Medica.
Questo libro realizza ancora un desideratum spesso espresso tra i medici omeopati. Vedere riuniti in uno stesso lavoro e in bell’ordine i dati che si trovano sparsi in molte eccellenti opere di Materia Medica, particolarmente le opere di lingua inglese, nessuna delle quali offre quel “tutto” agognato.
Questo lavoro di ricerca, di accostamento e di controllo incrociato, Lathoud lo risparmia da ora in poi a molti medici che intraprendono lo studio dell’Omeopatia.
Nella sua redazione, l’Autore non perde mai di vista il fatto che descrivendo un rimedio deve vederlo e lo vede veramente, come un tipo umano, come un malato che si racconta davanti a lui, con tutti i suoi caratteri individuali sia generali che particolari e questo senza trascurare l’indicazione necessaria delle corrispondenze alle categorie nosologiche. E' proprio questo che depista gli allopati che ci leggono senza una sufficiente iniziazione, sbalorditi dalle nostre palpitanti descrizioni al punto da ritenerle come delle farmacodinamiche di fantasia. Con il pretesto della fedeltà alla realtà scientifica si ritrovano smarriti dalla visione dell’individuo malato e ritrovano la sicurezza solo in presenza degli apparati organici considerati in maniera avulsa dal tutto o delle entità morbose viste separatamente dal malato. Strana illusione che fa loro avvertire il reale nell’artificioso e nell’astratto (l’organo separato, la malattia) e li fa gridare all’immaginario quando li si pone in presenza del malato che è, intanto, pur sempre l’oggetto stesso della scienza medica.
Tuttavia, numerosi richiami vengono lanciati alla Scuola Ufficiale al fine di indirizzare l’attenzione clinica verso questa verità: “Non ci sono malattie, ci sono solo malati”.
Affermare questa verità significa allo stesso tempo valutare e confrontare le Farmacodinamiche allopatiche e omeopatiche. Cosa di più freddo, di più inanimato, di più ingrato per uno studente, che un trattato di Farmacodinamica allopatica, nel quale lo studio dei farmaci, eseguito soprattutto sull’animale, viene stabilito solo in ragione delle loro corrispondenze organica o nosologica, delle loro proprietà lassativa, antidiarroica, cardiotonica, alterante, stimolante, antispastica, ecc. e nel
quale non si intravede mai disegnarsi un malato? Cosa invece di più vivo che una patogenesia ben ordinata e gerarchizzata di Materia Medica omeopatica in seno alla quale ogni medico privo di preconcetti vede emergere questo o quest’altro dei suoi pazienti, attuale o remoto?
Se dunque alcuni di coloro che ci criticano pretendono di non comprenderci quando ci leggono, è perchè dimenticano che la terapia si rivolge all’uomo malato, non ad un organo, ad un tessuto, ad un microbo o ad una diagnosi astratta!
Tale è dunque la Materia Medica omeopatica che delinea in un profilo umano tutta la documentazione della sperimentazione farmacodinamica. Essa deve essere studiata, compresa, applicata dall’omeopata che ha la nobile pretesa di realizzare una terapia efficace e vera e dico vera perchè non si accontenta di alleviare o guarire un epifenomeno patologico, ma un essere vivente nella sua interezza.
Ahimè! Se un epifenomeno patologico è cosa semplice e presto definita, un malato è cosa molto complessa e diversa! Così pure la scienza farmacodinamica allopatica facilmente e in breve può essere padroneggiata, in economia di tempo e di applicazione. Lo studio della Materia Medica omeopatica è, al contrario, un’impresa senza fine, il che, lungi dallo scoraggiare lo studente e il medico, deve al contrario infondere loro quell’ardore sempre desto che suscita la scoperta indefinita e l’arricchimento sempre possibile. Uno dei nostri Autori ha detto molto giustamente che il vero medico omeopata non passa un solo giorno senza studiare un capitolo di Materia Medica e che al termine della propria esistenza dovrebbe essere la sua ultima lettura. Beninteso, non si tratta di un’autodidattica egoistica e puramente intellettuale: ad ogni passo nuovo nella conoscenza della materia, l’opera di guarigione diventa più sicura e più bella. Questo merita qualche sforzo, se non il fervore di tutta una esistenza medica.
A nome di tutti i suoi Lettori presenti e futuri, mi congratulo e ringrazio in anticipo il mio amico Lathoud perchè coopera, fin da ora a questa realizzazione meravigliosa, donandoci un trattato al contempo denso e chiaro e che anima da un capo all’altro l’autentico spirito dell’Omeopatia.


Dr. Henry Duprat
Presidente della Società Rodanese di Omeopatia


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Joseph Amédée Lathoud






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