La Sensazione in Omeopatia

 
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La Sensazione in Omeopatia  Rajan Sankaran   Salus Infirmorum
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Questo tanto atteso libro di Rajan Sankaran descrive, utilizzando numerosissimi casi clinici, i concetti e la messa in pratica del nuovo e forse più significativo contributo dell’Autore, ‘I Sette Livelli dell’esperienza’, che permette ad ogni omeopata di sapere da dove cominciare e che obiettivo avere nella gestione terapeutica del malato.
Con questo metodo viene descritto un chiaro percorso di presa del caso, per mezzo del quale si osservano e si utilizzano le forme di energia attiva del paziente espresse non solo dal disturbo principale del paziente, ma anche dai gesti delle mani e dai movimenti del corpo.
Un’altra componente fondamentale di questo sistema è la comprensione che le sensazioni del paziente hanno una certa energia che ha a che fare sia con il disturbo principale che con il suo stato generale. Sankaran le ha chiamate Sensazioni Vitali. Esse non sono semplicemente sintomi fisici o emozioni, ma piuttosto le sensazioni comuni che collegano la mente al corpo. Effettivamente, il Livello Vitale si trova più in profondità di quelli mentale e fisico e coincide col punto centrale dello stato di malattia. Questi sono fenomeni specificamente non umani, cioè non sono esclusivi degli esseri umani e quindi ci conducono direttamente alla fonte del rimedio.
Il sistema di Sankaran, che include una classificazione miasmatica e di regno (animale, vegetale, minerale), oltre che una classificazione di ‘Livello’, è un metodo esauriente, raffinato, eppure semplice nella sua eleganza, per comprendere in profondità il paziente. È un grande progresso nella comprensione della malattia e fornisce un notevole aumento di percentuale di successo e la capacità di usare numerosi rimedi, compresi alcuni che non sono stati ancora sufficientemente sperimentati e altri che non erano nemmeno conosciuti in precedenza. In molti altri casi si può arrivare a vedere e utilizzare i più noti rimedi omeopatici sotto una luce assolutamente nuova, comprendendoli più in profondità.
Con queste sue riflessioni, pertanto, Rajan ci offre un’altra ulteriore opportunità di aprire la nostra mente, e anche il nostro cuore, alla meravigliosa comprensione dell’essere umano: in primis del nostro paziente, ma poi, indirettamente, di noi stessi e degli altri. Questo è un processo di estrema importanza, forse più importante della stessa individuazione della cura della patologia che affligge il paziente.
Far acquisire consapevolezza, conoscenza e coscienza di sé equivale a crescere e far crescere in sapienza di vita e non è forse questo il fine ultimo trascendente della nostra esistenza e, molto probabilmente, anche lo scopo per cui è sorta la malattia nel nostro paziente e per cui sorge in ognuno di noi?
L’Omeopatia non è solo un meraviglioso sistema terapeutico, ma è anche una meravigliosa Scuola di Vita e occasione di crescita interiore.


La Sensazione in Omeopatia  Rajan Sankaran   Salus Infirmorum
 
La Sensazione in Omeopatia

Rajan Sankaran



torna suIndice Generale
Nota dell’editore italiano
Prefazione
Ringraziamenti
Note per il Lettore
Introduzione

PARTE PRIMA

Capitolo I - LO SPIRITO DELL’OMEOPATIA
IL DISTURBO CENTRALE
LO ‘STATO’ PIUTTOSTO CHE I SINTOMI
LA FALSA PERCEZIONE
LO STATO PATOLOGICO È UN ATTEGGIAMENTO
COME RICONOSCERE LA SALUTE E LA MALATTIA
CONDIZIONI ALLO STARE BENE E LIMITAZIONE DEL CAMPO VISIVO
COMPENSAZIONE
SOGNI
APPLICAZIONI PRATICHE
Cosa si deve curare nelle malattie?
Cosa può essere curato dal rimedio omeopatico?
Modalità
Sintomi caratteristici
La mente e il corpo parlano lo stesso linguaggio
Potenza del rimedio
MATERIA MEDICA SITUAZIONALE
I MIASMI
Miasma Acuto
Miasma Psorico
Un miasma fra il miasma Acuto e quello psorico
Miasma Sicotico
Un miasma fra il miasma Acuto e quello sicotico
Un miasma fra il miasma Psorico e quello Sicotico
Miasma luetico
I miasmi fra il miasma Sicotico e quello Luetico
Un miasma fra il miasma Tubercolinico e quello Luetico
CLASSIFICAZIONE DEI REGNI
Il Regno Minerale
Il Regno Vegetale
Il Regno Animale
I Nosodi
La Musica come terapia
UN SISTEMA NELLA PRATICA
Rappresentazione completa di una presa del caso

Capitolo II - CASI CLINICI
Caso clinico I
Caso clinico II
Sperimentazione di Gunpowder (Polvere da sparo)
Caso clinico III
Caso clinico IV
Caso clinico V
Caso clinico VI

PARTE SECONDA

Capitolo I - LA SENSAZIONE VITALE

INTUIZIONI SUL REGNO VEGETALE
LEGGI E COROLLARI
Sensazione e azione sono eguali e contrarie
È vero anche l’opposto di qualsiasi cosa si dica
Non c’è niente o nessuno al di fuori di se stessi
UN APPROCCIO NUOVO NELLA PRESA DEL CASO
Il vecchio approccio
Il concetto di Sensazione vitale
Importanza del sintomo principale
Sensazione e reazione
Il miasma
Il nuovo approccio
Un caso clinico come esempio
UNA LISTA DI DOMANDE PER ARRIVARE ALLA SENSAZIONE DEL PAZIENTE

Capitolo II - ESEMPI DI CASI CLINICI
Caso clinico VII
Caso clinico VIII
Caso clinico IX
Caso clinico X

PARTE TERZA

Sezione I
Capitolo I - SGUARDI PIÙ APPROFONDITI

Cosa c’è dietro la Falsa Percezione
Lo spettro dei Livelli
Il livello della forza vitale
Livelli di esperienza
Il Settimo Livello
Il livello vitale
Energia
La ciclicità dei Livelli
Un nuovo sistema nella pratica clinica

Capitolo II - INTRODUZIONE AI LIVELLI
Alcuni esempi comuni
Le basi di ciascun Livello
Circolarità dei Livelli
I Sette Livelli
Livelli e spazio

Capitolo III - UN CASO CLINICO PER CAPIRE COME CONCRETIZZARE
L’USO DEL CONCETTO DEI LIVELLI
Caso clinico XI
RIASSUNTO

Capitolo IV - NUOVI SGUARDI DENTRO LA SALUTE  E LA MALATTIA
Un cambiamento nei concetti
Riferimenti all’organon
La malattia è la parte non umana dell’uomo

Capitolo V - I MIASMI
Miasmi e Livelli
Il miasma e la sensazione sono inseparabili
I dieci miasmi
Alcune osservazioni
Diagnosi differenziale dei miasmi intermedi
Domande e risposte
Riassunto
MIASMI E RIMEDI

Capitolo VI - LA SENSAZIONE VITALE E I REGNI
Alcune parole minerali

Sezione II
Capitolo I - LA PRESA DEL CASO

Lo scopo della presa del caso
I miei metodi: il vecchio e il nuovo
Il metodo
Tappa I del metodo: Il disturbo principale
Tappa II del metodo: Aree di minima compensazione
Tappa III del metodo: Aree importanti della storia del paziente
Tappa IV del metodo: Il mondo della Fonte
Caso clinico XII
Caso clinico XIII
Caso clinico XIV
Percorso circolare o bypass
Caso clinico XV
Caso clinico XVI

Capitolo II - LA SENSAZIONE IN OMEOPATIA
L’Energia e la Sensazione costituiscono il nucleo dell’individuo
Il nucleo del caso
Caso clinico XVII
Caso clinico XVIII
Caso clinico XIX
Caso clinico XX
Ragni e rimedi dell’ordine dei ragni
Caso clinico XXI
CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Capitolo III - IL REGNO DELLA MANCANZA DI LOGICA: IL MONDO DELLA FONTE
Livello Vc: il Livello del rimedio
Il regno della mancanza di logica
Desideri e avversioni alimentari possono essere collegati alla fonte: un’osservazione
Caso clinico XXII
Caso clinico XXIII
Caso clinico XXIV
LA FONTE E I SINTOMI

Capitolo IV - IL FOLLOW-UP
Un miglioramento duraturo
L’aggravamento iniziale
Come eseguire il follow-up
Caso clinico XXV
Caso clinico XXVI
Caso clinico XXVII

Capitolo V - SITUAZIONI ACUTE
CASI RAPPRESENTATIVI
Caso clinico XXVIII
Caso clinico XXIX
Caso clinico XXX
SITUAZIONI ACUTE DI CASI CLINICI SOTTO TERAPIA
Come trovare il rimedio in una situazione acuta
Caso clinico XXXI

Capitolo VI - CASI CLINICI PEDIATRICI
OSSERVARE IL BAMBINO
Caso clinico XXXII
Considerazioni generali
STORIA CLINICA DELLA MADRE DURANTE LA GRAVIDANZA
Caso clinico XXXIII

Capitolo VII - DOMANDE E RISPOSTE PER CHIARIRE  ALCUNI DUBBI

Capitolo VIII - CONCLUSIONE
Reazioni a questo nuovo metodo
GLI ALTRI MIEI STUDI

APPENDICE
Mappa dei miasmi
Tabella riassuntiva delle caratteristiche dei miasmi
Caratteristiche dei quattro miasmi principali
I miasmi secondo Sankaran, illustrati dal Dr. A. Holling
Tabella delle sensazioni delle famiglie
Tabella delle famiglie e dei miasmi delle piante
Mappa dinamica del procedimento della presa del caso

