I nosodi di Bach e Paterson

Storia, Materia Medica e Simbologia dei Nosodi intestinali

 
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I nosodi di Bach e Paterson  Levio Cappello Fernando Piterà  Nova Scripta
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Indice clinico con 3.850 voci di sintomi e malattie,
340 note di commento e 423 riferimenti bibliografici

Unica nel suo genere, quest'opera è la più completa e accurata trattazione dei nosodi intestinali ideati e sperimentati da Edward Bach e dai dottori John ed Elizabeth Paterson.

Un'ampia parte è del libro è dedicata alla storia e cronologia dell'isoterapia con l'elenco e descrizione di 954 nosodi, le norme relative alla loro produzione, preparazione e tecniche di diluizione tratte dalle Farmacopee omeopatiche francese, inglese,  italiana, tedesca, U.S.A. e da quella Europea. Una intero capitolo è riservato alle loro indicazioni generali e specifiche con regole e criteri razionali di prescrizione.

Di ogni nosode di Bach-Paterson sono descritti il ceppo, la sinonimia, la tassonomia, la microbiologia, l'epidemiologia, gli elementi predominanti, la patogenesi clinica, la materia medica, la diagnosi valorizzante e differenziale, nonché le correlazioni con i rimedi complementari convergenti, le modalità di prescrizione e la  posologia.

Per ogni nosode intestinale è stata anche stilata un'interpretazione in chiave simbolica e psicosomatica che ne completa la visione d'insieme. Chiare tabelle di consultazione facilitano il lettore nella scelta del rimedio da prescrivere mediante l'utilizzo delle caratteristiche principali proprie di ciascun nosode. Infine, un indice clinico di 3.850 voci di sintomi e malattie, permette la rapida consultazione della sintomatologia per trovare il rimedio più indicato.

Il testo è inoltre corredato da 340 note di commento e 423 riferimenti bibliografici. La completezza dell'opera è arricchita da inedite immagini a colori degli artisti Carlo e Ferruccio Piterà alle quali è associata un'estesa didascalia che le rende più di un semplice corredo iconografico, come una vera e propria integrazione visiva del testo.


I nosodi di Bach e Paterson  Levio Cappello Fernando Piterà  Nova Scripta
 
I nosodi di Bach e Paterson
Storia, Materia Medica e Simbologia dei Nosodi intestinali

Levio Cappello, Fernando Piterà



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DALLE STALLE ALLE STELLE

Affrontare il tema dei Nosodi di Bach è come percorrere a ritroso la strada che dalla luce rientra nelle tenebre. Se per milioni di persone i Fiori di Bach fanno ormai parte, a pieno titolo, del ‘giardino’ terapeutico noto e rassicurante, non altrettanta fortuna è toccata ai Nosodi. Questo differente destino concerne la natura intima delle due scoperte del geniale e anticonformista medico gallese Edward Bach (1886-1936) e coinvolge le metafore che per un verso i Nosodi e per l’altro la Floriterapia evocano.

Occupandoci di Nosodi l’iconografia che d’istinto balza alla mente è quella relativa alle acqueforti della serie Carceri d’invenzione realizzate dal magnifico incisore Giovanni Battista Piranesi (Venezia 1720-Roma 1778). Tali incisioni potrebbero accompagnare la fantasia di chi abbia intenzione di avvicinare un campo di certo non facile, conducendola attraverso un vestibolo antico, fino al mondo ipogeo, suggestivo quanto spaventoso che è proprio dei Nosodi.
Qui, intorno agli anni 1915-1930, avviene l’incontro con il dottor Edward Bach, reduce dalla caduta agli inferi prodotta dalla grave malattia sofferta, intento in originali ricerche sulla batteriologia intestinale; indagini che lo porteranno alla sua tanto misconosciuta quanto brillante scoperta. Tornando alla vita, ancora segnato nelle carni, Bach raccoglie e interpreta eccentricamente il concetto più oscuro espresso dal padre dell’Omeopatia C. F. Samuel Hahnemann: quello di Miasma. Nelle feci dei pazienti cerca l’idea stessa della plasticità della materia psichica più recondita, che riporta alla melma, al fango viscerale.
Il labirinto paludoso dell’intestino umano, caldo e interno, è metafora, da sempre condivisa, di mondo infero interiorizzato. Il suo dio emozionale coinvolge la paura (panico produce diarrea). È come se l’angoscia di Bach, relativa alla sofferenza vissuta e allo scampato pericolo, abbia trovato lineare espressione nello studio della parte più affine a Saturno, dio delle latrine. Il confine della vita e della morte appartiene a latitudini sulfuree e tenebrose, lontane quanto mai dall’esperienza diurna. In questo luogo metafisico la prospettiva anale si capovolge in quella orale: per gli Egizi, nel mondo infero, i morti camminavano a testa in giù, vomitando il contenuto intestinale. Le feci alludono a un’essenza che è sempre presente e che si riforma in continuazione. Racchiudono sottili, seppure antipatiche, analogie con la creatività (imbrattare, colorare e puzzare), con le origini della coscienza, con il controllo della ricchezza, con l’umorismo più irriverente.
 
