"Una salute perfetta è il fondamento di tutti gli altri beni di questa vita" [Cartesio]
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Quarta di copertina
La Sensibilità Chimica Multipla è un patologia sempre più diffusa in tutto il mondo. In Italia esistono
associazioni che sostengono i malati, ma la maggior parte dei medici
non ne ha mai sentito parlare. Essere "chimicamente sensibili" significa soffrire di acute reazioni a basse dosi di sostanze chimiche normalmente presenti nell'aria, in ambienti domestici, scuole, luoghi
di lavoro e altrove (gas sprigionati da apparecchiature e articoli per
ufficio, pesticidi, farmaci, carburanti, falde acquifere contaminate
ecc.). Contiene:
Sensibilità alle Sostanze Chimiche chiarisce come l'esposizione quotidiana alle sostanze chimiche presenti
nell'ambiente, può causare sintomi insoliti e apparentemente
imprevedibili, alcuni dei quali vengono ancora oggi incredibilmente
definiti, da molti medici, psicosomatici (stanchezza, indebolimento
della memoria, mal di testa, variazioni dell'umore, difficoltà
respiratorie, problemi digestivi e molte altre patologie a prima vista
inspiegabili come la sindrome da affaticamento cronico e altre).
Il testo è il più completo mai scritto sulla Sensibilità Chimica Multipla ovvero sulla sensibilità a basse dosi di sostanze chimiche e sugli effetti che esse comportano per la salute.
- spiegazioni chiare e concise,
- tabelle di confronto dei vari approcci medici,
- descrizioni di ricerche e teorie recenti sui meccanismi d'azione della malattia,
- un'appendice
con la più vasta bibliografia esistente sull'argomento con riferimenti
in cui vengono presentati malattie e disturbi connessi a esposizioni
chimiche,
- validi suggerimenti per la prevenzione e per le misure da mettere in atto per aiutare le persone afflitte da queste patologie.
AutoriNicholas A. Ashford, PhD., J.D., è Professor of Technology and Policy al Massachussetts Institute of Technology, dove insegna in corsi di legge e politica della salute ambientale e occupazionale. E' stato presidente del National advisory Committee and Occupational Safety and Health, presidente del Committee on Technology, Innovation and Economics del Consiglio di consulenza dell'Environmental Protection Agency (EPA) per la politica e la tecnologia ambientale ed è stato membro del Consiglio di consulenza scientifica dell'EPA. E' membro dell'American Association for the Advancement of Science ed è consulente del programma ambientale dell'ONU. Vanta anche una laurea in Chimica e una in Legge, conseguite presso l'università di Chicago, dove ha seguito anche corsi di Economia.
Claudia Miller, M.D., M.S., è Assistent professor in Environmental and Occupational Medicine presso il Dipartimento di assistenza alla famiglia del Centro di Scienza e della Salute dell'Università di San Antonio (Texas). E' specializzata in Medicina interna e Allergologia e Immunologia ed è laureata in salute ambientale. Prima di studiare Medicina, ha lavorato nel settore dell'igiene industriale e nel Comitato di consulenza nazionale sulla sicurezza e la salute occupazionale. Dal 1993 ha operato come consulente ambientale del regional Referral Center of Veterans Affairs' Persian Gulf Export Scientific Committee e lo è stata del National Toxicology Board of Scientific Counselors. Si occupa degli effetti sulla salute della esposizione a basse dosi di sostanze chimiche diffuse nell'ambiente, fra cui inquinanti aerei degli spazi chiusi, pesticidi e agenti chimici usati durante la Guerra del Golfo.
IndicePrefazione alla seconda
edizione
Prefazione alla prima edizione
Ringraziamenti
Introduzione
Parte I — Definizioni di sensibilità chimica
1. Esposizioni a sostanze
chimiche e popolazioni sensibili
1.1. Gruppi sensibili a esposizioni
chimiche a basse dosi
1.1.1. Tipi di sensibilità
1.2. I cambiamenti
nella produzione e nell’utilizzo di sostanze chimiche e l’emergere
della sensibilità chimica
1.3. Dimensioni e natura del problema
2.
