Etica per le Professioni. AGRICOLTURA SOSTENIBILE

 
Etica per le Professioni. AGRICOLTURA SOSTENIBILE  Etica per le Professioni Rivista   Fondazione Lanza
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Editoriale

Agricoltura sostenibile

DOSSIER

Al centro il patto con il consumatore
- di Paolo Bedoni
“Fare agricoltura”, significa fare bene le cose, dando primato alle persone e al valore della loro vita; significa fare le cose buone, puntando sulla qualità. In quanto tale l’agricoltura implica sempre una dimensione etica, che deve essere riscoperta. In quest’articolo il presidente della più importante organizzazione del mondo agricolo italiano, la Coldiretti, ricorda il ruolo che l’organizzazione ebbe nel dopoguerra nel favorire la nascente democrazia, ispirandosi al sistema dei valori della Dottrina Sociale della Chiesa. In coerenza con questa storia, oggi la Coldiretti si trova ad essere protagonista di una vera e propria rivoluzione culturale, che l’ha portata a fare del patto con il consumatore-cittadino il riferimento fondamentale delle sue iniziative. Quando gli interessi dei produttori coincidono con quelli dei consumatori, allora sono possibili scelte sinergiche sui temi dello sviluppo sostenibile. Accanto a ciò, l’assunzione di una responsabilità: rappresentare gli interessi del mondo agricolo nel quadro degli interessi generali della società, favorendo una rigenerazione del settore incentrata sulla promozione di un’autentica qualità della vita.

"Terra madre": ritornare al futuro - Intervista a Carlo Petrini a cura di Mimmo Vita
Carlo Petrini è il padre di Slowfood, realtà nata in Piemonte nel 1989 e divenuta oggi un movimento internazionale a sostegno della cultura del cibo e del vino, con oltre 70000 soci in tutto il mondo. Alla base di Slowfood c’è la concezione di una agricoltura rivista in senso sostenibile e una rivalutazione ed esplorazione delle conoscenze tradizionali legate alla terra. Nell’intervista Petrini ricorda che, contro la omologazione e la frenesia della industrializzazione, si deve affermare uno stile di vita fatto da ritmi più lenti, di sapori tradizionali, di contatto con la terra, di conoscenza dei processi produttivi e del lavoro. “Gustoso” è un prodotto organoletticamente buono, ecologicamente sostenibile e socialmente giusto. Tutto ciò porta anche alla riscoperta di una serie di valori, come la propensione al dono, il rispetto della natura, la convivialità che sono diffusi nella cultura contadina.

Un patrimonio da conoscere e da coltivare
- di Ulderico Bernardi
I meccanismi profondi della cultura, basati sugli intrecci tra ambiente, storia, persona e comunità, marcano le ere nel segno della continuità. Che cosa rimane della cultura della società contadina, con la sua visione religiosa e la sua vocazione comunitaria, nel suo passaggio da una generazione ad un’altra? L’autore propone una riflessione sull’influenza che la ruralità ancora esercita sul mondo postindustriale, mettendo in luce gli elementi culturali distintivi di una identità collettiva usurata ma non rimossa. Dopo avere ricordate le trasformazioni che hanno mutato il volto delle campagne, riflette in particolare sulla realtà veneta. Per essa l’autore propone un neologismo, parlando di realtà “agropolitana”, un intreccio di elementi della civiltà urbana e di suggestioni della ruralità che danno senso all’agire quotidiano.

I segreti del "sistema Alto Adige" - di Georg Mayr
L’articolo prende in considerazione la realtà dell’agricoltura nella provincia di Bolzano, il cui territorio è per il 40% collocato sopra i 2000 metri s.l.m.. Mentre in tutto il resto dell’arco alpino l’agricoltura di montagna è quasi completamente abbandonata, in Alto Adige si contano migliaia di aziende occupate nella lavorazione dei campi, anche ripidi, e nella produzione di prodotto altamente apprezzati in tutta Europa. L’autore fornisce alcune spiegazioni di questa viva e florida realtà agricola, pur non immune oggi di alcune difficoltà legate alla redditività dei prodotti agricoli. Anzitutto la tradizione del “maso chiuso”, che ha evitato la frammentazione dei terreni e favorito il legame della famiglie con la terra. Inoltre, la politica agraria condotta negli anni dalla provincia di Bolzano, volta a fornire le aziende di tutte le infrastrutture necessarie, il successo della legislazione sull’agriturismo, il profondo radicamento del cooperativismo, l’altissima rappresentatività del sindacato degli agricoltori. Infine, la ricerca di un elevato livello di qualità ed ecosostenibilità della produzione.

