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DescrizioneÈ la prima traduzione italiana del famoso ‘Leaders in Homoeopathic Therapeutics’ sul quale si sono formate varie generazioni di Omeopati. Non è una comune Materia Medica Omeopatica, ma è la Materia Medica Clinica di Nash che contiene quanto di più prezioso egli potesse trasmetterci: i suoi 40 anni di esperienza a fianco del Malato.
Il libro è ricco di preziosi consigli, utili nella scelta dei rimedi (specie nella diagnosi differenziale tra quelli simili), nella scelta delle dinamizzazioni più appropriate e in molti piccoli accorgimenti che si imparano solo dopo anni di esperienza. L’Omeopatia di Hahnemann, quella Unicista, è qualcosa di più di una semplice tecnica terapeutica, è un’Arte, e come tale richiede molte doti e molta pratica.
In queste pagine, Nash ci offre tutto quello che ha imparato come Omeopata. Se riuscissimo a far nostra la sua esperienza, potremmo anche noi compiere i ‘miracoli’ terapeutici che egli compiva cento anni fa.
Indice Generale
Nota Editore ItalianoHo accettato l’impegno di tradurre e stampare questo prezioso libro di Nash su proposta del mio caro Amico e Collega Omeopata Dr. Silvio Spinelli.
Conoscevo già Leaders in Homoeopathic Therapeutics per averlo letto nella sua lingua originale qualche anno fa ma, come spesso accade quando si legge qualcosa che è scritto in una lingua di cui non si ha una perfetta conoscenza, ora mi accorgo che non ne avevo colto pienamente il valore. Pertanto, adesso che il lavoro di traduzione è stato completato, mi trovo doppiamente contento, sia perché ho avuto modo di arricchire le mie conoscenze omeopatiche, sia perché in questo modo si offre anche ad altri Medici una possibilità in più di studiare attentamente un libro di vera Omeopatia oppure, per coloro che già praticano questa tecnica terapeutica, di perfezionarsi alla Scuola di un grande Maestro.
E’ proprio e solamente per questi due motivi che mi sono improvvisato editore e cerco di pubblicare, con non pochi sacrifici, gli scritti degli Omeopati Classici.
Parlando di sacrifici, devo ammettere che anche per quest’Opera di Nash non sono mancati, basta pensare che il libro è venuto alla luce dopo più di due anni di lavoro quasi quotidiano. Un tempo così lungo si è reso necessario per vari motivi. Prima di tutto perché il Dr. Spinelli ed io abbiamo lavorato a ‘tempo perso’ e cioè di sera (o notte) e di mattina presto, avendo già i nostri impegni ospedalieri, ambulatoriali e familiari (in tutti e due abbiamo sei figli da ‘seguire’ ... oltre alle nostre reciproche mogli!). Ad entrambi, inoltre, stava molto a cuore la correttezza della traduzione in modo da garantire al massimo il Lettore e lo Studioso in merito ad ogni affermazione, sintomo, modalità o espressione del testo. Ogni parola, infatti, è stata attentamente studiata in tutti i suoi significati lessicali, etimologici e medici. Moltissime volte abbiamo dovuto ricorrere ad altri libri di Materia Medica, e in particolare alle Fonti che aveva consultato lo stesso Nash, per controllare molte affermazioni poco chiare o apparenti contraddizioni che sorgevano durante la traduzione, specie in punti dove l’Autore non citava chiaramente il soggetto o l’oggetto della frase e in quelle innumerevoli parti in cui la punteggiatura sembrava avere un compito tutt’altro che facilitante la comprensione. Espressione evidente di questo ‘lavoro sotterraneo’ può essere quel centinaio di note a piè di pagina che ne impreziosisce la traduzione.