Appartenendo alla dimensione divisionistica dei residui individuali i materiali fecali rappresentano il plancton dove il soggettivo sconfina con l’oggettivo. Edward Bach non orientò i suoi studi nella direzione microbiologica classica e ben presto si discostò da essa in modo radicale. Era in caparbia ricognizione alla ricerca di un bandolo che permettesse una classificazione pratica dell’enorme varietà dei batteri intestinali e lo individuò in gruppi di similitudine fermentativa in presenza dello zucchero. Con i mezzi allora disponibili, investendovi un fervore eroico, giunse a identificarne sette. Fino a questo punto il lavoro compiuto dal batteriologo Bach si può considerare nell’ambito dei canoni tradizionali. Ma ecco il brillante salto di qualità, il colpo di ali del pioniere assoluto: lo scienziato intuisce la possibilità di abbinare un tipo specifico di ‘personalità’ a ognuno dei sette gruppi.
 
Il piano del discorso si sposta dunque dal positivo all’affine, il simile subentra alla classificazione microscopica. L’analogia diventa il criterio guida per studiare i rapporti di somiglianza tra alcuni elementi costitutivi di due fatti o oggetti (in questo caso la prevalenza di un gruppo di batteri intestinali verso un determinato quadro di personalità del paziente), tale da far dedurre mentalmente un certo grado di somiglianza tra i fatti o gli oggetti stessi. Corrispondenza tra fenomeni diversi che consente lo studio di fenomeni complessi su un modello costituito da fenomeni più semplici. È bene ricordare che la similitudine consiste in una figura retorica fondata sulla somiglianza logica o fantastica di due eventi o successioni di pensiero. Si tratta di una comparazione rivolta a definire, con opportuni riferimenti, il livello o il grado di una qualità, eventualmente a chiarire in forma logica o fantastica un concetto.
 
Il libro della Genesi (I, 2, 7) descrive in questo modo la nostra origine terrigna dalla prima materia: “…allora Jahve Dio plasmò l’uomo con la polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita”.
Non diversamente Platone, nel Timeo (42 A), riporta la creazione dei corpi mortali: “…i Figli, avendo compreso l’ordine impartito dal Padre, ubbidendo ad esso, e, preso il principio immortale del vivente mortale, imitando il loro Artefice, presero a prestito dal cosmo, con il patto che in seguito avrebbero dovuto restituire, particelle di fuoco, di terra, di acqua e di aria, le congiunsero insieme…, legarono i circoli dell’anima che è immortale nel corpo che è soggetto a efflussi e a influssi”.
 
Questi elementi simbolici trovano puntuale affinità nella concretezza della materia intestinale che è fuoco (calore interno), terra (escrementi), acqua e aria. Edward Bach intuisce come nelle feci possa celarsi il modello acquisito dall’archetipo per incarnare l’Uomo: il latino faeces è plurale di faex faecis, feccia, deposito melmoso che si forma nei vasi vinai per sedimentazione dei vini, ovvero la parte peggiore, più vile dell’animale, di quel vaso d’elezione che, come san Paolo, illuminato dalla conoscenza di Dio creatore, può giungere alla Luce. Il prodotto ultimo dell’elaborazione individuale, le feci, poteva rappresentare lo specchio metaforico, ributtante, del principio ermetico sancito dalla Tabula Smaragdina: “È vero senza menzogna, certo e verissimo. Ciò che in basso è come ciò che è in alto…”.
 
Bach attribuisce a tale livello la sede propria di quella particolare scordatura morbosa della dynamis interna (§ 12 dell’Organon, dell’Arte del Guarire di Hahnemann) in Omeopatia Classica conosciuta come Miasma. Al § 204 Hahnemann precisa: “…Ciascuno di questi Miasmi - la Sifilide interna, la Sicosi interna, ma principalmente e in proporzione incomparabilmente maggiore, la Psora interna - era già in possesso di tutto l’organismo e già lo aveva penetrato in tutte le sue parti prima che ne venisse alla luce Sintomo locale primario supplente e che previene l’esplosione…”.
Nel trattato Le Malattie Croniche, al § 26, Hahnemann, giunto alla piena maturità professionale, afferma: “Il gran numero di osservazioni compiute sui rimedi efficaci contro la ‘psora’ (omœopsorici) mi hanno confermato via via che tutte le malattie croniche, non solo quelle più lievi, ma anche quelle più gravi e quelle gravissime, hanno questa stessa origine”.

Edward Bach ha certo attentamente ponderato gli insegnamenti del grande maestro quando si incammina lungo il sentiero, mai prima battuto da altri, che lo conduce a classificare il gruppo batterico predominante nell’intestino di ogni paziente, testando e studiando gli effetti microbiologici di eterogenei metodi scientifici allora all’avanguardia (l’elettricità, il calore, la luce, i raggi X, la Abram’s box, le reazioni colorimetriche e chimiche, i brodi di coltura, la dieta).
 
