Etica per le Professioni. ETICA E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

 
Etica per le Professioni. ETICA E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE  Etica per le Professioni Rivista   Fondazione Lanza
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Editoriale

Etica e pubblica amministrazione

DOSSIER

Quando l’etica dà forza al diritto
- di  Ivone Cacciavillani
Il tema viene affrontato chiarendo anzitutto come il diritto s’imponga alla Pubblica Amministrazione (per essa dunque l’etica coincide con il diritto), mentre la sfera dell’etica investa il Funzionario (per il quale l’etica è completiva del diritto). I principi fondamentali della Costituzione italiana e il suo Titolo quinto di recente riformulato, unitamente alla legge n.241 del 1990, hanno affermato una visione cittadino-centrica che assegna al funzionario pubblico il dovere della fedeltà al cittadino sovrano e non più alla Pubblica Amministrazione. L’etica essenziale del funzionario è il rispetto puntuale della disciplina della mansione al quale è assegnato, con l’unico limite dell’obiezione di coscienza, quando ammessa. Peraltro, nella disciplina giuridica della disciplina è presente una componente etica discendente dal dovere di correttezza e di fedeltà all’ufficio. Il saggio approfondisce anche il tema della legittimazione processuale del cittadino leso da una violazione del dovere disciplinare da parte del funzionario; si sofferma infine sulla questione dell’obiezione di coscienza praticabile dal funzionario che non sia “mero” bensì attento e sensibile servitore del cittadino e sulle problematiche etiche commesse al sistema dello spoil system.

Leggi e norme non bastano - di  Corrado Squarzon
Una efficace trasformazione della PA si otterrà solo - secondo l’analisi proposta dal prof. Squarzon - se essa stessa saprà autopercepirsi come strumento a servizio dell’interesse collettivo. Nonostante gli ultimi vennt’anni siano stati decisamente impegnati nella direzione di un rinnovamento e ammordenamento della PA, nodo cruciale restano la formazione dei dirigenti e l’uso efficiente delle risorse. L’autore, dopo aver  evidenziato come la PA sia una componente rilevante della realtà economico-produttiva del nostro Paese, spiega come la normativa da sola non sia sufficiente a ottenerne il rinnovamento: si tratta di mettere in atto azioni di progettazione di sistemi di gestione e di sviluppo organizzativo, nonché di nuovo management. Se la PA alleggerisce il peso delle sue procedure, se aumenta la sua efficienza generale, se risponde ai bisogni e alle aspettative del cittadino-utente e delle imprese, produrrà effetti che daranno un contributo visibile al mantenimento e allo sviluppo del benessere della collettività, favorendo e sostenendo, non da ultimo, la competitività dei sistemi locali.

È l’ora del management pubblico - intervista a  Gianfranco Rebora a cura di  Germano Bertin
Tra il 1990 e gli inizi del nuovo millennio, abbiamo visto un susseguirsi di provvedimenti legislativi volti a ottenere una modernizzazione e un recupero di efficienza delle PA per un servizio migliore ai cittadini. Il prof. Rebora - già rettore dell’Università C. Cattaneo di Castellanza (Va) - riconosce proprio nel “management pubblico” l’elemento determinante per un positivo successo delle riforme nella PA. Riconoscendo la tendenza – tipicamente italiana – di eccessiva legiferazione, egli vede necessaria un’azione coordinata tra regole, innovazione tecnologica, formazione degli operatori, comunicazione. Le priorità sulle quali si giocheranno il loro futuro e l’efficacia del servizio e della funzione della PA sono: 1) l’“E-government”; 2) la semplificazione amministrativa; 3) una gestione strategica del personale; 4) una più attenta gestione degli investimenti pubblici; 5) una maggiore managerialità e una più coerente equità nelle funzioni autoritative; 6) l’impegno a produrre valore sociale e pubblico; 7) l’applicazione del principio della sussidiarietà.