Tra i vari messaggi che Nash ci ha voluto dare con questa sua Opera, ce n’è uno che, a mio avviso, deve essere subito sottolineato, perché ci permette di dare a tutto lo scritto il giusto valore. E’ il messaggio che l’Autore manifesta esplicitamente già nella Prefazione alla Prima edizione, ove sottolinea che questo suo scritto non è una Materia Medica completa, ma solamente una sua personale ‘rilettura’ della Materia Medica con evidenziazione dei sintomiguida e delle modalità più comunemente riscontrabili e verificabili dalla pratica clinica, il tutto avvalorato da innumerevoli Casi Clinici (quasi uno per ogni rimedio) scaturiti da quarant’anni di esperienza.
Io, infatti, definirei questa Materia Medica di Nash come una Materia Medica Clinica che si differenzia però da molte Materie Mediche ‘moderne’ ottenute assemblando tra loro le caratteristiche più o meno importanti dei vari rimedi (così come oggi si tende a fare aiutati anche dalla disponibilità del computer che permette di estrapolare dalle ‘banchedati’ sintomi con caratteristiche predefinite). L’originalità della Materia Medica di Nash sta nella capacità di fornirci l’immagine del rimedio, perché l’Autore collega tutti i sintomi di un certo quadro patologico proprio come ci appaiono realmente nel vissuto del Paziente.
Per non perdere il ‘nucleo’ del Paziente, Nash si preoccupa di sottolineare che non bisogna mai prescrivere su un unico sintomo, ma sulla globalità del quadro che deve emergere dall’esame di tutto il Paziente: la sua apparenza fisica, i suoi caratteri psichici e i suoi disturbi attuali in relazione anche alla sua storia patologica, familiare, lavorativa, ecc.
Nash, inoltre, insiste sull’uso delle alte o altissime dinamizzazioni, consuetudine oggi sempre più rara nel nostro Paese. D’altra parte, anche chi scrive è convinto che molte patologie (acute, croniche o recidivanti) molto spesso possono essere estirpate solamente, come dice Nash nella Prefazione alla Prima edizione, da “rimedi singoli dati alla dose minima” e quindi alla potenza ‘energetica’ più elevata. Molte volte noi Omeopatici individuiamo il simillimum, ma lo prescriviamo ad una potenza troppo bassa oppure non lo ripetiamo adeguatamente. Questo è anche il parere di Rajan Sankaran, che tra gli Unicisti contemporanei è sicuramente un’Autorità indiscussa e che nel suo recente libro Lo Spirito dell’Omeopatia ha particolarmente insistito su questo aspetto.
Nash parla spesso di terapia di una patologia cutanea, polmonare, digestiva, ecc., ma in più punti ha sottolineato che questo è solo un modo che usa per esprimersi, dato che la patologia organica non esiste in se stessa ma è solo un ‘linguaggio’ con cui l’organismo ‘grida’ il disagio o il disequilibrio in cui si trova. E’ allora palese che un trattamento soppressivo, topico o sistemico (con farmaci chimici o trattamenti più o meno ‘naturali’ o anche con miscele omeopatiche) o di tipo chirurgico, non potrà mai guarire la persona ma potrà solo spostare il problema aggravandolo. E’ per questo che Nash, dimostrando una totale fiducia nella ‘saggezza’ delle capacità reattive del nostro organismo, giunge addirittura ad affermare che, piuttosto che intervenire ‘allopaticamente’, è preferibile non intervenire affatto e lasciare che il Paziente porti il peso della sua sofferenza finché non si riuscirà a trovare il suo simillimum (ovviamente, aggiungo io, è lecito attendere fintanto che la patologia non mette a repentaglio la vita o l’integrità fisica del Malato).
Va precisato che quando Nash elenca alcuni rimedi per un certo sintomo o segno oggettivo, ciò non significa che quelli siano gli unici rimedi validi, ma solo che, secondo la sua esperienza, sono quelli che coprono quel sintomo ad un grado più elevato e sono anche quelli che, se quel sintomo era realmente peculiare e caratteristico del Paziente in oggetto, hanno la maggior probabilità di avere tra loro il vero simillimum. Sarà comunque l’obbligatorio studio della Materia Medica di quel ristretto gruppo di rimedi a orientare la scelta finale.