INDICE DEI RIMEDI OMEOPATICI
INDICE GENERALE

La Sensazione in Omeopatia  Rajan Sankaran   Salus Infirmorum
 
La Sensazione in Omeopatia

Rajan Sankaran



torna suIndice dei rimedi
A
Abies canadensis
Abies nigra  
Abrotanum
Aconitum napellus   
Aether
Agaricus muscarius
Aloe socotrina
Alumina     
Ambra grisea
Anacardiaceae
Anacardium orientale
Antimonium crudum  
Apis mellifica   
Araceae
Aranea diadema
Aranea ixobola
Argentum      
Argentum metallicum  
Argentum nitricum    
Arnica montana
Arsenicum album    
Atrax robustus
Aurum metallicum    

B
Bacillinum    
Baptisia tinctoria
Baryta carbonica   
Belladonna    
Berberidaceae
Bismuthum
Blatta orientalis
Borax veneta
Bryonia alba
Buthus australis

C
Cactaceae
Calcarea carbonica    
Calcarea fluorica
Calcarea muriatica
Calcarea phosphorica  
Calcarea silicata
Calcarea sulphurica   
Calendula officinalis
Cannabis indica
Cantharis vesicatoria
Capsicum annuum
Carbo vegetabilis
Carcinosinum    
Chamomilla vulgaris  
China officinalis  
Chlorum
Cimex
Cimicifuga racemosa
Cina      
Coca   
Coccus cacti
Coffea cruda
Colocynthis    
Compositae
Coniferales
Conium maculatum
Crotalus cascavella
Crotalus horridus
Croton tiglium  
Cruciferae
Culex musca
Cupressus australis
Cuprum metallicum
Curare woorari

D
Dendroaspis polylepsis
Dioscorea villosa  
Drosera rotundifolia

E
Elaps corallinus
Ericaceae
Eupatorium perfoliatum
Euphorbiaceae

F
Ferrum metallicum
Fluoricum acidum
Fluorum
Formica rufa

G
Glonoinum

H
Hamamelididae
Hepar sulphuris calcareum
Hura brasiliensis   
Hydrogenium
Hyoscyamus niger

I
Ignatia amara
Iodium

J
Juniperus virginiana

L
Labiatae
Lac caninum     
Lac caprinum
Lac defloratum    
Lac delphinum
Lac felinum
Lac humanum
Lac leoninum
Lac rhesus
Lachesis muta
Lanthanum
Latrodectus katipo
Latrodectus mactans   
Leguminosae   
Leprominium
Liliiflorae
Lilium tigrinum
Lithium   
Lithium carbonicum
Loganiaceae
Lycopodium clavatum

M
Magnesia carbonica
Magnesia sulphurica
Magnesium
Magnoliidae
Malvales
Manganum
Mangifera indica
Medorrhinum     
Mercurius solubilis    
Millefolium
Moschus moschiferus
Mygale lasiodora

N
Naja tripudians
Natrum muriaticum    
Natrum sulphuricum
Nitricum      
Nitricum acidum   
Nitrogenium
Nux vomica    

O
Oxygenium
Ozonum

P
Papaveraceae
Phosphoricum acidum   
Phosphorus      
Piperaceae
Pix liquida
Platinum metallicum  
Plumbum metallicum
Primulaceae
Pseudotsuga menziesii
Psorinum     
Pyrogenium

R
Ranunculaceae
Rhus radicans   
Rhus toxicodendron    
Rosaceae
Rubiaceae

S
Sabadilla officinalis
Sabina
Saccharum lactis    
Sarsaparilla officinalis
Scrophulariaceae
Scutellaria laterifolia
Secale cornutum     
Selenium
Sepia  
Sequoia gigantea
Sequoia sempervirens
Silicea    
Solanaceae
Solanum
Solanum tuberosum aegrotans
Spigelia anthelmia
Staphysagria    
Strontium      
Strontium carbonicum
Sulphur      
Sulphuricum acidum
Syphilinum     
   

T
Tarentula cubensis
Tarentula hispanica    
Taxus baccata
Taxus brevifolia
Thallium
Theales
Theridion curassavicum
Trombidium muscae domesticae
Tuberculinum  

U
Umbelliferae

V
Venus mercenaria
Veratrum album   
Violales
Vipera berus

La Sensazione in Omeopatia  Rajan Sankaran   Salus Infirmorum
 
La Sensazione in Omeopatia

Rajan Sankaran



torna suNota Editore Italiano

Di tutti i libri di Rajan Sankaran, questo 6° volume è sicuramente il più profondo e il più completo nella spiegazione della metodologia della presa del caso e nella sua gestione durante il follow-up.
Alcuni ritengono questo approccio un po’ lontano da quello tradizionale, ma io credo sia un giudizio superficiale.
Con uno studio approfondito di questo metodo ci si accorge che esso rispetta rigorosamente tutte le regole della metodologia omeopatica classica e inoltre la arricchisce di nuove possibilità per conseguire più agevolmente l’ambita meta della prescrizione omeopatica: la personalizzazione terapeutica.
Infatti, è vero che gli omeopati cercano il simillimum e non l’uguale ed è altrettanto vero che un omeopata può prescrivere il rimedio più simile al paziente scegliendolo solo tra quelli che lui conosce o, nella migliore delle ipotesi, scegliendolo tra tutti quelli che esistono, cioè che sono stati preparati e adeguatamente sperimentati. Pertanto, se Hahnemann poteva scegliere il simillimum tra 100 rimedi e noi oggi tra 1000, forse abbiamo più probabilità di lui di avvicinarci al vero simillimum del paziente, però non avremo comunque la certezza che quello specifico simillimum sia compreso tra i nostri mille.
Pensando ai milioni di ipotetici rimedi omeopatici esistibili, il buon senso ci dice che molto probabilmente noi somministriamo dei “simillimum relativi” e non assoluti.
Gli omeopati dell’anno 3000, forse, potranno disporre con certezza del simillimum perché probabilmente avranno a disposizione tutti i rimedi omeopatici esistibili, mentre noi ora ci dobbiamo accontentare del nostro ‘simillimum relativo’. È vero che dovremmo impegnarci maggiormente sul fronte dei nuovi proving, ma credo che anche la messa a punto di una metodologia della presa del caso, che ci aiuti e in un certo senso anche che ci obblighi ad aprire la nostra mente ad altri possibili e sempre nuovi rimedi, sia un’occasione che ci stimola ulteriormente ad eseguire nuove sperimentazioni.
Comunque, resta indiscutibile e incontestabile che non è possibile somministrare un rimedio omeopatico senza aver prima eseguito un suo corretto e tradizionale proving.
Ecco allora un altro motivo che mi fa apprezzare questo lavoro di Sankaran: se noi, come lui consiglia, ci accostiamo al paziente con una ‘tabula rasa mentale’ e ci lasciamo portare da lui stesso fino a scoprire in lui quel linguaggio non umano, che proprio perché non è umano per un uomo significa che è per lui ‘patologico’, giungiamo a disporre di uno strumento che ci permette potenzialmente di individuare non solo un rimedio noto, ma addirittura un qualsiasi rimedio la cui fonte è una ‘creatura’ (nel senso di oggetto creato) appartenente ai regni minerale, vegetale o animale.
Il fattore limitante, allora, diventa la nostra conoscenza delle caratteristiche veramente individuali di ogni realtà naturale creata. Infatti, se non conosciamo le più specifiche, originali, insolite e personali caratteristiche delle creature esistenti, non possiamo neppure saper correttamente interpretare e probabilmente neppure scorgere i “sintomi più originali, più insoliti e più personali del paziente” (Organon, par. 153).
Per questo ritengo importante la presente opera di Sankaran, ma non è ancora tutto.
Con queste sue riflessioni, pertanto, Rajan ci offre un’altra ulteriore opportunità di aprire la nostra mente, e anche il nostro cuore, alla meravigliosa comprensione dell’essere umano: in primis del nostro paziente, ma poi, indirettamente, di noi stessi e di tutti gli altri.
Questo è un processo di estrema importanza, forse più importante della stessa individuazione della cura della patologia che affligge il paziente.
Far acquisire consapevolezza, conoscenza e coscienza di sé equivale a crescere e far crescere in sapienza di vita e non è forse questo il fine ultimo trascendente della nostra esistenza e, molto probabilmente, anche lo scopo per cui è sorta la malattia nel nostro paziente e per cui sorge in ognuno di noi?
L’Omeopatia non è solo un meraviglioso sistema terapeutico, ma è anche una meravigliosa Scuola di Vita e occasione di crescita interiore.
Più passano gli anni, più sono grato a Dio per avermi condotto su questa via.

“Il Regno dei Cieli è simile ad un mercante, che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra” (Mt 13,45-46).
L’Omeopatia non può certamente essere paragonata al Regno dei Cieli, ma in mani esperte e sagge può diventare un Suo piccolo o grande strumento.
Quindi, come ha fatto Hahnemann, pure noi dovremmo essere più coscienti dell’enorme valore non solo terapeutico e sociale, ma anche morale dell’Omeopatia e proprio per questo dovremmo usare il nostro intelletto e la nostra volontà per ‘vendere tutto e acquisire totalmente’ questa “Divina Omeopatia”, senza pregiudizi e senza presunzioni, ben coscienti che anche noi omeopati “abbiamo questo tesoro in vasi di creta” (2Cor 4,7).

 

Dr. Roberto Gava


La Sensazione in Omeopatia  Rajan Sankaran   Salus Infirmorum
 
La Sensazione in Omeopatia

Rajan Sankaran



torna suPrefazione Autore

C’è una battuta che mi piace molto:
DOMANDA: “Fino a quando dovrebbe esercitare un medico?”.
RISPOSTA: “Finché lo farà bene”.