L’elaborazione dei vaccini autologhi diventò una pratica clinica di evidente efficacia. Insoddisfatto dei limiti che questa tecnica terapeutica palesava, Bach inseguiva comunque le tracce di qualcosa di più subdolo, la psora, che individuò nella tossiemia intestinale.
Per comprendere il processo intuitivo, laboratoristico e clinico compiuto da Bach per giungere alle sue scoperte, restano fondamentali il resoconto scientifico dal titolo La tossiemia intestinale nella sua relazione con il cancro, comparso sul British Homœopathic Journal nel numero di ottobre del 1924 e la relazione Il problema della malattia cronica tenuta nel corso dell’International Homœopathic Congress nel 1927.

Il British Homœopathic Journal, nel gennaio 1929, pubblica un articolo di Edward Bach dal titolo La riscoperta della Psora da cui è tratto il passo seguente, assai significativo: “Per ottenere l’attuale efficacia di questi nosodi è stata necessaria la comprensione di tre importanti principi: 1) la scoperta del gruppo di bacilli che formava la loro base; 2) il valore delle leggi di Hahnemann sulla ripetizione delle dosi; 3) il fatto che i nosodi diventano efficaci in forma diluita”. Nel medesimo articolo il dottor Bach cita e commenta vari aforismi dell’Organon dichiarando apertamente come il proprio lavoro di batteriologo rappresenti la prosecuzione di quello di Hahnemann, preludio di ulteriori scoperte future.

Al contempo questo scritto coglie Bach già proiettato verso un brillante avvenire di inediti panorami: “Stiamo facendo ogni sforzo per sostituire i nosodi batterici con le piante e, di fatto, in alcuni casi ci siamo riusciti quasi perfettamente; per esempio Ornithogalum umbellatum, nelle sue vibrazioni, è praticamente identico al gruppo Morgan, e abbiamo scoperto un’alga che ha quasi tutte le proprietà del gruppo dissenterico, ma c’è un punto che manca, e quel punto ci tiene in scacco nei tentativi di evitare l’uso dei nosodi batterici. Questo punto vitale è la polarità”.

La questione della polarità è cruciale per Bach, tanto che vi dedicherà un impegno maiuscolo, fotografato in questo altro passo della Riscoperta della Psora: “I rimedi dei campi e della Natura, quando vengono diluiti, sono di polarità positiva, mentre quelli associati con la malattia sono del tipo contrario, e al momento attuale sembra che questa polarità opposta sia essenziale per il successo dei nosodi batterici”.

Il passaggio dalla somministrazione iniettiva ipodermica a quella orale, prima ancora di caratterizzare una differente modalità terapeutica vaccinale, rispecchia la straordinaria sensibilità dell’uomo Edward Bach. Un suo articolo edito nel 1930 dal Medical World ne illustra la filosofia e il valore. Questo è l’ambito di studio concernente i Nosodi di Bach. Campo talmente tenebroso da essere stato quasi abbandonato dagli stessi medici omeopati, i quali, in osservanza ai dettami del maestro fondatore dell’Arte del Guarire, per il vero avrebbero dovuto celebrare e far proprie le scoperte di Edward Bach.

Oggi ben pochi terapeuti conoscono e utilizzano i Nosodi di Bach dimenticando la “Psora, quella vera Causa Fondamentale e Genitrice di quasi tutte le altre frequenti, addirittura innumerevoli, forme di malattia” (Organon § 80) . Tale ‘amnesia’ deve includere un senso sottile, che va ben oltre l’ovvio e malinconico rilievo della troppo diffusa ignoranza, attuale e antica, riguardo gli scritti dei maestri storici e indiscussi dell’Omeopatia; coinvolge quella certa ‘superficialità’ anamnestica e terapeutica tutta rivolta alla gestione dei sintomi (manifestazione della psora secondaria).

Con questo libro fondamentale gli emeriti colleghi Fernando Piterà e Levio Cappello colmano una spiacevole lacuna editoriale e affrontano in modo eccellente il tema dei Nosodi di Bach varcando la soglia del pensiero per opposti, cercando in qualche modo di calarsi nel processo di identità e congiunzione, trovando nell’approccio metaforico una chiave felice e originale per aprire la nevralgica serratura. Le ‘immagini’ (eidola) proprie dei Nosodi appartengono a un territorio psichico sotterraneo, corporeo ultimo, infimus: situato all’estremità inferiore o alla massima profondità, dunque ‘infero’.
Al contrario quelle relative ai Fiori evocano il Giardino dell’Eden, salgono verso il sole, affascinano di luce e colore.
 
L’immagine, in quanto manifestazione percepibile di un complesso di elementi, anche se parziale o incompleta, è figura che capta una realtà fotografata sotto le spoglie della rappresentazione simbolica: descrive un’entità di per sé immateriale e astratta. Le immagini non si contrappongono reciprocamente. Non sono disposte per polarità e nemmeno a coppie. Nell’inconscio esistono fianco a fianco e trasmutano l’una nell’altra arruolandosi per giochi di sottili similitudini, indenni dalla natura della dualità. Tutte le rappresentazioni archetipiche vivono nel regno ctonio (sotterraneo, mitologicamente appartenente all’abisso, alle profondità terrestri).