Termini e concetti chiave
2.1. Terminologia
2.2. Adattamento
2.2.1.
Sommario delle ipotesi sull’adattamento
2.3. L’unità ambientale
3. Le
origini della sensibilità chimica multipla e i suoi effetti sulla
salute
3.1. Sostanze nocive
3.1.1. Inquinanti dell’aria esterna
(Outdoor air pollutants)
3.1.2. Inquinanti dell’aria interna (Indoor
air pollutants), in casa e sul lavoro
3.1.2.1. Note storiche
3.1.3.
Alimenti, additivi alimentari e sostanze contaminanti
3.1.4. Additivi e
sostanze contaminanti dell’acqua
3.1.5. Farmaci e prodotti di consumo
3.2. Effetti sulla salute
Parte II — Meccanismi, diagnosi e trattamento
4. Meccanismi delle sensibilità chimiche multiple
4.1. Possibili
meccanismi fisiologici
4.1.1. Meccanismi concernenti il sistema limbico
4.1.2. Meccanismi immunologici
4.1.3. Meccanismi biochimici
4.1.4.
Meccanismi vascolari
4.2. Possibili meccanismi psicogenici
4.3.
Conclusioni
5. Diagnosi e trattamento
5.1. Approcci diagnostici
5.2.
Terapie
5.2.1. La provocazione-neutralizzazione
5.2.2. La
detossificazione
5.2.3. Gli approcci nutrizionali
5.2.4. Gli interventi
psicologici
5.3. Aree di accordo e disaccordo tra allergologi ed
ecologi clinici
Parte III — La risposta al problema
6. Esigenze,
preoccupazioni e raccomandazioni
6.1. Le esigenze della ricerca
6.2. Le
preoccupazioni dei pazienti e della collettività
6.2.1. L’informazione
6.2.2. L’assistenza sanitaria
6.2.3. Impieghi e abitazioni alternativi
6.2.4. Assicurazioni sulla salute
6.2.5. Risarcimenti
6.2.6. Assistenza
sociale e legale
6.2.7. Le leggi sulle esposizioni chimiche e altre
iniziative di prevenzione
6.3. Il ruolo dei medici e delle loro
associazioni
6.4. Raccomandazioni
6.4.1. La ricerca
6.4.2.
L’informazione
6.4.3. L’assistenza sanitaria
6.4.4. Impieghi e
abitazioni alternativi
6.4.5. Assicurazioni sulla salute
6.4.6.
Risarcimenti
6.4.7. Assistenza sociale e legale
6.4.8. Regolamentazione
delle sostanze chimiche
6.4.9. Soluzione dei conflitti tra medici e
loro associazioni
Parte IV — Aggiornamenti alla prima edizione
7.
Sviluppi recenti
7.1. Introduzione
7.2. Note sulla terminologia
7.3. I
seminari tenuti in Nordamerica e l’aumentato interesse governativo per
la MCS
7.3.1. Gli sviluppi negli Stati Uniti
7.3.2. Gli sviluppi in
Canada
7.4. Il riconoscimento della MCS da parte dello stato
7.4.1.
Agenzie federali statunitensi
7.4.2. Agenzie e tribunali statali
7.4.3.
Amministrazioni locali
7.4.4. Casi giudiziari
7.4.5. Gli sviluppi in
Canada
7.5. Le prospettive in Europa
7.6. Confronto tra esperienze
europee e nordamericane sulla sensibilità chimica a basse dosi
7.7.
Conclusioni
8. Risultati della ricerca più importanti dalla prima
edizione
8.1. Introduzione
8.1.1. Dati clinici: limiti impliciti e
indebite estrapolazioni
8.1.2. Dimensioni di una malattia
8.1.3.
Approcci empirici alla comprensione della sensibilità chimica
8.2.