Per ottenere risultati coerenti è essenziale una conoscenza più profonda della malattia e della cura, ma anche lo sviluppo di metodologie di presa e analisi del caso che riflettono tale profonda conoscenza. Nella mia personale esperienza ho visto che più profondo era il Livello di un determinato caso clinico, più c’erano probabilità di successo. I miei precedenti lavori (Lo spirito dell’Omeopatia, La sostanza dell’Omeopatia e Uno sguardo ai rimedi omeopatici vegetali)  rappresentano ciascuno un passo avanti nell’approfondimento della mia conoscenza dell’Omeopatia. Gli ultimi quattro anni sono stati testimoni di un importante cambiamento, e questo libro lo registra e descrive il metodo che ne è emerso.
La malattia è uno stato di esistenza espresso sia come stato mentale sia come sintomi fisici. Lo stato mentale spesso è sentito come stress. Lo stress non nasce da realtà esterne (anche se sembra che vada così), ma dal modo individuale con cui ciascuno di noi percepisce le situazioni esterne che vive. Pertanto, la verità è che la realtà esterna non è la ‘causa’ della maggior parte degli stress e conflitti che viviamo.
Se considerassimo delle situazioni estreme della vita od osservassimo le realtà esterne più difficili, in quei momenti raramente troveremmo dentro di noi dei conflitti. In realtà, in situazioni del genere sembra quasi che si sappia cosa sta succedendo e anche che cosa si deve fare esattamente (è noto a tutti che l’incidenza di suicidi e di malattie mentali cala in tempo di guerra).
Per esempio, se va a fuoco la casa di una persona, nella sua mente sorgono pochi conflitti. Si sa cos’è meglio fare e lo si fa. Si potrebbe dire che, dentro, c’è una certa unità e armonia. È come se, in circostanze del genere, un’unica voce interiore ci dica cosa fare. È raro che ci sia una disputa o un tumulto interiore in quei momenti.
Faccio un altro esempio.
Se una persona è inseguita da una bestia feroce, non ha due opinioni su quale azione intraprendere. Non ci si deve preoccupare della situazione, ma concentrarsi sull’azione e fare semplicemente qualcosa! Potremmo affermare con sicurezza, quindi, che in una situazione veramente difficile, in cui il problema è chiaramente esterno, la mente sembra sapere in modo innato ‘cosa’ fare e sembra arrivare persino a sapere ‘come’ farlo.
Allora, in che modo o in quali circostanze nascono lo stress o il conflitto?
Essi entrano in gioco quando la realtà esterna è significativamente diversa dalla percezione personale o interiore di quella realtà. Davanti a tale differenza fra le realtà interna ed esterna, l’unità e l’armonia interiori (che erano così evidenti negli esempi citati sopra) cessano di essere possibili e al loro posto la persona prova dualismo e conflitto. È come se sentisse due voci: una che dice ‘quello che (in realtà) è’, l’altra che esprime distintamente la sua percezione interiore di ‘quello che è’, che è completamente diverso dai fatti della sua realtà esterna.
Per esempio, una persona che è ricca, sembra oggettivamente che non possa avere delle preoccupazioni economiche sostanziali. Eppure, se la sua percezione interiore o individuale è quella di essere, nonostante la sua agiatezza, bisognoso ed economicamente insicuro (un errore di confronto fra la realtà esterna e le proprie percezioni), sentirà dentro di sé due voci in contraddizione fra loro. È questa disputa interiore, questo conflitto interno, che porta lo stress. Consideriamo ad esempio un altro caso, quello di una ragazza che si sente continuamente rifiutata dal mondo intero. Oggettivamente ha dei genitori che le vogliono bene, le associazioni a cui appartiene si prendono anch’esse cura di lei, eppure ella si culla nella sensazione che nessuno la ami. Soggettivamente si sente non amata. La voce della realtà esterna (‘quello che è’) è in contraddizione con quella della sua ‘realtà interiore’ (cioè quello che percepisce lei dalla situazione). Queste due voci contraddittorie le creano scompiglio e stress a tutti i livelli.
Si potrebbe quindi dire che ciò che percepiamo come stress o conflitto in qualsiasi situazione ha poco a che fare con ‘quello che è’ (la situazione esterna) e molto con ‘quello che sembra che sia’ (il nostro modo individuale di vedere e sentire la situazione). Quando la nostra percezione personale è molto diversa dalla situazione reale, soffriamo in realtà di una ‘Falsa Percezione’ della realtà, che colora le cose facendocele apparire in un certo modo. Potremmo paragonarlo a mettere un paio di occhiali con le lenti colorate che ci fanno vedere tutto dello stesso colore. Una Falsa Percezione è come mettere tutta la vita degli occhiali con lenti colorate e non toglierseli mai. Vediamo tutte le situazioni allo stesso modo, dello stesso colore, fino a quando non diventa una cosa normale per noi. Tutti i giorni percepiamo noi stessi e il nostro mondo in quel modo.
È chiaro, quindi, che alla base di uno stress o di un conflitto sta una Falsa Percezione della realtà.
Ora vorrei spiegare un po’ meglio il meccanismo dello stress.
In una qualsiasi situazione, la mente e il corpo hanno prima di tutto la tendenza a percepire la situazione, poi a valutarla in termini di sopravvivenza. A quel punto sappiamo come adattarci e reagire. In un certo senso, è un processo automatico. Quando, per esempio, un insetto ci punge, i sensi lo percepiscono e automaticamente agitiamo la mano per colpire l’insetto. Non c’è conflitto, non c’è dualismo. C’è l’azione che si compie in quel momento. La situazione è percepita e la risposta è concretizzata in modo adeguato e proporzionato. La mente e il corpo lo percepiscono e reagiscono direttamente alla realtà così come essa è. Il fatto o la situazione passano senza lasciar alcuna traccia o conseguenza. Dal punto di vista dell’adattabilità, questa è una reazione sana, libera di avvenire nel momento in cui la mente e il corpo sanno ciò che fanno e come farlo.
Tornando all’esempio della casa che va a fuoco, è una situazione in cui si possono provare ansia e paura, ma sono emozioni proporzionate al fatto ed evocano risposte specifiche e appropriate. Scompaiono quando la situazione torna normale. Il caso è diverso, però, se una persona agisce seguendo la propria Falsa Percezione. Allora non è capace di vedere la realtà e tende, invece, a vedere la situazione a modo suo, colorando o sfumando tutto attraverso il filtro della propria Falsa Percezione. La sua reazione diventa inappropriata o sproporzionata alla situazione che gli si presenta. C’è qualcosa che gli ritorna in mente: ricordi del passato, cose che sono successe tempo prima, numerose situazioni, ciascuna delle quali aveva gli stessi colori e le stesse sfumature di quella attuale. Inoltre, la situazione di adesso conferma e riafferma la sua falsa percezione e gli rimane ancor più profondamente impressa nella memoria per il futuro. Questo ‘modo di percepire falsamente la realtà’ fa sì che una parte di lui sia incapace di vivere nel momento attuale, nella realtà attuale, e tuttavia un’altra parte di lui è incapace di negare quella realtà, ‘quello che è veramente’. Il dualismo fra ‘quello che è’ e ‘quello che viene percepito’ gli provoca un profondo conflitto. Ne risulta lo stress. Alla base di uno stress ci sono quindi una percezione e una reazione inappropriate, e non la situazione vera e propria.
Se fossimo capaci di vivere al momento, percepiremmo la situazione com’è. Non ci sarebbe conflitto e la situazione potrebbe essere affrontata e gestita quasi automaticamente (come si fa scacciando una zanzara!). La situazione allora resterebbe una situazione e non costituirebbe un problema. Una situazione sembra diventare problematica solo quando è associata al passato e quando conferma una Falsa Percezione della realtà, fissandola ancora di più nella memoria. Comincia così il processo in cui ogni situazione diventa un problema, connessa com’è ad un problema di tutta la vita, diventa una percezione della realtà fissa e falsa che domina tutta la vita di un individuo. Una volta insediata una Falsa Percezione, qualsiasi sia la situazione, sarà sempre vista alla luce di questa Falsa Percezione e la reazione corrispondente sarà sempre inappropriata.
Ciascuno di noi ha la propria Falsa Percezione, che ha un’influenza globale sulla nostra vita, sul nostro modo di lavorare, sulle nostre relazioni interpersonali, ecc. I nostri stati emotivi, paure, odi e persino gioie sono fondati molto su questa Falsa Percezione. Essa si esprime anche nei nostri sogni, incubi e fantasie. È interessante notare che le False Percezioni sembrano condivise da tutto il genere umano. Lo possiamo osservare esaminando la storia: le False Percezioni non sono specifiche di individui, ma di tutti gli esseri umani. Sono universali. Superano i confini dello spazio e del tempo e se ne possono osservare le espressioni in, sempre attraenti e senza tempo, mitologia, fiabe, letteratura, arte, film e tutte le altre forme di immaginazione umana.
E quindi vediamo tutto ciò che proviamo nella vita alla luce della nostra personale Falsa Percezione interiore, che entra in risonanza con certi avvenimenti, personaggi e periodi storici e persino mitologici. Ci identifichiamo anche con certi personaggi dei romanzi o dei film, il cui modo di comportarsi e di reagire rispecchiano in un certo modo la nostra storia. Così la Falsa Percezione ci fa andare oltre la nostra esperienza personale e ci collega ad altri individui attraverso la storia umana.
Mi spiegherò meglio con un esempio.
Un giovane potrebbe descrivermi la sua condizione dicendomi che non si trova bene nel suo posto di lavoro. Questa è la sua Sensazione. Quando gli si fanno altre domande e gli si chiede di descrivere più approfonditamente la sua infelicità, potrebbe dire che quando è al lavoro si sente prigioniero e torturato. Quando poi gli si chiede di descrivere le parole ‘prigioniero e torturato’, le diverse immagini che possono venirgli in mente sono quelle degli schiavi africani portati in America o i campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale o il modo in cui i romani trattavano i prigionieri. Queste immagini di persone fatte prigioniere e torturate provengono da periodi storici diversi, eppure fanno tutte parte dell’esperienza umana (e quindi della coscienza) da tempo immemorabile. Se riusciamo a capire questo, capiamo anche che l’esperienza non è limitata all’individuo, ma è veramente universale. Tutta l’umanità fa la stessa esperienza. Anche se l’individuo sta descrivendo un Livello profondo di sé che è personale e privato, il tumulto che descrive è comune a tutti e si ritrova nella coscienza umana. Così, nel raggiungere un Livello che è intensamente personale e individuale, si scopre anche, contemporaneamente, che è collegato a tutta l’umanità. È sia personale sia universale.