La parola eidolon deriva dal latino aidoneus (invisibile), termine connesso con Ade. Ne sono implicate le stesse figure e le forme dell’ideazione, le idee che ‘masterizzano’ e regolano la vita. Ade era il dio del profondo, della zona invisibile. Una ‘trama invisibile’ disciplina la manifestazione biologica, sia nel senso positivo che in quello patologico. L’incontro con Ade non è rappresentabile se non attraverso maschere allegoriche: in antico Plutone sovrintendeva alla ricchezza e ai tesori e Trofonio era noto come ‘colui che nutre’. Si tratta di acute astuzie di segno apotropaico, volte a esorcizzare la paura della morte. Ade rappresenta una pienezza invisibile. Le metafore che lo riguardano sottintendono il nascosto, il celato alla vista, l’occulto, il senza luce, l’oscuro, il nero, il proibito, il contenuto dentro qualcosa (interiore) o sotto qualcosa (inferiore), il subdolo, il furtivo. Eraclito afferma Physis kryptesthai philei (Natura ama nascondersi).

James Hillman, psicologo del profondo, scrive: “Diventare uguali a ciò che stiamo trattando è il modo omeopatico di curare. Richiede sensibilità per le somiglianze, un senso di affinità con il fenomeno o il processo in atto… L’approccio archetipico a questa zona (dell’Ombra) segue la massima: similia similibus curentur”.
Lo studio dei Nosodi presuppone non facoltativamente le latitudini interne all’immagine, piuttosto che le manifestazioni esterne, i tratti visibili della patologia. Impone intuizioni analogiche ben lontane dalla rassicurante interpretazione della praxis, intesa quale conoscenza tecnica della Materia Medica Omeopatica o dell’esercizio clinico ordinario.

Almeno due sono le categorie di lettori a cui il presente volume si rivolge: il novizio, colui il quale si avvicina a questa materia mosso da una legittima quanto fortunata curiosità; l’esperto professionista, omeopata o meno, che desidera conoscere e approfondire integralmente l’argomento relativo ai Nosodi di Bach.
A maggior completezza, non senza ragione, gli Autori hanno ritenuto bene aggiungere ai Sette Nosodi istituzionali (Proteus, Dysentery. Co, Morgan, Faecalis alkalyne, Coli mutabile, Gaertner, Bacillus n. 7) altri Quattro Nosodi (Sycotic-Co., Morgan-Pure, Morgan-Gaertner, Bacillus n. X) studiati e sperimentati dai dottori John e Elisabeth Paterson, omeopati, colleghi e collaboratori di Edward Bach fin dai tempi della comune attività presso il London Homœopathic Hospital.

Un valore aggiunto, pregio esclusivo, arricchisce questo libro: l’iconografia. Le immagini a colori sono opera di Ferruccio e Carlo Piterà e meritano una nota specifica. Entrambi introducono nella trama del testo eidola talmente suggestivi da catturare immediatamente il lettore all’interno del genio di ogni singolo nosode componendo, a dirla con Carl Gustav Jung, “un grandioso affresco proiettivo di processi di pensiero inconsci”.

I fratelli Piterà, attraverso la loro arte, diventano uguali a ciò che stanno trattando, dimostrano eccezionale sensibilità per le somiglianze, un senso di affinità con il fenomeno o il processo descritto. Assimilata scrupolosamente la lezione degli antichi maestri visionari Hieronymus Bosch e William Blake, essi raccolgono l’insegnamento moderno di Max Ernst, René Magritte, Salvador Dalì, Paul Delvaux, Edgar Ende, Alberto Savinio, Giorgio de Chirico, rinnovando ancora una volta l’epopea affascinante del surrealismo.

Carlo, pittore di fama internazionale, qui si dimostra ‘padrone assoluto dell’irrealtà della realtà’, citando il critico d’arte Vitaliano Nocchiero. Un particolare elogio, stupefatto e innamorato, va a Ferruccio, esordiente toccato da uno stato di grazia e da una carica poetica impressionanti. Le sue tavole, vera e propria pinacoteca digitale, da ascriversi nel filone della Digital-Art, raggiungono vertici assoluti. Alcune per tutte: Ombra, Attacco di panico, Proteus, Metamorfosi, Sopravvivenza, Gaertner, L’incubo, Fobie, Conflitto interiore.
 
In conclusione non pare fuori luogo riportare un passo tratto da L’Opera Occulta - Deutsches Teathrum Chemicum (Norimberga, 1728) dell’alchimista Jean d’Espagnet: “La pietra (filosofale) viene plasmata secondo il modello della Creazione del mondo, perché è necessario avere il caos e la sua Prima Materia in cui, mischiati tra loro, gli elementi fluttuano su e giù, finché non vengono separati dallo spirito ardente. E quando ciò accade, allora quel che è leggero salirà verso l’alto, mentre quel che è pesante discenderà in basso”.