Nash parla molto spesso della tubercolosi e della febbre tifoide, sia nei suoi Casi Clinici che nelle capacità terapeutiche dei vari rimedi. A tale proposito va ricordato che questo suo lavoro è dei primi anni del XX secolo (la 4a edizione è del 1913, per l’esattezza) e che in quel tempo le patologie infettive erano il più terribile nemico del Medico e la maggior causa di morte per i suoi Pazienti. Oggi, grazie alle migliori condizioni di vita, ma anche grazie alle terapie antibiotiche, il pericolo infettivo è stato molto ridimensionato per quanto riguarda la sua incidenza sulla mortalità, anche se resta ugualmente molto endemico e tutt’altro che trascurabile dal punto di vista della morbilità. Tutto ciò, comunque, non modifica minimamente il valore di questo libro e di tutti i rimedi per i quali Nash riporta attributi ‘antinfettivi’. Infatti, per il motivo suddetto, non bisogna considerare la patologia in sé ma lo squilibrio biologico che si esprime con un certo quadro sintomatologico indipendentemente che ‘dietro’ ci sia una concausa batterica, virale, autoimmunitaria, psicosomatica o ancora sconosciuta. E’ proprio per questa ragione che possiamo usare Agaricus muscarius per i geloni, ma anche per un Paziente che non ha i geloni ma una sintomatologia e un’obiettività simile a quella dei geloni. Ed è per il medesimo motivo che nella Prefazione al suo Indice Terapeutico Nash ricorda che, a livello patogenetico, “nessun rimedio ha causato un caso di scarlattina, ma molti rimedi hanno causato una condizione e dei sintomi che sono stati trovati in diversi casi di questa patologia e che quindi sono omeopaticamente terapeutici per la medesima”.
Fin qui ho solo apprezzato questo lavoro di Nash, ma dato che mi è sempre piaciuto essere sincero, non posso tralasciare di fargli anche un appunto sottolineando che dal suo scritto non appaiono danni o aggravamenti causati dai suoi trattamenti e, dato che non credo assolutamente che lui non abbia mai errato, mi chiedo come mai non sia stato più onesto in tale aspetto: anche dai suoi errori noi avremmo avuto molto da imparare! Il Lettore attento noterà tra le righe che a molti piccoli rimedi Nash è giunto perché quelli più noti e più usati non avevano dato beneficio e in alcuni casi vi era giunto quasi per ‘disperazione’, non sapendo cos’altro fare per alleviare le sofferenze del suo Paziente. Nessuno si scandalizza di ciò, perché la difficoltà e l’insuccesso non sono esperienze rare nella Professione medica, ma proprio in considerazione di questo e anche per il fatto che lui era solito somministrare dinamizzazioni elevate, si può dedurre che è praticamente impossibile che i suoi interventi non abbiano mai avuto ripercussioni negative (almeno momentanee) per il Paziente. Inoltre, se anche non voleva parlare del suo ‘umano errare’, poteva almeno riportare qualche esperienza in cui si era manifestata la sintomatologia caratteristica del ben noto ‘aggravamento omeopatico’, o non ha mai incontrato neppure questo? La cosa mi sembrerebbe a dir poco almeno improbabile.
Comunque sia, questa ipotetica umana debolezza di voler celare i propri sbagli (tra l’altro molto diffusa tra noi Medici che siamo invece straordinariamente pronti a sottolineare la “pagliuzza negli occhi altrui”) non riduce il grande insegnamento che questo libro ci offre e che, per un Omeopata unicista, considero un vero concentrato di ‘segreti del mestiere’. In fin dei conti, l’Omeopatia, o meglio l’intera ‘Arte del Guarire’, è una via difficile e solo un animo umile e attento la può percorrere incorrendo in minori errori.