In Europa l'obiettivo è la qualità - di Paolo De Castro
L’intervento prende in esame la riforma della politica agricola comunitaria, indagando i motivi che stanno alla base del nuovo modello di intervento per il settore primario, che avrà importanti ricadute sulla politica economica e sociale. Lo scenario della globalizzazione, il nuovo assetto delle relazioni commerciali internazionali, il processo di allargamento dell’unione, nuove sensibilità sociali (la sicurezza alimentare, le tematiche ambientali) hanno richiesto un ruolo diverso alla politica dell’Unione. L’autore mette in evidenza i principi cardine della PAC del futuro: la proiezione verso la qualità, il ruolo multifunzionale dell’attività agricola, l’attenzione per la tutela dei diritti umani e animali.


APPLICAZIONI

Il veterinario
A tutela dell'animale e ... dell'uomo
- di Bartolomeo Biolatti

Il viticoltore
Produrre, cioè educare a consumare
- di Andrea Surbone

L'imprenditrice agricola
La specificità della ruralità al femminile
- di Maura Guerrini

Indicazioni bibliografiche

RUBICHE PER AMBITI PROFESSIONALI

Ambiente / Protocollo di Kyoto
Solo assieme si difende il clima globale
- di Giovanni Guzzi
L’articolo prende lo spunto dalla recente decisione della Russia di ratificare il protocollo di Kyoto, rendendo così possibile la sua entrata in vigore. La Convenzione determina precisi impegni per i paesi firmatari in tema di limitazione delle emissioni di gas serra, in assenza dei quali si aggraverebbero ulteriormente alcuni preoccupanti fenomeni dovuti al riscaldamento planetario, a danno specialmente di determinati ambiti fisico-morfologici opportunamente descritti dall’autore. Sono inoltre evidenziati alcuni limiti del protocollo e si segnala in particolare la preoccupazione legata alla mancata ratifica degli USA, il paese più inquinatore del pianeta, e alle politiche ambientali di certi Stati europei, tra i quali l’Italia, che stanno nei fatti disattendendo gli impegni assunti.

Economia / Corporate Governance
Autodisciplina e controllo dell'impresa
- di Carmine De Angelis
Il sistema delle regole destinate a governare una società devono essere4 in grado di gestire non solo il potenziale conflitto tra azionisti-risparmiatori e amministratori, la proprietà e la gestione, ma anche quello tra soci di controllo e soci di minoranza. Tale obiettivo può portare alla presenza negli organi societari,con funzioni di controllo e quindi di tutela dei piccoli azionisti, ad esempio di rappresentanti dei fondi comuni di investimento o dei fondi pensione. L’articolo si occupa in particolare dei benefici privati del controllo, ottenuti in virtù del controllo esercitato sulla società. Analizza inoltre i meccanismi interni alla società che tendono ad allineare obiettivi degli azionisti e dei manager, distinguendo tra i sistemi di governance della public companies e quelli più adatti per le società in cui la proprietà è maggiormente concentrata. Una serie di meccanismi esterni è necessaria poi per rafforzare quelli interni: si tratta di una disciplina normativa che il legislatore deve dettare per modellare il comportamento degli attori economici e a protezione dei creditori-risparmiatori, nonché di un sistema bancario efficiente e indipendente rispetto all’apparato industriale.

Formazione / Operatori sanitari
Prendersi cura di chi deve "curare"
- di Francesco Zeziola
L’articolo si occupa dell’attività di formazione del personale nel settore della sanità pubblica: espone le ragioni storico-giuridiche e gli obiettivi che spiegano la presenza di una specifica “funzione “formazione” nelle Aziende Ospedaliere e ripercorre le tappe dell’evoluzione legislativa che ha accompagnato la loro affermazione. L’attività di formazione, se non affidata ad Agenzie esterne, richiede la presenza di un formatore aziendale, colui che professionalmente e con continuità svolge una funzione di “regista della formazione”. L’articolo tratteggia le caratteristiche e le competenze che vengono richieste a questa nuova figura professionale. Presenta poi una esperienza di formazione del personale dell’Azienda Ospedaliera “M.Mellini” di Chiari (BS), svoltasi nel novembre 2003

Spazio aperto / Etica e Sport
Campioni puliti dentro e fuori
- di Lorenzo Biagi

Spazio aperto / Etica e Sport
L'educazione passa attraverso lo sport
- di Natale Filippi