Federico Audisio di Somma
Torino, dicembre 2006


Federico Audisio di Somma, medico chirurgo, specialista in Medicina del Lavoro, omeopata e scrittore, saggista, docente di Omeopatia Classica, è presidente nazionale dell’A.M.I.F. (Associazione Medica Italiana di Floriterapia di Bach). Ha vinto il Premio Bancarella nel 2002 con il romanzo "L’uomo che curava con i fiori" (Edizioni Piemme) ispirato alla vita e all’opera di Edward Bach. Nel 2003 ha pubblicato "Il fiore dell’omeopata - tre romanzi brevi" (Edizioni Piemme). Ha tradotto, curato e integrato l’edizione italiana de "Il nuovissimo dizionario di Omeopatia per tutti" del dottor Jacques Boulet (Edizioni Piemme).


I nosodi di Bach e Paterson  Levio Cappello Fernando Piterà  Nova Scripta
 
I nosodi di Bach e Paterson
Storia, Materia Medica e Simbologia dei Nosodi intestinali

Levio Cappello, Fernando Piterà



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“La moderna visione dell’uomo e del mondo ha finito per incapacitare la nostra immaginazione. Essa ha dettato il nostro modo di vedere la persona (psicologia), la follia (psicopatologia), la materia e gli oggetti (scienza), il cosmo (metafisica), e la natura del divino (teologia). Non solo, ha dettato anche i metodi di tutte queste discipline, le quali così ora presentano un fronte unico contro l’anima. C’è stato chi, disperato, si è rivolto alla stregoneria, alla magia e all’occultismo, agli stupefacenti e alla pazzia, disposto a tutto pur di riaccendere l’immaginazione e trovare un mondo infuso d’anima. Ma queste nozioni non sono sufficienti: ciò di cui abbiamo bisogno è una revisione radicale, un fondamentale spostamento di prospettiva che ci faccia uscire da questo pericoloso stato di assenza d’anima che chiamiamo coscienza moderna”. (James Hillman).

Con questo lavoro s’intende affrontare uno studio del dottor EDWARD BACH ancora in parte sconosciuto nella sua profondità e ormai quasi dimenticato. Lo scopo del libro è riportare alla luce e rivalutare l’importante lavoro di ricerca nel campo della microbiologia attuato da E. Bach che rischiava di andare inesorabilmente perduto.

Il testo si caratterizza fondamentalmente per tre importanti aspetti:
1) La dimensione internazionale della ricerca microbiologica che ne sta all’origine e che vede Bach protagonista in questo ambito. Nella storia della medicina, le ricerche batteriologiche e la scoperta dei primi vaccini si intrecciano e si amalgamano con quella dei nosodi e dell’isoterapia, formando un’unica materia di studi che si snoda nel suo difficile e lungo percorso per condurci sino alla moderna vaccinoprofilassi e ai recenti concetti della terapia microbiologica.
2) Il recupero della grande esperienza di batteriologo che Edward Bach ebbe prima di essere noto per la Floriterapia. Solo questo totale riscatto può permettere una migliore e più profonda comprensione dell’opera bachiana in seno alla medicina del suo tempo ed evidenziare la lungimiranza che l’Autore ebbe nell’utilizzare la flora batterica intestinale per farne vaccini da inoculo impiegati per la cura di malattie croniche. Il successivo salto di qualità verso l’Omeopatia consentì a Bach di migliorare la sua terapia nosodica.
3) L’utilizzo del simbolo come strumento di conoscenza, di per sé mediato, al fine di rivelare alcuni aspetti correlati all’apprendimento immediato e diretto delle caratteristiche più salienti dei rimedi studiati.
 
La maggior parte di noi ha probabilmente letto, nella biografia di Bach, forse sottovalutandone il contenuto e il valore, i risultati di importanti studi effettuati da lui e dai suoi collaboratori, riguardanti i nosodi intestinali, che egli mise a punto in qualità di esperto in microbiologia, anatomo-patologia e Omeopatia. Questi apprezzabili lavori sono caduti in oblio e paradossalmente sono stati offuscati dalla stessa notorietà dell’autore, il quale era già famoso in tutto il mondo soprattutto come scopritore della “Floriterapia”. Molti però ignorano che egli fu anche e soprattutto un pioniere della ricerca microbiologica e che le sue scoperte diedero un contributo importante sia alla medicina convenzionale che all’Omeopatia. Destino singolare per un medico che ha dedicato una intera vita allo studio dei batteri intestinali, trascorrendo gran parte della sua esistenza in laboratorio tra provette, colture di germi e preparazioni di nuovi vaccini, essere ricordato soltanto per aver ideato, negli ultimi sei-sette anni della propria vita, un metodo terapeutico a base di fiori.
 