È meglio essere chiari e leggibili - di  Michele Cortelazzo
Dal 1992, per iniziativa dell’allora ministro Sabino Cassese, anche in Italia ci si è preoccupati di migliorare la qualità dell’italiano usato nei testi delle pubbliche amministrazioni. Le ragioni della distanza tra la lingua burocratica e quella dei cittadini sono molteplici, dalla effettiva complessità dell’azione amministrativa, al funzionario che cerca di dare autorevolezza al proprio scritto con un linguaggio complicato, dalla incapacità di innovare alla vera e propria impreparazione. Scrivere in maniera più chiara e semplice è giusto, perché rispetta i diritti dei cittadini in uno stato democratico; è altresì conveniente per la pubblica amministrazione perché evita errori, contenziosi, chiarimenti e riduce le spese. L’autore riferisce di alcune esperienze, che lo hanno visto anche protagonista, per tentare di riformare le consuetudini della scrittura amministrativa. I mezzi utilizzati sono stati la proposta di linee guida e manuali, la formazione, la costituzione di gruppi di lavoro per la riformulazione di testi di uso corrente e la creazione di servizi di consulenza. Il bilancio non del tutto soddisfacente induce a ipotizzare alte azioni, quale la messa a disposizione dei dipendenti di repertori con i modelli di testo più frequentemente utilizzati, la messa in rete delle esperienze  e la verifica sperimentale dei testi. Essenziale è il dialogo tra linguisti, dipendenti della pubblica amministrazione e giuristi.



APPLICAZIONI

Prefetto
La legalità: emergenza nazionale
- di Paolo Padoin

Segretario comunale e provinciale
Spoil System: un modello in crisi
- di Giuseppe Panassidi

Formatore di operatori pubblici
La formazione ha un nemico: lo spreco
- di Silvio Stroppoloni

Difensore civico
Una diversa cultura del diritto
- di Caterina Dolcher

Indicazioni bibliografiche

RUBICHE PER AMBITI PROFESSIONALI

Ambiente / Sesta Conferenza Internazionale  “Etica e politiche ambientali” - Verso una nuova responsabilità globale
- a cura di? Matteo Mascia
A conclusione della VI Conferenza Internazionale di Etica e Politiche Ambientali (Padova, 23-25 ottobre 2008) intitolata Etica e Cambiamento Climatico. Scenari di giustizia e sostenibilità, promossa dalla Fondazione Lanza insieme ad altri partner nazionali e internazionali, è stato elaborato il documento finale “Verso una nuova responsabilità globale” In una prospettiva di dialogo e confronto tra scienza, etica e politica esso propone una mediazione eticamente significativa delle diverse posizioni in gioco nel negoziato internazionale in vista di un nuovo accordo giuridico vincolante che dia continuità, rafforzandoli, agli impegni del Protocollo di Kyoto in scadenza nel 2012. A partire dalla riaffermazione del principio di una responsabilità comune, ma differenziata, il documento sostiene un approccio basato su criteri di giustizia ed equità per determinare le future quote di emissioni di gas climalteranti che tengano conto delle rispettive capacità e del diritto di tutti allo sviluppo e ad una soddisfacente qualità della vita.

Economia / Responsabilità sociale d’impresa - “Conviene” tutelare i diritti di tutti - di? Umberto Musumeci
La Responsabilità Sociale di Impresa consiste nella la necessità che le imprese si assumano la responsabilità dei propri comportamenti sul piano economico, sociale ed ambientale.
Il problema, però, è che ognuno, argomentando opportunamente, può rivendicare una sua definizione, e di conseguenza cresce nelle imprese la richiesta di uno strumento di verifica del proprio livello di responsabilità sociale che costituisca un benchmark di elevata credibilità. Su queste premesse nasce l’Associazione Valore Sociale, con lo scopo di realizzare un modello di valutazione condiviso. I principi su cui si basa sono: la promozione dei diritti umani, un ambiente di lavoro sicuro, una non ingannevole attività di marketing, il controllo sulla dannosità dei prodotti, la gestione responsabile dei flussi finanziari ed infine la destinazione di una quota degli utili in programmi di promozione sociale.

Formazione / Mediazione culturale - In relazione con chi viene da lontano - di? Rosanna Cima
L’articolo presenta l’approccio metodologico della “mediazione  etnoclinica”, che interessa in particolare gli operatori dei servizi sociali, sanitari ed educativi, che sono a contatto quotidiano con individui e famiglie provenienti da altri paesi. Tenere presente l’aspetto “etnico” della pratica di cura appare del tutto evidente, se solo si pensa a quanto incide la provenienza geografica, culturale e linguistica non solo sul modo di vivere ma anche di rappresentare la propria vita.  
Tuttavia, saper “situare” geograficamente “gli altri”, pone l’operatore nell’analoga necessità di situare culturalmente se stesso. Da questa duplice consapevolezza deriva quanto sia importante il ruolo della “mediazione”, che non può essere solo linguistica, ma deve essere anche “culturale”, di cui l’aspetto “etnoclinico” è una componente essenziale.  