Caratterizzazione dei pazienti
8.2.1. Studi epidemiologici
8.2.2. Gli
studi sulle provocazioni
8.3. I biomarker
8.4. Sovrapposizioni con
altre malattie
8.5. Diffusione del problema
8.6. Origini della
sensibilità chimica
8.6.1. Pesticidi
8.6.2. Inquinanti dell’aria
interna
8.6.3. Moquette
8.6.4. Le esposizioni della Guerra del Golfo
8.6.5. Gli impianti di silicone
8.6.6. Abusi infantili
8.7. Meccanismi
8.7.1. Sensibilizzazione olfattorio-limbica
8.7.2. Altre ipotesi
concernenti il sistema olfattivo
8.7.3. Supersensibilità colinergica e
di altri recettori
8.7.4. L’infiammazione neurogenica
8.7.5. Meccanismi
metabolici
8.7.6. Le porfirie
8.7.8. Meccanismi immunologici
9.
Recensioni, commenti e polemiche
9.1. Opere pubblicate su riviste
scientifiche
9.2. Altri scritti e pubblicazioni
9.3. Il Convegno di
Berlino del 1996
9.4. Commentario
9.4.1. Fasi di un mutamento di
paradigma (adattato da Kuhn 1996)
10. Ricerca ed esigenze mediche
10.1.
Riflessioni attuali sulla MCS
10.1.1. Considerazioni e approcci
sperimentali alla MCS
10.2. I bisogni della ricerca
10.2.1. Le
raccomandazioni per la ricerca
10.3. I bisogni dei medici e dei
pazienti
10.3.1. I trattamenti
10.3.2. L’evitamento
10.3.3. Farmaci
10.3.4. La valutazione ambientale
10.3.5. Terapie psicologiche Epilogo
Appendice A: Effetti sulla salute associati a sostanze chimiche o
alimenti
Appendice B: Test diagnostici di laboratorio utilizzati in
studi sulla MCS
Appendice C: Environmental Exposure and Sensitivity
Inventory Bibliografia Indice analitico
EstrattoCapitolo 1 Esposizioni
a sostanze chimiche e popolazioni sensibili
1.1. Gruppi sensibili a
esposizioni chimiche a basse dosi
Un’analisi della letteratura
sull’esposizione a basse dosi di sostanze chimiche rivela quattro
gruppi o aggregati di persone con reattività accentuata:
1. Lavoratori
dell’industria.
2. Persone che vivono in luoghi chiusi come uffici e
scuole.
3. Residenti in comunità la cui aria o acqua è contaminata da
prodotti chimici.
4. Individui che per qualche ragione si sono trovati
esposti, anche solo una volta, a sostanze chimiche presenti in ambienti
domestici, pesticidi, farmaci e prodotti di consumo. Questi quattro
gruppi sono elencati a fini di confronto nella Tabella 1-1. Da notare
vi è il fatto che queste persone sono di varia estrazione professionale
e culturale, nonché di età e sesso diversi; anche la varietà e le dosi
di sostanze chimiche alle quali si sono trovate esposte sono le più
varie. Non differiscono invece i molteplici sintomi coinvolgenti
diversi organi che variano soltanto per il grado e l’intensità. I
sintomi sono spesso soggettivi. Ad esempio, i sintomi che riguardano il
sistema nervoso centrale (SNC), come difficoltà di concentrazione o
irritabilità, sono comuni e gli esami fisici non mostrano grandi
differenziazioni negli individui delle varie categorie. Un’attenta
analisi di questi gruppi può rivelare differenze che possono illuminare
l’eziologia e suggerire opzioni terapeutiche efficaci per le molteplici
patologie associate alla sensibilità chimica.