Senza nulla togliere al valore della floriterapia bachiana, va detto che gli studi effettuati da Bach sulla flora microbica intestinale, la preparazione di vaccini autologhi mediante gli stessi batteri saprofiti, la loro successiva trasformazione in nosodi intestinali, hanno impegnato gran parte della vita, delle energie mentali, fisiche ed economiche di questo singolare e geniale collega. Il lavoro pioneristico di Bach, ripreso successivamente da altri autori, è approdato, per vie diverse, all’immunologia e alla neonata terapia microbiologica, a dimostrazione di come Bach sia stato lungimirante nelle sue originali e brillanti osservazioni.
 
Decenni di studi e ricerche in seno alla microbiologia permisero a Bach di mettere a punto dei vaccini intestinali per la cura di svariate patologie croniche. I nosodi intestinali sono nati da vaccini ricavati da alcuni ceppi mibrobici prevalenti nella flora intestinale umana e sono stati utilizzati per la cura di patologie organiche e malattie psico-somatiche. Successivamente egli trasformò questi vaccini in nosodi omeopatici contribuendo ad arricchire la Materia Medica omeopatica con nuovi rimedi di grande utilità nella pratica clinica. I capisaldi di questo lavoro sono stati stigmatizzati dallo stesso Bach nelle sue relazioni e pubblicazioni. Le ricerche di Bach furono coadiuvate e successivamente integrate dai lavori sperimentali dei suoi collaboratori John e Elizabeth Paterson.
 
Certamente la floriterapia è un metodo più facile da utilizzare ed esprime un concetto di ecologismo terapeutico che meglio si adatta a una rassicurante forma di terapia naturale. Inoltre, a differenza della nosodoterapia, la floriterapia non richiede una diagnosi clinica necessariamente formulata da un medico, non sono necessarie nozioni di medicina omeopatica per la sua prescrizione e l’apprendimento non richiede anni di studio come avviene per l’Omeopatia. Questi fattori hanno fatto sì che, mentre la floriterapia si diffondeva con estrema facilità, l’utilizzo dei nosodi intestinali venisse presto dimenticato, sebbene questi rimedi fossero molto più attivi sia nel curare patologie fisiche che mentali. In realtà entrambi i metodi terapeutici hanno campi di applicazione propri e differenti con possibilità di integrazione.
 
Per descrivere le proprietà dei fiori di Bach sono stati versati fiumi di inchiostro, mentre solo qualche breve accenno è stato scritto per i nosodi intestinali. Gli stessi cultori delle opere di Bach, anche i più entusiasti, hanno da sempre sorvolato sull’argomento senza comprenderne la reale importanza, oppure ne hanno completamente travisato il valore terapeutico. Ne sono un chiaro esempio le affermazioni di alcuni floriterapeuti1 che così scrivono a riguardo dei nosodi intestinali: “I nosodi di Bach, noti anche come i ‘sette nosodi intestinali’ vengono ancora usati in certi ospedali omeopatici e da alcuni omeopati. A Mount Vernon2, tuttavia, non vengono più prodotti perché, a differenza dei rimedi floreali, curano i sintomi fisici3”.
Da questa affermazione si può comprendere come i nosodi intestinali siano stati poco studiati o compresi. Espressa in questo modo, sembra che i nosodi intestinali curino solo i sintomi fisici, mentre i rimedi floreali guariscano solo i sintomi mentali. Gli autori sopracitati si contraddicono sullo stesso argomento quando proseguono scrivendo: “Il metodo di prescrizione era già molto simile a quello che sarebbe diventato famoso in seguito: egli somministrava un certo nosodo in base alla personalità dei suoi pazienti, che divise in 7 gruppi, uno per ogni nosodo. I nomi attribuiti ai sette gruppi diedero il titolo alle sette parti del volume ‘I dodici guaritori e altri rimedi’, perché erano collegati a vari tratti caratteriali o tipi di personalità che sarebbero stati alla base del metodo di Bach”. Ebbene, se Bach somministrava i nosodi intestinali in base alla personalità e ai tratti caratteriali dei suoi pazienti ciò significa che gli stessi possedevano precise caratteristiche mentali ed erano utilizzati per curare anche i sintomi mentali dei pazienti.

Ne sono la prova i numerosi sintomi psichici presenti nelle Materie Mediche dei nosodi intestinali, riferiti alle sperimentazioni cliniche effettuate per circa un trentennio su malati, e quanto lo stesso Bach ebbe a scrivere in proposito: “Così, persone con paure insolite, come la fobia del fuoco, dell’altezza, della folla, del traffico, hanno quasi invariabilmente un organismo del gruppo di bacilli paratifoide. Le persone molto tese e nervose, dall’espressione ansiosa, il cui aspetto cambia raramente, hanno spesso un bacillo del gruppo Proteus. Il paziente che a prima vista appare in perfetta salute ma che ha qualche grave malattia cronica come la tubercolosi, spesso ha degli organismi batterici del gruppo Coli mutabile. Le persone che si feriscono e perdono sangue facilmente, in genere possiedono un germe del tipo dissenterico, e così via4”.