La Falsa Percezione, pertanto, non ha limiti spazio-temporali. Si manifesta ripetutamente in periodi storici diversi attraverso persone diverse della storia dell’uomo. Dall’inizio della civilizzazione umana la situazione continua a ripetersi in varie forme: possono variare le espressioni, ma il modello che si manifesta è sempre lo stesso. Per esempio, ogni era, nella storia di ciascun Paese, è stata testimone di esempi di individui che avevano bisogno di combattere per il potere. Un tratto comune a loro, e a molti altri come loro, è la dimostrazione del potere, l’uso della prigionia, della tortura e la regola di incutere paura che si può osservare, nel tempo, in tutte le nazioni e in tutte le culture. Questo spiega perché la mitologia conserva un significato per noi, nonostante il passaggio dei secoli. Anche nelle commedie di Shakespeare si può vedere come si trasmettono le diverse False Percezioni umane, attraverso personaggi e situazioni costruiti con tale raffinatezza che continuano ad essere valide oggi come lo erano al tempo in cui furono scritte. Le False Percezioni umane trascendono qualsiasi barriera di tempo, luogo, lingua, nazionalità e cultura.
Spesso si è tentato di trovare l’origine delle False Percezioni. Alcuni le attribuiscono a fatti e traumi accaduti nell’infanzia, altri le inseguono in vite precedenti. La ricerca di questi modelli ricorrenti e ripetitivi di percezioni e comportamenti è comprensibile. Però, così facendo, seguiamo un percorso lineare, che dipende dal concetto di causa ed effetto: è successo questo perché è successo quest’altro, ma allora, che cosa ha provocato la prima situazione, e così via? A volte la nostra insistente domanda: ‘Perché?’ porta con sé risposte che non sono altro che intuizioni brillanti. Più spesso ci porta solo teorie, dato che non possiamo mai avere la sicurezza. Possiamo solo fare delle supposizioni.
Secondo me, una domanda molto più proficua di ‘Perché?’ è ‘Cosa?’. La verità è ‘ciò che è’ nel momento attuale. Viviamo nel momento attuale e la realtà del presente è l’unica verità che possiamo conoscere, è tutto ciò a cui possiamo accedere. Dato che la realtà del presente è il modo che non riusciamo, fondamentalmente, a conoscere, il ‘Cos’è’ è più che abbastanza per cercare di avere una percezione chiara.
Vi sono forme di psicoterapia che mirano a rendere l’individuo conscio delle proprie False Percezioni o a mostrargli i modelli di percezione e comportamento che ha sviluppato. Il pericolo di queste terapie, però, è che si tratta di un concetto che può essere compreso solo intellettualmente, non con l’esperienza. Una comprensione intellettuale dà un senso di conforto transitorio, ma non è efficace nel corso del tempo. Il motivo è fondamentale: una Falsa Percezione non è qualcosa di intellettuale, non nasce da un processo di meditazione, né ha origine da Emozioni, come paura, ansia, odio o gioia. Una Falsa Percezione nasce ad un Livello molto più profondo. Le Emozioni sono, in realtà, le espressioni della Falsa Percezione e non la loro fonte.
Effettivamente, se andiamo sempre più a fondo, riusciamo a comprendere che la Falsa Percezione non è segregata o limitata alla mente, né nasce da lì. Essa, in sé, fa parte di un’esperienza molto più profonda – una sensazione allargata a mente e corpo – un Livello molto più intimo, che la fa ‘sentire fin dentro le ossa’, per così dire.
Per esempio, se abbiamo la falsa percezione che un leone ci stia per afferrare, non è che lo proviamo solo emotivamente o intellettualmente. Il semplice immaginare un’esperienza del genere porta con sé la sensazione dell’attacco imminente, sensazione che risuona nel nucleo profondo del nostro essere. Tutto il nostro comportamento, atteggiamento, nervi e ghiandole endocrine sono colpiti da questa sensazione.
Sono arrivato a capire, quindi, che l’esperienza della falsa percezione è in realtà l’espressione di una sensazione ancora più profonda, che sta alla base. È una sensazione unica, diversa da persona a persona, e provata sia a livello psichico che fisico. È un’esperienza molto più profonda dell’esperienza psichica ed è anche più profonda di qualsiasi esperienza umana, perché non è limitata alla mente. È un’esperienza che l’uomo condivide con gli animali, le piante e i minerali, cioè con le cose che compongono la terra. Per esempio, quando un essere umano prova una sensazione di essere assalito da un leone, la sua esperienza non si limita a quella umana, ma è comune a quella di molti altri animali. Altre sensazioni sono ancora più elementari (per esempio la gravità, la pressione, la contrazione, l’espansione) e condivise con tutte le cose della terra, compresi i minerali. La sensazione non è solo mentale, emotiva o psicologica. È, in realtà qualcosa di più fisico, cioè istintivo e basico.
Questo modello o Sensazioni, dal quale sorgono le False Percezioni, sembra quasi essere la voce dell’anima di qualcosa dentro di noi. Tiene in pugno una parte della nostra vita e colora la nostra esperienza. Suona come una nota stonata. Si potrebbe fare un’analogia con due voci che cantano due melodie diverse, contemporaneamente, dentro di noi. Una delle melodie è umana e sta nel posto giusto. L’altra, anche se bellissima, è semplicemente fuori luogo. E queste due voci cantano insieme: che cacofonia! Si potrebbe parlare di ‘conflitto’ o ‘stress’, usando il linguaggio di tutti i giorni. Se vogliamo cercare di rimuovere o sradicare lo stress, dobbiamo andare fin nel profondo della nostra coscienza.
Ho cominciato a capire che tutto quello che consideriamo malattia, la totalità di segni e sintomi, mentali e fisici, generali, particolari ... tutto proviene da un disturbo di base. Ed è un disturbo che non è né mentale né fisico, ma sta ad un Livello più profondo, in cui la persona parla un linguaggio che è sia mentale sia fisico. Il corpo e la mente possono allora essere visti come espressione di quel Livello (Sensazioni) e il loro linguaggio non è veramente nemmeno il linguaggio di un essere umano. Ha un’origine diversa dall’essere umano: proviene da una pianta, un minerale, un animale. Se ci mettiamo ad ascoltare quel linguaggio con sempre maggiore profondità e chiarezza, se ci concentriamo su quelle parole e quei gesti che non sono umani, e quindi sono molto particolari (quello a cui ci riferiamo, in gergo omeopatico, è tutto ciò che è strano, peculiare, raro e particolare), allora cominciamo ad ascoltare un altro linguaggio, che è diverso dall’umano. E se ci concentriamo su di esso, possiamo sentire da dove viene e riusciamo a capire chiaramente se la persona parla un linguaggio minerale o animale o vegetale. Il passo successivo è distinguere ulteriormente fra un mammifero, o un ragno o un serpente, oppure una pianta della famiglia delle Anacardiaceae o delle Euphorbiaceae, ecc.
Ciò che non è umano in un essere umano e che è la base dello stress, è ciò che considero malattia. La malattia è il canto non umano che ci sta dentro, è la melodia di un’altra sostanza della Natura. È un canto perfetto così com’è, ma, se sta dentro l’essere umano, è al posto sbagliato. Non dovrebbe essere lì. Solo il nostro canto interiore, il canto umano, è al posto giusto e dovrebbe essere il solo a risuonarci dentro. Il canto non umano va smorzato finché, alla fine, non svanisce e cessa del tutto e rimane solo la melodia umana. Questo è ciò che dovrebbe fare il rimedio. In base al principio di similitudine, in Omeopatia va scelto un rimedio preparato con la sostanza il cui canto è simile a quello non umano che risuona nel paziente. Se dato al momento giusto, il rimedio ha l’effetto di attenuare il canto non umano, in modo che cessi la cacofonia, o conflitto, o stress, e si senta cantare distintamente una sola melodia, quella umana. Se ciò avviene ad un Livello più profondo, la discrepanza fra percezione della realtà e realtà oggettiva cessa anch’essa e l’individuo risponde adeguatamente alla situazione, come abbiamo visto nel caso di scacciare la zanzara o di spegnere un fuoco in una casa o di fuggire da una bestia feroce.
Alla luce dei concetti espressi si potrebbe dire che ognuno di noi vive due vite nello stesso tempo. La prima è la nostra vita da essere umano appartenente ad una famiglia, ben intessuta nella società. L’uomo, per natura, è un ‘animale sociale’ e la sua esistenza dipende dall’interazione con la società. Nello stesso tempo, fa parte della natura insita in lui avere un ‘ruolo’ ben definito all’interno della sua cerchia. Rivestendo questo ruolo, egli coltiva il proprio ‘ego’ e la propria ‘identità’. Appena soddisfatti i bisogni del proprio ego, egli cerca una crescita spirituale. Questa è la cosa fondamentale che contraddistingue l’uomo dagli altri animali. E ce l’ha in una maniera innata, come un carattere particolare insito in lui. È il canto dell’essere umano, che comprende:
- Rivestire il proprio ruolo.
- Essere educato nella propria famiglia.
- Dare il proprio contributo alla società.
- Lottare per cause sociali.
- Sviluppare il proprio ego e progredire spiritualmente, allo scopo essenziale e prevalentemente personale di migliorare se stesso.
Come essere umano, questo è l’unico canto che gli dovrebbe risuonare dentro: canzone, melodia ed essenza che gli sono propri.
All’interno della comunità è interessante vedere come tutti noi umani abbiamo qualità e aspetti simili, paure e aspirazioni simili, pensieri e sentimenti simili. Eppure ci sono moltissime differenze individuali. Ciascuno di noi è molto diverso dagli altri. Un elemento importante della variabilità umana è che, nonostante gli aspetti comuni, ciascuno di noi ha qualcosa che lo rende un individuo unico. È quel qualcosa – una piccola parte di noi che non è specificamente umana – che ci differenzia gli uni dagli altri e ci caratterizza. È possibile anche che in diversi individui ci siano proporzioni diverse di alcune qualità. Per esempio, una persona può avere più aggressività, un’altra può preferire il colore nero, un’altra ancora può essere molto golosa, ecc. Le variazioni individuali non sono però fenomeni isolati o casuali. Quando confrontiamo tutti questi aspetti ‘fuori norma’ della percezione e delle reazioni di un dato soggetto, ci accorgiamo che rientrano in un modello che è reale per quel particolare individuo e riflette un altro fenomeno, un’entità che sembra manifestare un’energia del tutto diversa da quella della vita umana vissuta nella società suddetta. Il dualismo che ne risulta è tale che, da una parte ciascun individuo ha una propria vita come essere umano, dall’altra c’è anche una storia completamente diversa, tutto un altro mondo dentro di lui.
L’altro mondo, l’anima dell’altra sostanza dentro di noi, il modello energetico che conferisce individualità a ciascuno di noi, ha il suo posto nella Natura e non in noi, ma noi abbiamo preso in prestito questo modello energetico, in modo da riuscire a far fronte alla nostra percezione della realtà: è la nostra strategia di sopravvivenza, basata sulla falsa percezione che abbiamo. Quindi, il modello energetico che usiamo non ci è innato, ma è caratteristico della ‘sorgente’ naturale dalla quale l’abbiamo preso in prestito.