Queste differenze possono
anche dar luogo a criteri di selezione più o meno fondati, nel senso
che gli stessi pazienti si rivolgono a seconda dei sintomi a varie
branche della medicina: alcuni si rivolgono a medici del lavoro, altri
a medici generici e altri ancora all’ecologia clinica o a specialisti
in allergie (vedi Capitolo 6). Tabella 1-1. Gruppi chimicamente
sensibili I problemi sperimentati dalle persone che vivono in spazi
chiusi e dai lavoratori dell’industria o quelli sperimentati dai
residenti in comunità contaminate spesso si verificano in un periodo di
tempo relativamente breve, nell’ordine di qualche settimana o mese.
Questi problemi possono verificarsi in seguito a un evento riconosciuto
come scatenante che può essere la posa in opera di una nuova moquette,
il subentro in un nuovo posto di lavoro, variazioni nel luogo di lavoro
oppure esposizioni collettive. La coincidenza tra esposizioni e
disturbi è una prova evidente della realtà del problema. A rafforzare
il convincimento che questi eventi possono causare vere e proprie
malattie è la semplice constatazione che essi sono molto diffusi e non
sono certamente il prodotto di ciò che qualche osservatore ha descritto
come teste calde che non hanno voglia di lavorare, casalinghe isteriche
o lavoratori che sperimentano patologie di massa autoindotte. Siamo
molto colpiti dal fatto che persone appartenenti a gruppi demografici
molto diversi, come quelli della Tabella 1-1 (lavoratori dell’industria
e impiegati, casalinghe e relativi figli), lamentino gli stessi
disturbi polisintomatici scatenati da esposizione a sostanze chimiche.
Forse esiste un filo comune che lega queste persone. Le analogie tra i
disturbi dichiarati e le loro esperienze quanto a esposizioni tossiche
non possono essere semplici coincidenze. In un sondaggio condotto su
circa 6800 persone autodichiaratesi sensibili a sostanze chimiche,
l’80% ha affermato di sapere “quando, dove, con cosa e come” si è
ammalato (National Foundation for the Chemically Hypersensitive 1989).
Il 60% di quell’80% (quasi metà di quanti hanno risposto) ha dato la
responsabilità ai pesticidi. Poiché coloro che hanno risposto al
sondaggio non erano stati sottoposti ad alcun criterio di selezione,
gli esiti della ricerca sono da prendere con qualche cautela. Quegli
stessi esiti suggeriscono però che i futuri sondaggi su persone con
diverse storie di esposizione e sintomi avranno probabilmente molto da
insegnarci quanto a meccanismi e cause. In alcuni pazienti sembra non
essere stata identificata alcuna esposizione certa e a dosi alte associabili
al manifestarsi dei disturbi. Le esposizioni, se ci sono state, non
sono state riconosciute come tali oppure non vengono ricordate. Alcuni
osservatori suggeriscono che ripetute esposizioni a basse dosi possono
portare allo sviluppo di sensibilità.
Altri studiosi, invece, imputano
lo sviluppo della sensibilità a fattori come predisposizione genetica,
gravidanza, operazioni chirurgiche con anestesia, traumi fisici o anche
stress psicologici di rilievo (vedi Capitolo 4). 1.1.1. Tipi di
sensibilità Il termine sensibilità ha diversi significati e si presta
come è chiaro a diverse ambiguità che hanno contribuito ad amplificare
la confusione che circonda il tema della sensibilità a sostanze
chimiche. Gli individui possono avere varie reazioni a dosi crescenti
di una sostanza tossica. Le cause di questa variabilità della risposta
individuale includono età, sesso e costituzione genetica; stile di vita
e fattori comportamentali (ivi compresi il tipo di alimentazione e
dieta); uso di alcool, tabacco e farmaci; fattori ambientali; malattie
preesistenti [Ashford et al. 1984]. Nell’uso tossicologico classico del
termine sensibilità, gli individui che richiedono dosi relativamente
più basse per indurre una particolare reazione si dicono più sensibili
di quelli che richiedono dosi più alte della stessa sostanza per
manifestare la stessa reazione allergica (Hattis et al. 1987). Una
ipotetica distribuzione delle sensibilità, ossia le dosi minime
necessarie a causare negli individui di una popolazione la
manifestazione di effetti nocivi, viene indicata dalla A della Figura
1-1. (Se rileviamo il numero di persone che manifestano una particolare
reazione in funzione della dose, generiamo una curva che descrive il
rapporto dose-reazione; vedi la curva A della Figura 1-2). Questa
distribuzione descrive il tradizionale concetto tossicologico di
sensibilità; la Curva A della Figura 1-1 illustra che gli effetti sulla
salute delle malattie classiche si manifestano in una significativa
porzione della popolazione normale a una certa dose; la popolazione
sensibile e quella resistente si ritrovano nelle code della
distribuzione. (Ovviamente, non tutte le sostanze tossiche presentano
grandi varianti o code significative). Laboriose ricerche scientifiche,
insieme all’eliminazione di variabili che causavano confusione nei dati
in uscita, hanno permesso la scoperta di individui sensibili a dosi
precedentemente ritenute sicure. I recenti studi sul piombo (Bellinger
et al. 1987) e sul benzene (Rinsky et al. 1987) sono solo due esempi.