Un altro motivo responsabile della scarsa conoscenza dei nosodi intestinali è il lungo iter di studio che richiede l’apprendimento dell’Omeopatia. Nella maggior parte di coloro che insegnano e praticano l’Omeopatia, prevale oggi il desiderio di insegnarla a livelli più alti e più difficili. Se in parte questo desiderio può essere condivisibile, è altrettanto vero che aderire unicamente a tale scopo costituisce un sicuro impedimento alla comprensione e diffusione dell’Omeopatia. Gran parte di coloro che potrebbero accostarsi allo studio di questa formidabile disciplina medica è subito ostacolata o prevenuta dal farlo a causa del notevole impegno che richiede il suo apprendimento e dei profondi mutamenti di comprensione e mentalità che sembrano inizialmente necessari per l’apprendimento della materia.

Lo studio dei nosodi è uno tra i capitoli più affascinanti della medicina e non solo di quella omeopatica. Nell’ambito di un più esteso lavoro già iniziato e che prevede una esaustiva rivalutazione storica, metodologica e terapeutica dei più importanti isoterapici, si è voluto cominciare presentando al lettore questa particolare e limitata sezione riguardante i modi diversi in cui la legge dell’identico e quella dei simili possono essere applicate nella pratica clinica quotidiana.

La scelta è necessariamente limitata perché in questo testo saranno trattati soltanto determinati nosodi (quelli intestinali) e tra questi solo quelli di Bach e Paterson. È una scelta particolare perché oltre alla Materia Medica di questi farmaci omeopatici verrà illustrata anche una visione simbolica degli stessi rimedi, che nulla toglie al loro studio più genuino e tradizionale, ma che aggiunge ad essi una nuova chiave di lettura in termini di comprensione psico-somatica e analogica. Lo scopo di questo libro è infatti quello di utilizzare, parallelamente all’apprendimento della Materia Medica, anche l’arte del simbolo per legare aspetti di natura sintomatologica locale, generale e psichica di ogni singolo nosode che altrimenti non beneficerebbe della “dimensione coerente”.

Ormai si sa che l’Omeopatia, l’isoterapia e la nosodoterapia non sono filosofie o teorie astratte ma metodologie farmacologiche e terapeutiche nate dall’esperienza e dalla sperimentazione che hanno segnato il vero inizio di ciò che generalmente definiamo “Medicina Scientifica”. L’interpretazione simbolica dei sintomi nulla toglie allo studio rigoroso e sperimentale dei rimedi omeopatici, anzi costituisce un ulteriore approccio alla conoscenza dei rimedi che utilizza, oltre allo studio della Materia Medica dei nosodi, e rappresenta una chiave di lettura che nel contempo è simbolica, psicosomatica e analogica.
Il lettore potrà utilizzare le nozioni classiche dell’isopatia e dell’Omeopatia e riflettere anche su quanto il corpo, la malattia e i simboli che “parlano” attraverso di essi vogliono esprimere per manifestare il proprio conflitto. Questi aspetti non si escludono a vicenda, anzi si completano e si compenetrano reciprocamente. Riappropriarsi del valore simbolico del sintomo, della malattia, e in senso più esteso del simbolo stesso, significa ripercorrere la strada che è solo il riflesso del più antico linguaggio del mondo: il canto magico degli archetipi.

Il libro è suddiviso in sette parti e tredici capitoli.

Nella prima parte due interi capitoli sono dedicati al simbolo, al segno e alla loro importanza in medicina. Altri due capitoli spiegano il significato simbolico di ombra e intestino.

La seconda parte è dedicata alle microflore intestinali. La loro breve trattazione introduce i nuovi concetti messi in luce dalla moderna terapia microbiologica che sono utili per comprendere la reale importanza dei batteri intestinali nel ruolo del potenziamento del sistema immunitario, già intuito da Bach che li utilizzava per la preparazione dei suoi “vaccini intestinali”.

La terza parte del libro è dedicata alla vita e opere di Edward Bach con una maggiore attenzione alla sua attività di microbiologo e patologo. Non si poteva parlare di nosodi intestinali senza aver prima compreso le tappe degli studi scientifici nati in seno alla batteriologia e sfociati successivamente nella realizzazione dei nosodi intestinali in diluizione omeopatica. Nelle pagine che seguono la biografia di E. Bach, abbiamo integralmente riportato, in ordine cronologico, le sue più importanti relazioni sull’argomento che riguardano la Relazione tra la vaccinoterapia e l’Omeopatia; La tossiemia intestinale nella sua relazione con il cancro; Il problema della malattia cronica; La riscoperta della Psora; Un metodo efficace per la preparazione di vaccini a somministrazione orale5.
La quarta parte del testo tratta dei nosodi in senso generale, della loro origine, storia, cronologia, classificazione e preparazione. In particolare si è anche cercato di definire i criteri di scelta razionale per la terapia con i nosodi e alcune importanti regole di prescrizione.

Nella quinta e sesta parte sono rispettivamente descritti i nosodi intestinali di Bach e Paterson, la loro nomenclatura e la sperimentazione clinica. Un intero capitolo è dedicato alle indicazioni e consigli per l’uso dei nosodi intestinali nei casi clinici nuovi e in quelli cronici. In questa sezione del testo sono descritti gli elementi biochimici predominanti e i farmaci omeopatici correlati ai nosodi intestinali. Chiare tabelle ne illustrano le corrispondenze reciproche facilitando la ricerca dei nosodi o dei rimedi omeopatici ad essi collegati.