Sembra quasi che lo spirito della sorgente originale abbia preso possesso di una parte di un individuo, conferendogli caratteristiche individuali. Anche se è una parte piccola rispetto al complesso dell’essere umano, diversifica questo essere umano dagli altri esseri umani. È molto prominente, come una persona che porti uno strano cappello. Quel cappello si nota anche se è solo una piccola parte della persona, ma una parte (che è un riflesso della propria sorgente naturale) con una propria energia, una propria melodia, un proprio canto che echeggia continuamente all’interno dell’essere umano.
Spesso è il canto umano normale che si diffonde all’esterno nella vita di tutti i giorni. L’altro canto, allora, rimane dietro, ma è comprensibile attraverso le caratteristiche parole e metafore che usiamo più comunemente. Si rivela anche nelle sensazioni che proviamo ed esprimiamo in varie situazioni, insieme alle espressioni gestuali che indicano le nostre sensazioni interiori, sia mentali sia fisiche.
Succede a volte che delle persone cerchino di fare di questo canto il leitmotiv della loro vita, scegliendo un lavoro o una situazione o un compagno tali che il canto possa risuonare liberamente. Una persona il cui canto è aggressivo, sceglie, ad esempio, una professione in cui c’è bisogno di quel tipo di aggressività.
Può anche lasciare esprimere entrambi i canti nella sua vita di tutti i giorni e allora ci sarà un certo grado di armonia nella sua vita, ma la maggior parte di noi non è capace di vivere quotidianamente con più di una piccola percentuale dell’altro canto. Allora, in queste circostanze, l’essere umano esprime ‘l’altro canto’ nei suoi passatempi, hobby, interessi e soprattutto nei sogni.
Il conflitto, seguito da tumulto e disarmonia, incomincia quando l’altro canto non ha sfogo per esprimersi. Diventa talmente intenso che non è umanamente possibile esternarne gran parte come sarebbe da fare. Allora, la parte che non riesce ad esprimersi precipita e cristallizza sotto forma di patologia fisica e mentale. Poiché la patologia è una manifestazione dell’altro canto, ne ha lo stesso modello energetico, la stessa Sensazione e la stessa melodia. Possiamo dire che l’altro canto, la melodia non umana espressa dall’essere umano, può essere ascoltata meglio attraverso il linguaggio della malattia. Il linguaggio della malattia in una persona può essere capito dal modo in cui la persona descrive i propri disturbi, dalla sensazione esatta che gli danno i dolori o gli altri problemi che ha. Si può osservare anche dalla percezione che ha della situazione in cui si trova, dalle parole che usa per descriverla e dall’effetto che ha la situazione su di lui, insieme alla sua reazione.
Vorrei chiarirvi questo concetto con un esempio.
Una dirigente di azienda venne da me perché soffriva di un forte dolore durante il ciclo mestruale. Quando le chiesi di descrivermi il dolore, mi disse che era come un contraccolpo: “È come quando si tira una cosa flessibile e torna indietro, come quando si ha un contraccolpo”.
È una descrizione non comune del dolore e quindi, probabilmente, esprimeva il suo canto interiore. Esaminando più a fondo la sua vita, disse di essere molto sensibile all’essere spinta e sballottata in posti affollati.
Nella gestione dei suoi doveri e delle attività quotidiane, doveva andare in posti affollati. Pensava che la gente fosse incivile, perché tutti spingono e tirano, si fanno largo a gomitate per avere più spazio. Il suo impulso, istintivamente, era di dare spintoni e gomitate, ma non lo faceva, perché pensava di essere una persona civile e come tale non aveva bisogno di reagire in quel modo.
Quindi, il suo canto aveva l’energia per dare gomitate e spinte, un’aggressività studiata come meccanismo di sopravvivenza in una situazione in cui si doveva combattere per trovare il proprio spazio in mezzo ad una folla.
Si nota che il linguaggio è lo stesso che viene espresso nel suo disturbo fisico, nella sua patologia. Lo spingere ed essere spinti di ritorno (contraccolpo) è un tipico comportamento delle capre all’interno del loro gruppo. La capra ha bisogno di stare accanto al caprone, ma nello stesso tempo deve trovare un proprio spazio e lo fa urtando e spingendo. Questo tirare e spingere è essenziale per la sua sopravvivenza.
La signora in questione si sentiva nella stessa situazione, che le provocava un proprio ‘canto interiore’ (non umano), ma ella non lasciava che questo canto si esprimesse nella vita di tutti i giorni e siccome non viene fuori, rimane chiuso in lei e ha bisogno di uno sfogo per esprimersi.
Il canto trovava la sua espressione nel corpo sotto forma di mestruazioni dolorose. Si manifestava nel modo in cui descriveva se stessa, i vari aspetti della sua vita, tutte le sue sensazioni, e nei gesti che faceva con le mani per descriverle. Il comportamento e il linguaggio corporeo che la caratterizzavano, le parole che usava più di frequente, gli esempi che dava al di fuori del contesto, il fenomeno inteso come totalità ... tutto agiva come note fondamentali del canto che aveva dentro.
Quindi, questo fenomeno del regno animale, specifico della famiglia delle capre, sembra che si sia incuneato in lei o, per dirla più appropriatamente, che lei abbia preso un po’ dell’energia della famiglia delle capre. Il loro spirito si combina in qualche modo col suo e l’aiuta a sopravvivere nella situazione in cui lei (inconsciamente) percepisce di essere. È questa la melodia del suo ‘canto diverso’, tutto suo, ma nello stesso tempo fuori dalla sua sede naturale.
Un altro caso che mi viene in mente è quello di una giovane di 25 anni il cui disturbo principale era una peristalsi irregolare. Aveva alternativamente stitichezza e diarrea. Se le si domandava che influenza aveva il disturbo su di lei, rispondeva che la stitichezza la faceva apparire grassa. E apparire grassa voleva dire che non si poteva mettere dei bei vestiti e che si sentiva meno attraente. Quando le si domandava poi cos’era questa sensazione di apparire meno attraente, lei spiegava che non le piaceva stare vicina ad una persona grassa, perché ‘si rifletteva su di lei’. La gente avrebbe detto: “Chi si somiglia si piglia”. E così, anche in ufficio non frequentava le persone che definiva ‘emarginate’. Per lei un emarginato era uno un po’ tonto e non attraente. Essere vista con loro ‘si rifletteva’ su di lei. Se veniva trovata insieme a loro, significava che era come loro. Siccome la frase ‘si riflette su di me’ era ripetuta molte volte, cercai di capirla dal suo punto di vista. Lei mi disse che ‘si riflette’ era un verbo usato comunemente dagli esseri umani per indicare qualcosa che dà un’immagine riflessa, come uno specchio, che riflette ciò che è dentro e fuori di esso.
Mi spiegò poi che nella vita reale si era fatta delle immagini preconcette di come doveva essere la sua vita e il suo aspetto. Tutto doveva essere come voleva lei, solo così ci si poteva concentrare. Le chiesi cosa intendeva dire con la parola ‘concentrarsi’.
“Concentrato è il contrario di confuso”, mi disse, e continuò: “Confusione è quando ci si tolgono gli occhiali e non si vede più niente. Concentrazione è quando si rimettono e tutto sembra tornare a posto”. Quando le chiesi se aveva avuto delle situazioni stressanti nella vita, mi raccontò la storia di una relazione che non aveva funzionato. L’aveva colpita profondamente perché ne era stata tanto coinvolta da dimenticare persino chi era. Tutto si era ridotto a ‘io ero quello che era lui’, ed era diventata lui.
Situazioni quotidiane che trovava particolarmente stressanti erano quelle di andare alle riunioni e fare delle presentazioni. Provava un forte senso di ansia ed era estremamente cosciente della propria immagine e del proprio modo di apparire. Pensava che la gente la osservasse e che ciò si riflettesse su di lei.
Il suo atteggiamento è un tipico comportamento ‘da specchio’. Questo genere di comportamento fa sì che si debba stare attenti in generale sia al proprio interno che al proprio esterno (rappresentazione di ansia), in modo che qualcosa (lo specchio) non si rompa. Inoltre, lo specchio riflette ciò che è dentro (con gli amici) al punto che la persona non mette niente di personale, ma è solo un riflesso di ciò che gli sta davanti (come è successo nella sua relazione).
È importante sapere che questo altro canto concorrente esiste veramente ed è sorprendente vedere come lo si possa riconoscere parola per parola, nota per nota, melodia per melodia. È incredibile vedere come ci sforziamo di armonizzare e vivere la nostra vita esteriore adeguandoci a questa melodia interna. Ciò nonostante, quando questo non è possibile, viviamo due vite: una fuori e una dentro di noi. Ciò crea una dicotomia e una disarmonia che è alla radice dello stress.
Quando approfondiamo il caso e sentiamo la voce stessa del rimedio, siamo più fiduciosi nella scelta e i risultati sono meno contraddittori.
Il disturbo principale è il modo migliore e più diretto di accedere al canto non umano o alla Sensazione di un paziente. Riconoscere l’importanza del disturbo principale è stato per me un grosso passo avanti: mi ha salvato dal perdermi nelle Emozioni, situazioni e storia del paziente. Si può usare il disturbo principale per arrivare direttamente alla Sensazione centrale della malattia del paziente. Il disturbo principale può portare direttamente alla melodia non umana del paziente. Nonostante sia una via diretta, non è delle più semplici e a volte può anche non essere possibile. Ci sono molti casi in cui il disturbo principale non porta da alcuna parte e allora bisogna girare intorno al problema. In questo modo ci si può imbattere nelle Emozioni e nella Falsa Percezione, prima di raggiungere, alla fine, la Sensazione.
In fondo alla Sensazione, nel regno che probabilmente corrisponde a quello della Forza Vitale, c’è un disturbo dell’energia. Ciò che proviamo nella mente e nel corpo, ‘proprio fin dentro le ossa’ come Sensazione, viene provato a questo Livello come modello di Energia disturbato o anomalo, che va in risonanza con l’Energia della sorgente. Si può apprezzare il modello energetico del paziente soprattutto attraverso i gesti delle mani. Ho scoperto che essi sono molto indicativi della sincerità del paziente. A volte le parole mettono fuori strada, specialmente quando il paziente cerca di essere ‘razionale’, mentre i gesti delle mani di solito sono spontanei e, specie se sono ripetitivi, non possono mai indurre in errore. Non avendo alcuna logica o razionalità, sono sintomi assolutamente peculiari che esprimono in modo vivido l’energia originaria. Si vedrà il paziente usare i gesti delle mani in situazioni diverse, in contesti diversi e attraverso vari Livelli: Fisico, Emotivo, di Falsa Percezione e di Sensazione.
Questo libro descrive dettagliatamente tali concetti, il processo della presa del caso e le tecniche impiegate, illustrate da numerosi casi clinici. A volte ci sono ripetizioni, ma le ho fatte intenzionalmente per rendere ancora più chiari i concetti in modo diverso. Ho cercato anche di rispondere a tutti i possibili problemi e dubbi che potrebbero sorgere nell’applicare questo metodo, dato che ormai lo stiamo usando da più di tre anni. Ho incluso anche dei commenti di alcuni Colleghi che hanno lavorato seguendo questo metodo. Sono commenti molto utili per me e per tutti gli omeopati.
E ora, andiamo insieme a goderci le nostre scoperte.