Per la persona sensibile, evitare l’esposizione a dosi anche basse
generalmente porta a un miglioramento o all’arresto nello sviluppo
della malattia. Un secondo significato della parola sensibilità appare
nel contesto dell’allergia classica IgE-mediata (atopia). Le IgE sono
una delle cinque classi di anticorpi prodotti dall’organismo e sono,
dal punto di vista degli individui afflitti da allergie classiche, gli
anticorpi più importanti. Gli individui atopici hanno IgE dirette
contro specifici allergeni ambientali. I test cutanei positivi di
questi individui indicano che, quando essi si troveranno effettivamente
esposti a quegli allergeni, vi sarà un rapido insorgere dei sintomi.
L’individuo atopico manifesta reattività in tutti quei casi in cui il
non allergico non presenta alcuna reazione, anche in caso di
esposizione alle dosi più alte normalmente rinvenibili nell’ambiente.
Una distribuzione teorica delle allergie con effetto atopico è
rappresentata nella Curva B della Figura 1-1; la curva dose-reazione
derivata da quella distribuzione è rappresentata nella Curva B della
Figura 1-2.
Gli allergologi includono nel termine allergia risposte
immunitarie molto precise che possono risultare dall’esposizione a
prodotti chimici usati nell’industria come, ad esempio, il nichel e il
diisocianato di toluene (TDI). La maggior parte degli allergologi
classifica queste reazioni come chemical sensitivity23 e riserva questo
termine a quelle reazioni che hanno una ben determinata base di tipo
immunitario; preferiscono invece usare il termine chemical
intolerance24 per le reazioni non immunologiche a sostanze chimiche. I
pazienti affetti da sensibilità chimica multipla (MCS) possono
manifestare un terzo e completamente diverso tipo di sensibilità. I
loro problemi di salute spesso (ma non sempre) sembrano originati da
una qualche esposizione acuta o traumatica, dopo la quale lo
scatenamento di sintomi e le sensibilità osservate avvengono a dosi
molto basse di esposizione. La sostanza chimica che può aver scatenato
la prima reazione in seguito può anche non essere più la stessa: altre
sostanze possono agire in sua vece. (Talvolta la sostanza che causa la
prima reazione viene descritta come sensibilizzante e la persona
affetta come sensibilizzata). Le reazioni possono essere talvolta
osservate con dosi di allergene assimilabili a quelle che producono
reazioni allergiche in pazienti affetti dalle tradizionali allergie o
nei pazienti atopici. Tuttavia, a differenza della tossicità classica,
gli effetti delle esposizioni a basse dosi non sono gli stessi
osservati nella normale popolazione con dosi più alte. Il fatto che
persone normali, ad esempio molti medici, non sperimentino (anche se
sottoposti a dosi più alte di esposizione) i sintomi descritti dai
pazienti con sensibilità chimiche a dosi molto più basse, probabilmente
aiuta a spiegare la riluttanza di molti medici a credere che i disturbi
lamentati siano di tipo fisiologico. (Anche se ciò è proprio anche
dell’atopia, in questo caso la sensibilità non è IgE-mediata).