Il completamento della Materia Medica6 di questi nosodi ha richiesto mesi di accurate ricerche bibliografiche e repertoriali che sono citate in bibliografia. Tutti i sintomi individuati da Edward Bach e quelli scoperti nelle successive sperimentazioni cliniche effettuate dai coniugi John e Elizabeth Paterson, da O. A. Julian, da J. Hui-Bon-Hoa e da altri autori che si sono occupati dei nosodi intestinali, sono stati accuratamente inseriti nelle rispettive materie mediche di ogni singolo nosode. Le scarne Materie Mediche dei singoli nosodi intestinali, scritte in tempi successivi e da diversi autori, risultano incomplete e frammentarie e non integravano i sintomi evidenziati da quegli autori che li avevano ulteriormente studiati e sperimentati; come nel caso dei coniugi Paterson i quali, oltre ad aver sperimentato i nosodi di Bach, ne studiarono altri, evidenziando nuovi sintomi sia dei primi, quelli di Bach, che dei successivi, ma nei nuovi lavori i Paterson non scrivono i sintomi di quelli sperimentati precedentemente. La Materia Medica dei Nosodi di O. A. Julian, a cui si fa spesso riferimento, non riporta tutti i nuovi sintomi sperimentali e clinici individuati dai coniugi Paterson.

Una volta completata di tutti i sintomi presenti in letteratura, la Materia Medica di ogni singolo nosode è stata confrontata con il Repertorio informatico RADAR - Synthesis 8. I sintomi comuni, presenti sia nella Materia Medica del nosode che nel Repertorio7, sono stati contrassegnati da parentesi tonda con all’interno i numeri di riferimento al valore del sintomo stesso e al numero di altri rimedi presenti nel Repertorio per quello stesso sintomo; i sintomi senza la parentesi tonda sono quelli che non sono stati ritrovati nel Repertorio e che vi andrebbero aggiunti per completezza.

In Morgan, ad esempio: Follia, pazzia, malevola (1-9) sta a indicare che il sintomo citato compare al I° grado con altri 9 rimedi; allo stesso modo la Claustrofobia (1-97) è presente al I° grado con altri 97 rimedi; così la Tendenza al suicidio (1-158) è al I° grado su 158 rimedi ecc. Il lettore avrà così utili indicazioni non solo sul valore del singolo sintomo esaminato, ma potrà facilmente capire con quanti altri rimedi omeopatici quel determinato sintomo è condiviso. I sintomi riportati senza parentesi tonda indicheranno al lettore che non sono stati ritrovati nel Repertorio. Va detto inoltre che i sintomi dei nosodi intestinali di Bach-Paterson compaiono sempre al primo grado o più raramente al secondo essendo stati sperimentati quasi tutti su individui malati e rappresentano quindi sintomi di guarigione clinica.

I numerosi richiami alle voci e rubriche del Repertorio, i riferimenti di diagnostica differenziale con altri importanti rimedi che comprendono quel sintomo caratteristico, le annotazioni degli autori che hanno verificato il valore di determinati sintomi, la possibilità di un rapido controllo incrociato con tutti i sintomi riportati nell’ultima parte del testo, aiutano notevolmente l’interrogatorio omeopatico e la diagnosi differenziale tra i rimedi che emergono nell’indice e quelli presenti nelle tabelle di riferimento.
 
Infine, così come in Omeopatia classica si ricorre spesso all’immagine di un rimedio descrivendo ad esempio il profilo tipologico di Ignatia, Lycopodium, Pulsatilla, Platina, ecc. per facilitare il ricordo del rimedio che ne rappresenti le caratteristiche fisiche e psichiche specifiche, allo stesso modo, dopo la descrizione accurata della Materia Medica di ogni nosode è riportata anche l’interpretazione simbolica, allegorica e psicosomatica del rimedio trattato.

La settima parte è costituita da un dettagliato indice clinico che riporta 3.850 voci con i sintomi dei diversi nosodi intestinali per facilitare la consultazione e la ricerca del rimedio più appropriato. Chiude il testo una bibliografia con 423 riferimenti. Con un pò di orgoglio è possibile asserire che la sintomatologia clinica e sperimentale dei nosodi intestinali di Bach e Paterson riportata in questo volume sia la più completa e aggiornata sinora scritta in un unico testo. È questo un doveroso omaggio e tributo a Edward Bach e ai coniugi John e Elizabeth Paterson affinchè il loro lavoro non sia dimenticato ma possa essere utilizzato al meglio da tutti gli omeopati per la salute dei loro pazienti.


I nosodi di Bach e Paterson  Levio Cappello Fernando Piterà  Nova Scripta
 
I nosodi di Bach e Paterson
Storia, Materia Medica e Simbologia dei Nosodi intestinali

Levio Cappello, Fernando Piterà






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