Portare i piccoli

Un modo antico, moderno… e comodo per stare insieme

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Portare i piccoli  Esther Weber   Il Leone Verde
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Da alcuni anni la modalità di portare i bambini addosso è un fenomeno in crescita anche in Italia. Molti sono tuttavia gli interrogativi e i dubbi che questa pratica può far nascere in coloro che sono incuriositi e che ne vorrebbero avere esperienza.

In questo libro viene approfondita l'intera tematica relativa al portare, con una pluralità di prospettive: ne risulta che questo, oltre ad essere una pratica antica tutt'ora presente in molte parti del mondo, è un approccio rispettoso e particolarmente adatto nella relazione tra genitori e bambini proprio nella realtà occidentale, e risponde in modo sicuro alle molteplici domande concrete di chi porta.

Offre infine una valutazione oggettiva dei supporti ausiliari reperibili e conduce "passo per passo" - con numerose fotografie - a sperimentare molte delle tecniche più semplici per iniziare e continuare a portare.


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Portare i piccoli
Un modo antico, moderno… e comodo per stare insieme

Esther Weber



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Portare i piccoli? La gente che passa davanti a casa nostra si ferma incuriosita e indaga la scritta misteriosa sulla nostra porta. Scuote la testa. Alcuni si fermano e chiedono: “ma che cosa significa?” Spesso, a questa domanda segue una seconda: “Per quali strade si arriva a occuparsi del portare?”
Se qualcuno ancora dieci anni fa mi avesse detto che mi sarei occupata personalmente, con passione e con professionalità di questo tema (e che avrei avuto due bambine) gli avrei detto: improbabile. Infatti non svolgo una professione attinente al tema (per diversi motivi non sono diventata ostetrica, ho fatto esperienze lavorative nell’ambito aziendale), e costruire una famiglia, crescere dei bambini non faceva parte dei miei sogni immediati e consapevoli. Tutto iniziò con la prima gravidanza (è stata comunque la vita a dare il suo contributo), quando cercai un mezzo più comodo e agevole per trasportare la mia bambina quando sarebbe nata. Avevo bisogno di continuare a essere libera. Presto comunque mi resi conto che non si trattava di utilizzare uno strumento di trasporto alternativo, ma che sarebbe stata una modalità (diversa) per stare (bene) insieme alla mia bambina.
Iniziò allora la ricerca e la scoperta dei mondi dietro alla piccola parola portare; seguita presto dalla richiesta di altri genitori di trasmettere loro le conoscenze acquisite.
Quando nel 2002 decisi di costruire un sito internet con il nome www.portareipiccoli.it, in Italia le informazioni specifiche rispetto al tema del portare i bambini erano quasi inesistenti e per lo più limitate a un approccio commerciale. Allora mi occupavo del tema da due anni, e notai che le conoscenze che raccoglievo in lingua tedesca o inglese per lo più erano sconosciute alla maggioranza dei genitori (e operatori) che conoscevo.
Convinta che l’informazione oggettiva fosse la base da cui partire per promuovere una cultura occidentale del portare, decisi di cominciare a tradurre testi specifici e pubblicarli (con il permesso degli autori) sul mio sito.
Quando poco dopo costituimmo l’associazione “Portare i Piccoli”, a molti sembrava incredibile fondare un’associazione su un aspetto così specifico come il portare! Ora sembra che stia scoppiando una moda; i forum in internet sono pieni di mamme entusiaste che si scambiano informazioni e si danno sostegno a vicenda; si comincia a sapere che esiste la fascia lunga, la televisione se ne interessa, spuntano altre associazioni specifiche, si moltiplicano i siti dedicati. È un buon momento per le aziende e per chi svolge attività commerciale per vendere supporti per portare.
Ma torniamo alla prima domanda; cosa si intende esattamente con portare? Si tratta di una pratica scomoda o comoda (secondo il punto di vista) per trasportare i bambini piccoli, o magari c’è di più? La lingua stessa ci fornisce un primo approccio. Il dizionario Sansoni restituisce 22 significati diversi per il verbo portare; una di quelle parole che si possono utilizzare in molte circostanze per illustrare varie situazioni fisiche ma anche metaforiche e simboliche. Tra i significati posso elencare: portare un peso, farsi carico di un peso, indossare, tenere, sostenere qualcosa o qualcuno, sopportare, supportare, trasportare, muovere qualcosa o qualcuno da una parte all’altra.