A
complicare il problema dell’accettazione della sensibilità chimica
multipla (MCS) da parte dei medici, c’è che a essere colpiti possono
essere diversi sistemi organici e a scatenare gli effetti possono
essere molte sostanze diverse. Col tempo le sensibilità sembrano
estendersi, sia in termini di sostanze scatenanti che di organi affetti
(Randolph 1962, pp. 98 e 119). Evitare le sostanze nocive di solito si
dimostra efficace, ma per questi pazienti ciò è molto più difficile che
per quelli afflitti da allergie classiche perché 1) i sintomi possono
manifestarsi anche a dosi estremamente basse e 2) le sostanze chimiche
nocive sono praticamente dappertutto. L’adattamento a esposizioni
croniche a basse dosi con conseguente masking25 dei sintomi (che sarà
analizzato in seguito), può rendere oltremodo difficile scoprire queste
sensibilità e svelare i meccanismi che fanno scattare i sintomi.
Un’ipotetica distribuzione delle sensibilità per un singolo sintomo e
per la persona già sensibilizzata da una singola sostanza, è indicata
nella Curva C della Figura 1-1; la corrispondente Curva dose-reazione è
indicata nella Curva C della Figura 1-2. Dobbiamo sottolineare, però,
che gli individui che diventano chimicamente sensibili possono anche
essere stati esposti a un evento iniziale di innesco, tossico in senso
classico. Si può pensare che l’esposizione a certe sostanze (es. la
formaldeide) è in grado di scatenare tutti e tre i tipi di sensibilità.
Il fatto che il termine sensibilità significhi qualcosa di molto
diverso per tossicologi, allergologi ed ecologi clinici riflette i
diversi paradigmi di malattia su cui si basano le diverse discipline.
Né gli allergologi tradizionali né i tossicologi sembrano capire o
accettare in pieno il processo in due tempi di induzione e scatenamento
che sembra caratterizzare la sensibilità a sostanze chimiche multiple.
Quegli ecologi clinici che fanno riferimento alla letteratura sulla
tossicità chimica classica per sostenere la loro causa non fanno che
aumentare la confusione e contribuire alla riluttanza degli altri
specialisti ad accettare le loro idee. Allo stesso modo, i medici che
negano l’esistenza delle sensibilità chimiche perché esse non
concordano con i meccanismi immunologici già noti e accettati, negano
anche la possibilità che i propri pazienti siano affetti da queste
patologie. Anche se le sostanze chimiche possono agire in modo tale
(es. tramite un meccanismo tossico) da predisporre l’organismo a
reagire a successive esposizioni a basse dosi (o addirittura causare
tale meccanismo), l’iper-reattività a basse dosi di sostanze chimiche
(anche molto diverse fra loro e senza apparenti nessi) che ne consegue,
non si inserisce nel quadro della tossicità classicamente intesa o per
come è stata descritta fino ad oggi (vedi Capitolo 4). Alcuni
allergologi sostengono che il termine chemical sensitivity non dovrebbe
essere usato nel contesto qui delineato, ma dovrebbe essere riservato
solo a quelle patologie che hanno una base immunologica. Noi siamo
convinti che il termine sensitivity possa avere un campo di
applicazione più vasto. Un termine parallelo potrebbe essere la parola
resistance, che ha significati ben chiari sia che si parli di
elettricità che di psichiatria o malattie infettive. Allo stesso modo,
il termine sensibilità è di facile comprensione in ognuno dei tre
settori illustrati in questa parte del libro e non è affatto di
assoluta pertinenza dell’atopista. Cullen (1987a) propone che individui
con patologie cliniche ben definite come l’asma non dovrebbero essere
diagnosticati come affetti da MCS. L’asma, tuttavia, potrebbe non
essere altro che una manifestazione della MCS. È importante non
confondere la diagnosi con l’eziologia. La misura in cui l’asma causata
da attività lavorative può confondersi e sovrapporsi con le MCS
necessita di ulteriori studi e chiarimenti. L’asma si divide
normalmente in due categorie: l’asma estrinseca, scatenata da reazioni
allergiche di tipo IgE a pollini, polvere, muffe e altro; l’asma
intrinseca in cui le esposizioni esterne non sembrano avere un ruolo
causativo. L’eziologia dell’asma intrinseca non è ben definita. I
medici da tempo avvertono i loro pazienti di non esporsi a sostanze
irritanti come il fumo di sigaretta, profumi e sostanze a forte azione
detergente, suggerendo che tali esposizioni possono ulteriormente
irritare vie aree già vulnerabili, peggiorando quindi anche l’asma.