 

Dr. Rajan Sankaran


La Sensazione in Omeopatia  Rajan Sankaran   Salus Infirmorum
 
La Sensazione in Omeopatia

Rajan Sankaran



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Nel par. 11 dell’Organon dell’arte del guarire, Hahnemann ha scritto:
“Quando l’uomo si ammala, all’inizio è perturbata soltanto questa forza vitale (principio vitale) – indipendente e presente ovunque nell’organismo e immateriale – dall’azione, nemica alla vita e dinamica, di qualche agente patogeno. Unicamente il principio vitale perturbato ad uno stato anormale può determinare nell’organismo sensazioni spiacevoli e conseguenti funzioni irregolari, ossia produrre quello che noi chiamiamo malattia. Infatti, questa potenza, di per sé invisibile e riconoscibile solo nelle sue manifestazioni, nell’organismo mette in evidenza la sua perturbazione morbosa sotto forma di malattia nei sentimenti e attività – unica parte dell’organismo aperta ai sensi dell’osservatore e del medico – rilevabile dai sintomi del male e da null’altro”.

Secondo la definizione di Hahnemann, la malattia è qualcosa che va oltre ogni processo e ogni sensazione e che va anche molto oltre i sintomi. È uno squilibrio dinamico della forza vitale dinamica. Mentre i processi vitali, le sensazioni e i sintomi sono espressioni della malattia, la malattia stessa sembra essere nient’altro che la forza vitale che dà la vita, sebbene squilibrata, che possiede essa stessa e fornisce a tutte le cellule e a tutti gli atomi dell’organismo, l’impulso a proseguire la propria vita e le proprie funzioni in un modo molto particolare: alterato. La malattia è energia pura, tumulto fin nel punto più profondo dell’organismo. E sia che si tratti di un’unghia incarnita, sia di un processo maligno devastante, sia di una crisi di panico, è sempre presente il tumulto, l’energia sovvertita. L’essenza della malattia sta là, in tutto ciò che il paziente prova, in ogni singolo sintomo, e la totalità dei sintomi rappresenta il complesso della malattia.
La forza vitale (e quindi la malattia) permea tutte le cellule del corpo e quindi i sintomi non possono essere fenomeni separati da ammucchiare semplicemente, e il rimedio va scelto in base a questo complesso.
Avendo percorso questo cammino nei primi anni della mia pratica di medico omeopata, posso testimoniarne i limiti. Pochi sintomi straordinari o note dominanti possono, in certi casi, indicare il simillimum, ma questo metodo non funziona in ogni singolo caso. La nostra Materia Medica si amplia in continuazione man mano che vengono aggiunti altri rimedi a ciascuna rubrica ma, spesso, alla fine di una repertorizzazione matematica non emerge alcun rimedio unico. Per avere dei risultati coerenti dobbiamo, come consiglia Hahnemann nel par. 3 dell’Organon:
“ ... percepire con chiarezza cosa dev’essere curato nelle malattie, cioè, in ogni singolo caso di malattia ... ”.
Fin qui, i miei ventitré anni di pratica come omeopata sono stati un viaggio affascinante, che mi ha aperto gli occhi su molte cose e mi ha insegnato moltissimo. Ogni passo avanti sembra portarci più vicini alla meta da raggiungere, eppure la strada ancora da percorrere offre sempre la possibilità di altre scoperte, altre cose da imparare, altre rivelazioni.
Come ho detto prima, ho cominciato a esercitare con la repertorizzazione meccanica e siccome non avevo grandi risultati, ho studiato i casi che erano stati curati con successo per capire quali sintomi scegliere e quali eliminare. La mia ricerca mi ha portato a identificare il Disturbo Centrale e da lì a capire l’importanza dello stato mentale e poi a rendermi conto che lo stato mentale origina dalla Falsa Percezione.
Per molti anni ho utilizzato la teoria della Falsa Percezione, in alcuni casi con molto successo, in altri, invece, senza risultati di rilievo. Poi, alcuni anni dopo, il lavoro sul Regno Vegetale mi ha fatto fare un importante passo avanti. Una Sensazione comune ad un livello oltre quelli mentale e fisico non solo era vera per i rimedi vegetali, ma per tutte le malattie. Mi sono reso conto in quel momento che in qualche modo avevo raggiunto un Livello più profondo ancora di quello della Falsa Percezione. Lavorando su un nuovo sistema di presa del caso, mi sono accorto che questo fattore comune, o Sensazione Vitale, era sempre presente nel disturbo principale, tanto quanto si rifletteva nello stato mentale, nei sogni, hobby, interessi, ecc. Ho osservato anche che questa Sensazione Vitale si esprimeva attraverso i gesti delle mani e, stando attento a come gesticolano i miei pazienti, mi sono accorto che alcuni di essi esprimevano la Sensazione, altri, invece, la Falsa Percezione e altri ancora comunicavano semplicemente modelli o moti spontanei. Mi è sembrato che questi modelli potessero rappresentare l’Energia e l’energia era ancora più profonda della Sensazione.
Capisco ora che la Falsa Percezione era semplicemente uno dei vari Livelli della sequenza. Sono riuscito a identificare in tutto sette Livelli che, partendo da quello più superficiale, fino al più profondo, sono:
1 -     Nome.
2 -     Fatto.
3 -     Emozione.
4 -     Falsa percezione.
5 -     Sensazione Vitale.
6 -     Energia o Livello universale.
7 -     Livello del sonno o coma o incoscienza o morte.