Nella Prefazione alla Quarta Edizione, Nash sottolinea l’importanza della ripetizione per imprimere meglio nella mente del Lettore i sintomi-guida dei rimedi. Estremamente convinto dello stesso concetto, ho inserito in ogni rimedio delle tabelline riassuntive molto schematiche o del rimedio in oggetto o della diagnosi differenziale tra il medesimo e altri rimedi simili in modo da facilitare sia l’apprendimento mnemonico del Lettore che la consultazione a posteriori del libro. Per lo stesso motivo, ho arricchito la parte finale del libro con un Repertorio Clinico che mi è costato molto lavoro, ma che auspico possa essere di aiuto nella pratica ambulatoriale o ‘al letto del Paziente’ per trovare velocemente i rimedi descritti nel testo. Riassumendo, quindi, ripeto che tutte le tabelle incorniciate che si incontreranno nella lettura e il Repertorio finale NON sono state scritte da Nash ma sono state compilate dal sottoscritto che si è comunque servito SOLO dei dati riportati in questo libro (anche se per molti piccoli rimedi sarebbe stato più utile per il Lettore se avessi integrato il rimedio con altre informazioni che sono state acquisite in questi decenni ‘postNash’).
Infatti, il Lettore noterà che Nash termina la trattazione di molti suoi rimedi (specie quelli più piccoli) ricordando che sono necessarie ulteriori sperimentazioni per precisare meglio il campo di applicazione del medicamento. Anche se un rapidissimo confronto di quest’Opera con una Materia Medica più recente (mi piace citare il bellissimo libro dell’olandese Frans Vermeulen Concordant Materia Medica o quello dell’americano Roger Morrison Desktop Guide to Keynotes & Confirmatory Symptoms) permette chiaramente di capire che nei quasi cento anni che ci separano dal tempo di Nash sono state acquisite moltissime conoscenze su questi rimedi, resta tuttora valido l’invito del nostro Autore, perché la strada da compiere è sicuramente ancora molto molto lunga. Chissà quanti ottimi rimedi ci sono ancora da scoprire e da sperimentare (sicuramente la maggioranza) e chissà quante malattie si potrebbero curare in più e meglio almeno se tutti gli attuali rimedi venissero conosciuti come conosciamo Sulphur, Lycopodium clavatum, Nux vomica, ecc.
La vera Omeopatia (intendo quella Unicista) vedrà sicuramente un futuro migliore dell’attuale, perché la verità non può mai essere soppressa, anche se può essere rallentata dall’ignoranza, dal pregiudizio, dal rispetto umano, dalla negligenza e/o da una forma egoistica, e quindi patologica, del personale interesse economico dell’uomo. Dipende da noi collaborare o meno alla nascita di una Società migliore, cioè più sana o comunque meno malata. Dipende dalla coscienza e dallo spirito di sacrificio di ognuno di noi.
Nash conclude la Prefazione alla Quarta Edizione di questo suo scritto invocando sugli Omeopati lo spirito di pura Omeopatia di Hahnemann; io mi associo a lui invocando più esplicitamente lo Spirito di Conoscenza e di Sapienza di Dio, affinché ci dia la forza di scorgere la Verità e poi di vivere coerentemente con Ella.
Colei che è Salute degli Infermi ci sostenga, ci illumini e ci protegga in questo arduo cammino.
Padova, 14 settembre 1997
Roberto Gava
Introduzione Autore
Prefazione I Edizione
Prefazione IV Edizione
Pagine: 342, Formato: 16x23, Tipologia: Libro cartaceo,
Editore : Nuova Ipsa Editore, Prezzo 22,10 €
Pagine: 368, Formato: 17x24, Tipologia: Libro cartaceo,
Editore : Tecniche Nuove, Prezzo 24,90 €
Pagine: 770 + CD, Formato: 17x24, Tipologia: Libro cartaceo,
Editore : Edizioni Enea, Prezzo 71,10 €
Pagine: 128, Formato: 16x23, Tipologia: Libro cartaceo,
Editore : H.M.S., Prezzo 35,00 €
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