Bioetica / Morte cerebrale  - Il confine tra la vita e la morte - di? Marco Tuono
Il presente articolo offre un contributo al dibattito sulla morte cerebrale alla luce del pensiero di Hans Jonas, primo avversario della definizione di morte cerebrale proposta dalla commissione di Harvard nel 1968. Il fulcro attorno al quale ruotano i suoi ragionamenti muove dalla tematica dei trapianti d’organo e giunge sino alla affermazione della l’impossibilità di fornire una definizione esatta della morte: a giudizio dell’Autore, infatti, non si può stabilire tra le due una linea di separazione certa, se non reintroducendo una forma di dualismo mente-corpo. Se da un lato la presa di distanza da Cartesio e da una certa modernità sembra il tratto che, della proposta di Jonas, dobbiamo mantenere in riferimento al concetto di morte cerebrale, dall’altro le obiezioni dell’autore alla pratica dei trapianti perdono di consistenza una volta osservato come in essa sussistano elementi riconducibili al dono ed alla responsabilità individuale.


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E' con l'inizio degli anni Novanta che la nostra Pubblica Amministrazione conosce un consistente processo di trasformazione, per mettersi al passo coi tempi e ancor più per corrispondere alla sua propria finalità costituzionale di essere a servizio dei cittadini. A quel periodo risalgono le leggi che regolamentano l'accesso agli atti amministrativi; successivamente nel 1997 vengono emanate le cosiddette leggi Bassanini, che indubbiamente hanno avuto il merito di favorire la semplificazione delle procedure amministrative e il decentramento delle stesse. Sempre sotto l'impulso del ministro Bassanini viene redatto un "Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni", che diviene operativo nel 2001.
Guardando retrospettivamente a quelle misure, e considerando l'immobilismo dei decenni precedenti, viene spontaneo affermare che si è fatto molto, per smuovere una macchina mastodontica e farraginosa, nella quale senza voler fare di ogni erba un fascio sono spesso presenti inefficienze, lungaggini, sperpero di risorse, assenteismo. E tuttavia, appare altrettanto chiaramente che molto ancora resta da fare, anche perché i cambiamenti normativi di per sé non sono necessariamente garanzia di trasformazioni efficaci e durevoli. Una diffusa cultura improntata a un tenace formalismo giuridico ha spesso svuotato dall'interno anche le più nobili intenzioni di rinnovamento; lo stesso formalismo ha finito per giustificare gli abusi dell'esercizio di discrezionalità, riproponendo così l'immagine tradizionale di una Pubblica Amministrazione dalla quale il cittadino deve in qualche misura difendersi.
In realtà un rinnovamento efficace necessita sì di nuove regole e norme, ma nel contempo esige anche di valorizzare gli aspetti organizzativi, le pratiche professionali, i rispettivi ruoli, ed esige altresì di valorizzare le conoscenze, le esperienze, le motivazioni personali dell'intera e numerosa platea di cittadini, che ai differenti livelli della Pubblica Amministrazione si pongono a servizio dei loro concittadini. Nel dossier non a caso si richiama l'attenzione sull'importanza della formazione degli operatori, dell'innovazione tecnologica, della costituzione di un management pubblico che alla logica del mero rispetto della norma sostituisca una logica più pragmatica, di conseguimento di risultati, di soddisfacimento effettivo delle richieste dei cittadini, di reale comunicazione e trasparenza.
L'etica in questo senso non è affatto un fattore puramente aggiuntivo, quasi opzionale, ma concorre a pieno titolo a promuovere quell'opera di rinnovamento di cui si continua ad avvertire l'esigenza. L'esprimersi in modo chiaro e comprensibile, la puntualità delle risposte, la disponibilità a rivedere ed eventualmente correggere il proprio comportamento, la gentilezza e persino l'affabilità, che non contrastano con la necessaria dose di discrezione, sono elementi fondamentali di una buona prassi del funzionario pubblico, alla quale ovviamente deve corrispondere un altrettanto corretto comportamento dell'utente, perché, per dirla con la nostra, sempre attuale, Costituzione, non vi sono solo "diritti inviolabili", ma anche "doveri inderogabili" (art. 2), e gli uni hanno bisogno degli altri.
E sempre nella nostra carta fondativa troviamo i presupposti di una vera e propria "etica costituzionale" del pubblico impiegato, al quale richiede di adempiere alle proprie funzioni "con disciplina e onore" (art. 54), assicurando "il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione" (art. 97) e ponendosi così "al servizio esclusivo della Nazione" (art. 99).

Il Direttore
Antonio Da Re


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