Pochi medici però considerano queste sostanze irritanti come causa
primaria dell’asma, anche se qualsiasi irritazione di tipo cronico può
causare un’infiammazione. In misura sempre maggiore la patogenesi
dell’asma viene identificata come infiammazione delle vie aeree e le
terapie anti-infiammatorie più efficaci per l’asma sono considerate
farmaci anti-infiammatori come la cromolina o gli steroidi. Quindi,
l’asma è un’infiammazione e un’infiammazione può essere causata da
sostanze irritanti di tipo chimico o meno. Di conseguenza è molto
probabile che alcuni tipi di asma prima definiti intrinsechi possano
invece rivelarsi asma di tipo estrinseco o comunque causata da fonti
esterne, quando siano chiariti i percorsi che portano
all’infiammazione. A conferma, diversi specialisti sono convinti che le
tendenze registrate di recente verso un aumento dei casi di asma, anche
con esito mortale, vadano in parallelo con l’aumento dell’inquinamento
atmosferico. Sempre di recente è stato coniato il nome di una nuova
patologia, la reactive airway dysfunction syndrome26 (RADS) che ha
diverse caratteristiche in comune con la MCS (Brooks 1985). Come la
MCS, la RADS può essere scatenata da una singola massiccia esposizione,
ad esempio a una fuoruscita o a un incendio di sostanze chimiche.
Successivamente, dosi anche molto basse di sostanze molto comuni (es.
fumo di sigaretta, detersivi o profumi), che non hanno mai
precedentemente causato problemi, possono scatenare una costrizione
delle vie aeree. I medici che si trovano davanti pazienti con disturbi
che non possono essere ricondotti a un evento espositivo comune, sono
ancora meno disposti a riconoscere schemi o somiglianze tra pazienti
affetti da sensibilità chimiche. Oggi che i problemi dei lavoratori
dell’industria, dei cittadini che lavorano in spazi chiusi e delle
famiglie che si trovano a vivere in comunità contaminate suscitano
sempre maggiori attenzioni, questi pazienti casuali (quelli che
costituiscono il quarto gruppo della Tabella 1-1) potrebbero ricevere
una diagnosi più accurata e veloce. Una volta che i medici sono in
grado di riconoscere la costellazione di sintomi che si presentano
ripetutamente in individui affetti da esperienze espositive simili, la
patologia cambia la sua denominazione da idiopatica o psicogenica in un
disturbo riconosciuto, come è già successo per la sick building
syndrome27 (Kreiss 1989). Il recente libro di Cullen (1987) sulle MCS è
stato stimolato dall’osservazione di un particolare modello di sintomi
diffusosi tra lavoratori, sintomi prima sconosciuti a molti medici del
lavoro. In futuro, i modelli osservati tra lavoratori dell’industria e
altri gruppi coesi di pazienti dovrebbero facilitare una migliore
comprensione di ciò che a molti oggi sembra uno sconsolante e confuso
groviglio di sintomi. ...
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