Questa comprensione mi è stata utile per dare alle cose la giusta prospettiva e ho osservato i vari livelli a cui l’Omeopatia è stata praticata o viene praticata tuttora. Ho capito che si può cercare il simillimum a livello della patologia, o a quello dei sintomi locali, o a livello dei sintomi mentali, o a quello della Falsa Percezione e dei sogni, o della Sensazione e ora a quello dell’Energia.
Recentemente, l’amico Dr. Juergen Becker, invitandomi a tenere una conferenza a Friburgo, mi ha riferito che alcuni omeopati ortodossi dicevano che Sankaran raccontava cose senza senso. La mia risposta: “Spero proprio di sì”, l’ha preso alla sprovvista.
Credo fermamente, infatti, che la verità sia una cosa senza senso. Secondo me, la verità è ‘ciò che è’. Sfida qualsiasi ragionamento intellettuale o logico, non è ‘ciò che dovrebbe essere’. E non segue neanche il percorso lineare di causa/effetto. La verità, il nucleo profondo della verità, non ha assolutamente alcun senso.
La storia è piena di racconti sulle miserie della guerra e, logicamente, non ci dovrebbero mai essere guerre. Eppure continuano a succedere.
I fumatori, secondo la logica, non dovrebbero fumare, perché sono stati avvisati di continuo dei pericoli del fumo, eppure la logica sembra debole di fronte al loro impulso interiore, che è la loro realtà, la loro verità individuale.
Ha molto più senso amare che odiare, eppure l’odio esiste, eccome.
Guerra, fumo, odio: niente di tutto ciò è ‘giusto’, eppure ‘esiste’.
Secondo la logica, tutti gli uomini dovrebbero vivere insieme in pace, mangiare in modo sano e fare dell’attività fisica quotidiana, dovrebbero provare amore, ... ma la verità, quella che ‘è’ è ben lontana da quella che ‘dovrebbe essere’. La nascita, la morte e la malattia non seguono alcuna logica, sono cose senza senso. Il comportamento degli esseri umani, delle cose della Natura, animali, vegetali, minerali, il tempo ... sono semplicemente ciò che sono. Si può sistematizzarli, ma non seguono alcun ragionamento logico o intellettuale.
Sono arrivato a capire che la logica, il ragionamento, l’intelligenza, il pensiero lineare, in Omeopatia, sono cose irrilevanti. Aiutano a fare la diagnosi e, fino ad un certo punto della storia del paziente, sembrano avere un senso. Ma, appena superata la ‘realtà esterna’ del paziente ed essere entrati nella profondità e nella reale individualità del nucleo, scompare qualsiasi senso e ciò che emerge è uno schema individuale: sensazioni strane, sintomi peculiari, una percezione del mondo che lo circonda del tutto assurda. Emergono cose che sfidano qualsiasi possibile logica, che non hanno assolutamente un senso, né per il medico né per lo stesso paziente.
L’Omeopatia tratta esclusivamente ‘ciò che è’, non è lo studio di ‘perché è’ o ‘cosa dovrebbe essere’.
Il Livello di Energia del paziente è, a mio parere, il Livello più profondo a cui possiamo accedere. È il Livello della stessa forza vitale. Quando, in un caso clinico, arriviamo a questo Livello, troviamo degli schemi che non hanno assolutamente senso. L’esperienza di Energia si cristallizza a livello del sistema nervoso come Sensazione sperimentata in generale. L’Energia e la Sensazione che stanno al centro dell’organismo si possono ritrovare sotto qualsiasi Falsa Percezione e sogno del paziente, qualsiasi sua Emozione o esperienza fisica. Questo è il mondo interiore del paziente, il mondo che ‘non ha senso’, la sua verità interiore, il suo turbamento vitale. Questo mondo viene tenuto nascosto molto bene da un’esteriorità di intelligenza, ragionamento, logica e spesso condizionamento sociale e culturale. È talmente segreto che, quando si scopre, lascia sorpresi allo stesso modo il medico e il paziente. Lo scopo della presa del caso è avere accesso a questo segreto e interiore turbamento del paziente e trovare un rimedio che vi si accordi.
Il punto migliore per incominciare la ricerca del turbamento vitale è il disturbo principale del paziente. Se si persevera nell’indagare il disturbo principale, spesso si riesce a delineare un percorso diretto attraverso i vari Livelli fino al più profondo modello di energia del paziente.
Per esempio, un paziente descrive il mal di schiena che ha come un razzo che scoppia verso l’alto andando contro la spinta di gravità e che viaggia a velocità altissima. In questo caso siamo a contatto con un modello di energia che non ha ragione di essere e, nonostante ciò, è proprio il punto centrale del caso clinico. Un’altra paziente, che aveva delle verruche, mi ha descritto una sensazione di piombare giù da un luogo molto alto e di artigli di acciaio che afferravano la preda. Anche questa paziente confessava che non aveva alcun senso per lei eppure il linguaggio più puro del suo turbamento interiore era quello. Nel nucleo centrale di ogni individuo c’è la più assoluta mancanza di senso logico ed è la sua verità interiore: questa è la malattia.
Sono arrivato a pensare che questa mancanza di senso logico interiore sia ‘specificamente non umana’. Se facciamo attenzione all’energia di un qualsiasi caso clinico, ci accorgeremo che il suo modello è simile a quello di una sorgente naturale vegetale/animale/minerale. Allora, è completamente fuori posto nell’essere umano. Il risultato è un grave turbamento della persona. È qualcosa che può essere paragonato a due canti o melodie che echeggiano contemporaneamente al nostro interno: una umana e l’altra non umana.
La maggior parte delle volte la melodia umana si fa sentire più forte e può essere ascoltata con più facilità. Dal punto di vista dell’Omeopatia ciò si traduce nelle comuni Emozioni, aspirazioni, percezioni, lotte di tutti gli esseri umani, ma ogni tanto, dal retroscena, compare il motivo di una melodia non umana. I ritmi musicali che rappresentano ciò che c’è di ‘non specificamente umano’ nell’uomo sono la fonte del suo turbamento interiore. Come omeopati dobbiamo addestrare i nostri orecchi all’ascolto di questa melodia non umana, più tenue ma distinta, e a capire il turbamento che sta dentro al paziente. Solo un rimedio preparato con la corrispondente sorgente vegetale/animale/minerale placa questo modello di energia disturbato. L’azione del rimedio omeopatico è di attenuare ulteriormente il canto non umano, in modo che emerga sempre più la melodia umana.
E qui penso di avere capito veramente lo spirito di Boenninghausen, che diceva che non esistevano assolutamente sintomi locali, ma solo generali. Il sintomo peculiare che si trova localmente, espresso con vivezza, con energia o con i gesti delle mani non è più locale. Si comprende che ciò che è espresso localmente, la Sensazione, sarà la Sensazione dominante di tutto il caso. Essa si rifletterà attraverso le Emozioni, le False Percezioni, i sogni, gli interessi e gli hobby, le relazioni, le paure. Quando si scava nel profondo di tutte queste cose, si arriva alla Sensazione vera e propria. C’è uno schema che è sempre lo stesso in tutta la storia di una persona, dall’infanzia ad ora, e ad un certo punto ci si rende conto di essere esattamente nel punto centrale, perché tutto converge là. Se si trova un rimedio a quel livello, le probabilità di avere successo sono molto, molto alte. È così che ora effettuo la presa del caso: seguendo solo il paziente dal disturbo principale al suo più profondo Livello, che è Sensazione ed Energia. E sembra funzionare proprio bene.
Il concetto dei Livelli mi ha aiutato enormemente nell’esercizio dell’Omeopatia e ha completamente rivoluzionato la mia tecnica di presa del caso. I risultati ottenuti, da me personalmente e dai miei Colleghi, sono stati fino ad ora molto incoraggianti. Ciò mi ha spinto a mettere nero su bianco i concetti e le tecniche a cui sono arrivato.
Vorrei sottolineare che questo libro è solo un tentativo di condividere le esperienze che ho fatto con i Colleghi medici. Sono idee ancora in evoluzione e tecniche che devono essere perfezionate. Come è successo con Uno sguardo ai rimedi omeopatici vegetali, penso di avere sufficienti risultati per convincermi che ci sia almeno un po’ di verità e molta energia potenziale nelle idee che esprimo. Finché abbiamo degli insuccessi, abbiamo bisogno di osservare più approfonditamente e ampiamente e di continuare a sviluppare i nostri concetti e le nostre tecniche. È un processo in evoluzione, a volte frustrante e a volte gratificante.

Il libro è composto di tre parti, ciascuna delle quali rappresenta un passo avanti importante nello sviluppo dei concetti e della tecnica attuali.
Le prime due parti spiegano i concetti fondamentali e i miei primi approcci. Vi sono stati integrati alcuni casi risolti con successo.
La terza parte contiene due sezioni, una che spiega i concetti e l’altra che tratta della loro applicazione nella pratica. Sono stati aggiunti altri casi recenti per rendere più comprensibile la tecnica attuale.
Alcuni dei Lettori potrebbero essere professionisti con una notevole esperienza, mentre altri potrebbero non averla; ci potrebbero essere molti omeopati che hanno molta più esperienza e anche molti più casi coronati da successo di me. Ma, attraverso i miei insegnamenti, ho visto anche omeopati di grande esperienza mostrare lo stesso zelo quando si tratta di imparare e di voler aiutare a stare meglio i pazienti. Spero che tutti coloro che lo leggeranno apprenderanno da questo libro qualcosa per se stessi e per i propri pazienti.
Non pretendo risultati al 100%. In realtà gli insuccessi sono tanti che risulta evidente quanto poco io sappia e ogni giorno che passa mi porta una maggiore consapevolezza che le cose che sappiamo sono così poche e quelle che non sappiamo sono tante che non sappiamo nemmeno quante ce ne sono che non sappiamo. Mi viene in mente un vecchio detto Tamil: “Ciò che si conosce è un mucchietto, ciò che non si conosce è il mondo intero!”, ma anche se la vastità dell’ignoto ci riempie di meraviglia, e anche di disperazione, c’è almeno una cosa che dà soddisfazione ed è che i risultati dei trattamenti omeopatici sono migliori ora rispetto a venticinque anni fa.
Negli ultimi dieci anni le mie idee e il mio approccio all’Omeopatia si sono molto approfonditi e rimedi che non avrei mai sognato di prescrivere tre anni fa, ora li prescrivo con facilità. Casi in cui non c’erano indizi, ora mi sembrano più facili da risolvere. Eppure sono consapevole che nello spazio di una vita non riusciamo nemmeno a cominciare a capire ciò che facciamo. C’è un aneddoto che mi piace ripetere spesso: Un giudice condanna un uomo a seicentosettantacinque anni di prigione e lui chiede: “Come pensa che riesca a scontarli tutti?”. Il giudice risponde: “Faccia del suo meglio”.
Ecco come la penso io: che dobbiamo fare del nostro meglio. Se nel corso del nostro lavoro riusciamo a divertirci e a godere di quello che facciamo e scopriamo di prendere i casi e di arrivare al cuore e all’anima dei nostri pazienti, se riusciamo a fare questo viaggio e attraverso di esso, forse, entrare a stretto contatto con certe parti di noi stessi, allora penso che stiamo facendo del nostro meglio.
Faccio affidamento sui Colleghi per mettere in pratica le mie idee e, se le trovano preziose, per parteciparne allo sviluppo, in modo da avere strumenti più numerosi e migliori per arrivare allo scopo che ci siamo dati, di “ ... restituire la salute alle persone malate, cioè di guarirle”.