È subito evidente che sostanzialmente si distinguono due significati:
- il significato stabile, che si fa carico di un peso, lo sostiene, lo regge, lo sop-porta, lo sup-porta e
- il significato mobile, che muove il peso e lo tras-porta.
Portare un bambino piccolo non è poi così diverso: significa farsi carico, letteralmente, del bambino, tenerlo addosso, sostenerlo e poi muoversi insieme a lui, con lui addosso o, con l’espressione usata nei paesi anglofoni, “indossando il bambino”. E non solo.
Questo libro è un invito a riflettere sul significato del portare nell’ottica di una relazione individuale, per evitare approcci semplicistici (basta mettersi il bambino addosso) oppure ideologici (bisogna portare il bambino continuamente a contatto) oppure di moda (è chic tenersi il pupo addosso).
Per illustrare il concetto della fisiologia del portare mi sono addentrata in diverse discipline scientifiche quali innanzitutto la biologia, l’etologia (biologia comportamentale), l’antropologia e la psicologia, riportando delle cornici teoriche da cui sono partita per andare oltre al tentativo di produrre le prove che portare sia una modalità “scientificamente corretta” per prendersi cura dei bambini e per trasportarli. Ecco un semplice esempio che può illustrare l’intento di questo libro.
Quando un bambino piange nel suo lettino i genitori hanno diverse possibilità di ascoltarlo e di reagire. Possono sentire il pianto del bambino come la comunicazione urgente di un suo bisogno, andare da lui, prenderlo in braccio e cercare di capire di che cosa ha bisogno. Oppure possono andare da lui e cercare di distrarlo con le parole e le carezze, ma senza prenderlo in braccio perché vogliono che stia ancora un po’ giù. Oppure possono pensare che non debba prendere il vizio e che debba imparare a stare giù, e possono quindi lasciarlo piangere.
Senza esprimere un giudizio frettoloso su una modalità piuttosto che sull’altra, ritengo sia fondamentale riflettere sulla qualità delle proprie modalità di risposta al bambino e diventare consapevoli del potere che si può esercitare nei suoi confronti. Siamo tutti d’accordo che essere genitori oggi (come ieri) non è un’impresa facile, ma forse più che in ogni altro periodo della nostra vita siamo invitati a riflettere e a non dare per scontato valori sociali, culturali, generazionali rispetto al modo di prenderci cura dei nostri bambini.
In questo contesto Portare i piccoli non propone una ideologia né una strada da seguire a occhi chiusi uguale per tutti, né la sicurezza di fare tutto giusto, ma vuole essere un invito alla riflessione su cosa significhi relazionarsi con i nostri bambini e con il nostro futuro.
Dal punto di vista strutturale, per una lettura più agevolata, ho scelto di mettere nelle note a piè di pagina tutti i riferimenti bibliografici, articoli e studi scientifici. In questo modo ho cercato di dare la possibilità di approfondire i diversi argomenti secondo il proprio interesse. Un’altra scelta è stata di limitare il più possibile i riferimenti alla patologia (per esempio al tema del bisogno di contatto corporeo insoddisfatto e delle sue conseguenze per lo sviluppo del bambino) per rimanere in un ambito di fisiologia e di positività.
Il libro parte dall’osservazione della pratica antica nel mondo (capitolo I), per passare poi al concetto teorico della fisiologia del portare (capitolo II) e alla sua applicazione pratica (capitolo III) come modalità moderna per stare insieme ai propri bambini.
Nel capitolo IV si trovano invece le valutazioni e le indicazioni tecnicopratiche rispetto ai diversi supporti e le tecniche per portare.
Consiglio di non lasciarsi tentare dagli aspetti tecnico-pratici passando subito al capitolo IV, ma di fare lo sforzo di arrivarci seguendo il filo rosso del libro. Solo in questo modo le indicazioni pratiche acquisiscono un senso logico e non si è costretti ad accettarle come un consiglio esperto o un punto di vista esterno.
Rivolgo il mio invito alla riflessione innanzitutto a neogenitori e genitori, nonni e nonne, zie e zii, ma anche a operatori della prima infanzia, che avranno a disposizione molto materiale per approfondire ulteriormente l’argomento.


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