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Il mondo dell’agricoltura ha conosciuto negli ultimi tempi trasformazioni radicali, delle quali si potrebbe rendere sinteticamente conto attraverso alcune semplici espressioni: sicurezza, qualità, tipicità. Attorno a questi termini ruota il presente e il futuro dell’agricoltura, che si sta affrancando da modelli produttivi e organizzativi oramai desueti. Ed è sempre a partire da questi termini che è possibile interpretare l’evolversi dei lavori e delle professioni rurali tradizionali (si pensi, per esempio, alle cosiddette colture biologiche, alle esperienze dell’agriturismo o delle fattorie didattiche, alla certificazione biologica, ecc.).
Non vi è dubbio che l’attenzione sempre piú marcata dell’opinione pubblica verso il settore primario sia stata provocata da gravi scandali alimentari, che hanno sollevato gravissime preoccupazioni sulla salubrità dei cibi che finiscono sulle nostre tavole. Sarebbe un’operazione complessa cercare di capire come si sia potuti giungere a una vera e propria eterogenesi dei fini, per la quale ciò che dovrebbe garantire, attraverso la coltivazione della terra e l’allevamento degli animali, il sostentamento dell’uomo si sia trasformato in una minaccia pericolosa per la sua vita. E la causa di tale perversione può essere rintracciata, certo, in un atteggiamento predatorio dell’uomo verso la natura e verso gli altri esseri viventi, nella ricerca esasperata della produttività e del profitto.
L’altra faccia della medaglia, è rappresentata dall’offerta al consumatore di prodotti di scarsa qualità, poco gustosi, se non addirittura nocivi. I consumatori hanno cosí scoperto, sulla propria pelle, come l’agricoltura, percepita sino a qualche anno fa come attività residuale, debba riacquistare una rilevanza centrale. Una centralità che non si potrebbe giustificare immediatamente in termini occupazionali, benché non siano state ancora esplorate appieno tutte le potenzialità di settori quali quello alimentare o quello turistico, ma che deriva, piuttosto, dalla presa d’atto della necessità di cercare nuove modalità produttive, maggiormente orientate a obiettivi qualitativi e sostenute da tecniche di coltivazione e di allevamento a minore impatto ambientale e sociale.
La ricerca della qualità si coniuga giocoforza con la riscoperta della tipicità dei prodotti. Il fenomeno della valorizzazione delle proprie produzioni tipiche ha oramai assunto dimensioni vastissime e va ben al di là della necessaria definizione di marchi sia nazionali sia europei. Il prodotto tipico allude a un bene particolare, di origine naturale o animale, che è stato sapientemente trasformato dal lavoro dell’uomo, che proviene da un ben definito spazio geografico, che ha una sua storia densa di significati, che è carico di valenze culturali, sia materiali che extramateriali, e che ovviamente si propone anche come un bene economicamente redditizio.
Salvaguardia della sicurezza, ricerca della qualità, valorizzazione della tipicità costituiscono alcuni requisiti irrinunciabili di un’agricoltura “sostenibile”, sia sul piano ambientale che sociale. A fondamento di ciò è possibile cogliervi un’originale declinazione della cosiddetta ”etica della terra”, espressione tanto utilizzata da alcune correnti ecologiste. Una tale etica non potrà crescere nel segno di quell’antropocentrismo esasperato, predatore e violento, che ha determinato guasti talora irreparabili. D’altra parte, non è nemmeno immaginabile sostituire alla figura dell’uomo sovrano e signore, la figura di un uomo come essere pari agli altri esseri, ganglio di una rete che, nel cerchio della vita, collega tra loro tutti gli esseri viventi.
All’antropocentrismo estremo e predatore non può sostituirsi un biocentrismo, nel quale il centro viene ora a essere la vita, qualsiasi essa sia, umana, vegetale o animale. Tale visione, contraddistinta da una sorta di egualitarismo biologico, oltre a essere teoreticamente problematica, risulta contraddire l’idea e la pratica stessa dell’agricoltura. Sin dai suoi albori l’agricoltura è, infatti, segnata dalla capacità trasformatrice dell’uomo sull’ambiente naturale e dal rapporto con gli altri esseri viventi. Questa interazione potente, attraverso la quale l’uomo, poi, è giunto ad autocomprendersi attraverso le scansioni delle stagioni, i ritmi della vita dei campi, le simbologie naturali, richiede ancor oggi l’intervento dell’uomo. Un intervento che, però, dev’essere responsabile, attento ai ritmi e ai tempi della natura, rispettoso della biodiversità, capace di preoccuparsi del benessere degli animali, ancorché della salute, della sicurezza e della qualità di vita stessa dell’uomo.

Il Direttore
Antonio Da Re


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