La Sensazione in Omeopatia  Rajan Sankaran   Salus Infirmorum
 
La Sensazione in Omeopatia

Rajan Sankaran



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L’ultimo libro di Rajan Sankaran è il suo lavoro finora più evoluto e completo.
Come egli ci fa notare all’inizio, è la rappresentazione più esauriente delle sue idee, sia di quelle nuove che di quelle espresse nei primi lavori. Si avvicina sicuramente alla compiutezza, per quanto riguarda la formulazione di un metodo di presa del caso omeopatico, di analisi, prescrizione e gestione (follow-up), conoscenza dei rimedi e comprensione di quanto la pratica medica sia collegata ai principi fondamentali della Natura. In generale, Sankaran esprime, rispetto a tutto ciò e in maniera nuova, delle intuizioni più profonde che rappresentano un passo avanti significativo nel campo dell’Omeopatia. In collaborazione con i suoi Colleghi di Mumbai, ha sviluppato vari principi e ‘mappe’ per sistematizzare l’Omeopatia. Per quanto ne so, al momento attuale nessuno ha tentato qualcosa di questa portata in campo omeopatico. Il suo metodo si basa non solo sui fondamenti solidi della filosofia omeopatica, ma apre anche nuove frontiere alla conoscenza.
L’idea fondamentale è che un rimedio è curativo quando viene dato in base al livello più profondo di esperienza di un paziente, cioè in base alla sua Sensazione Vitale.
A quel livello è presente un’Energia che corrisponde a qualcosa di non umano, qualcosa di vegetale o minerale o animale. Sembra qualcosa che non ha un senso logico.
È come se nella stessa persona ci fossero “due canti”: quello della parte umana, che ci dovrebbe essere, e quello della parte non umana, che non ci dovrebbe essere. Il canto del rimedio si manifesta con il linguaggio del proprio Regno: sensibilità per le piante, struttura per i minerali e sopravvivenza per gli animali. E la sua espressione è precisa, come il canto di una sostanza.
In questo libro, il pluriennale lavoro di Sankaran raggiunge il culmine. Le osservazioni dei libri precedenti, che hanno portato alla classificazione in Regni e miasmi, vengono ricapitolate e approfondite. In Uno Sguardo ai Rimedi Omeopatici Vegetali (5° volume del 2002) introduce il modello dei Livelli di esperienza e come esso deve essere applicato per capire le informazioni che il paziente dà durante la presa del caso. In questo 6° volume, La Sensazione in Omeopatia, ci porta, attraverso i Livelli dell’esperienza e le mappe dei Regni e dei miasmi, fino alla sorgente stessa del rimedio. Con la sua sensibile e abile capacità di presa del caso, mostra come incoraggiare il paziente finché ci conduce là. I casi clinici sono stati selezionati con cura, in modo da fornire un assortimento adeguato. Ciò corrisponde semplicemente ad un sistema di pratica coerente, che può essere imparato e riprodotto.
Il punto centrale della tesi di Sankaran è il concetto di ‘Livelli’. Nel capitolo ‘Sguardo più approfonditi’ sviluppa questo concetto: il primo Livello è ‘il Nome’, il secondo è ‘il Fatto’, il terzo ‘l’Emozione’, il quarto ‘la Falsa Percezione’, il quinto ‘la Sensazione Vitale’, il sesto ‘l’Energia’.
Ogni Livello nasce dal precedente in maniera circolare piuttosto che lineare: dal Livello del ‘Nome’ (es. cefalea), al ‘Fatto’ (peggiora stando disteso), alla ‘Emozione’ (mi rende triste), alla ‘Falsa Percezione’ (è come se qualcuno mi cacciasse un chiodo in testa), alla ‘Sensazione Vitale’ (la testa mi scoppia), alla ‘Energia’ (se seguiamo questa progressione, la Fonte del rimedio potrebbe essere la famiglia delle Coniferae). Analogamente, si può andare nella direzione inversa: la ‘Energia’ dà origine alla ‘Sensazione Vitale’, che dà origine alla ‘Falsa Percezione’, che dà origine alla ‘Emozione’ e così via. Poi Sankaran si domanda cosa può essere il Livello seguente - il Settimo Livello - che non ha un nome. Si tratta del Livello da cui scaturisce l’Energia stessa. Nella discussione dice: “Avvertiamo il Settimo Livello esattamente nel momento del concepimento, quando qualcosa, una vita o una forma di Energia nasce dal niente, proprio come dal niente è nata la creazione. È quindi la base dell’Energia. Lo avvertiamo anche, come un vuoto, nel momento della morte” [pag. 216, ed. italiana]. Così Sankaran collega la nostra comprensione dell’Omeopatia all’ardente desiderio dell’umanità di capire l’origine stessa della vita all’interno dell’universo. Egli dà una base spirituale all’applicazione pratica di questa disciplina. Si può essere d’accordo con lui o no, ma questo importa poco, perché tutto può essere verificato ripetutamente fino al sesto Livello.
Mentre la prima metà del libro passa in rassegna e sviluppa i principi di base, la seconda metà ne tratta le applicazioni a partire dalla presa del caso, che ha qualcosa di speciale. Il suo scopo è, infatti, trovare la parte ‘non umana’, andare oltre la storia, le emozioni, la situazione e scoprire l’essenza di qualcosa che di solito è celato o nascosto nelle espressioni umane. Precedentemente, Sankaran andava a cercare la ‘Falsa Percezione’ del paziente. Ora invece dice di ‘andare a caccia del disturbo principale’, poiché l’espressione fisica della malattia è la vera e propria cristallizzazione del disturbo vitale generale. A partire da questo punto, il paziente si sposta dalla sensazione locale del disturbo alla Sensazione Vitale generale corrispondente che, se verificata a tutti i Livelli, completa il caso.
Le parole del paziente, al Livello della Sensazione Vitale, sono le parole della Fonte. Quando il paziente arriva a questo Livello, c’è qualcosa di strano e irrazionale e lui cercherà di tornare ai Livelli che gli sono più familiari: quello ‘umano’ e quello razionale. Ma è proprio questo il punto della presa del caso in cui, se si rassicura il paziente che va tutto bene e che è normale che parli ‘a vanvera’, egli ci porterà alla Fonte del rimedio. Ciò che non ha senso corrisponde a qualcosa di veramente strano e peculiare.
Se si sta attenti alle espressioni inconsce, come i gesti delle mani o i movimenti del corpo, si possono percepire ancora più cose su questa Energia. Ciò è vero soprattutto quando i gesti sono incongruenti con le parole usate. In un caso clinico, non è sempre facile arrivare a questo Livello. Il paziente non si sente a suo agio e spesso fa resistenza. Ma quando ci si arriva, si rivela l’essenza del rimedio.
La prova finale, per Sankaran, consiste nel discutere i follow-up e da essi stabilire il grado e la natura del miglioramento. Si tratta fondamentalmente di valutare se c’è stato un cambiamento al Livello della Sensazione Vitale. Il mutamento dovrebbe essere avvenuto a questo Livello e le condizioni generali dovrebbero essere meno gravi. In questo caso ci si aspetta un miglioramento della malattia. Se invece essa non è affatto migliorata, è probabile che al Livello della Sensazione Vitale non ci sia stato alcun mutamento.
L’ultima parte del libro comprende alcune discussioni su situazioni acute, come applicare il metodo di Sankaran ai bambini, altri punti di chiarimento e idee su come sviluppare ulteriormente il metodo.
Per chiunque non conosca i lavori precedenti di Sankaran o non abbia visto il suo metodo in azione partecipando ad un suo seminario, questo libro presenta molte sfide, specialmente per quanto riguarda il suo approccio alla presa del caso.
Per coloro che hanno seguito l’iter di Sankaran, il libro è una miniera di nuove idee.

I concetti e il metodo di Sankaran sono stati criticati di mancanza di rigore scientifico. Nelle prime pagine del libro egli afferma esplicitamente che le sue idee sono rigorosamente derivate dai fondamenti dell’Omeopatia, dalla conoscenza della Filosofia Omeopatica, della Materia Medica e del Repertorio. Chiunque studi con attenzione le sue teorie non può non riconoscere la validità di questa affermazione. Coloro, invece, che guardano superficialmente sono portati a fraintenderle e a presentarle in maniera errata.
Sankaran e i suoi Colleghi hanno fatto all’Omeopatia un dono prezioso. Grazie a loro il successo non dipende più solo dallo straordinario talento di una singola persona. Le idee sono coerenti e comprensibili e il metodo è riproducibile.
Ciò significa che è possibile ottenere risultati più costanti, aiutare i pazienti, fare progressi e “curare” nel vero senso della parola.

 

Dr.ssa Ilana Dannheisser
[cfr la rivista Homoeopathic Links]


La Sensazione in Omeopatia  Rajan Sankaran   Salus Infirmorum
 
La Sensazione in Omeopatia

Rajan Sankaran






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